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| Giovanni Rosadi Tra la perduta gente IntraText CT - Lettura del testo |
VIII.
Tra questi termini inversi a quelli tra cui aveva finora vissuto, il Wilde si ritrova a suo agio come nella sola condizione di quiete e di compenso che gli resta. Di uno dei primi era diventato l'ultimo degli uomini: per rifare la sua ascensione spirituale non poteva meglio appoggiarsi che alla dottrina per cui gli ultimi sono i primi. Il dolore e la sventura gli avevano tolto ogni lusinga della vita, la colpa e la follìa lo avevano inabissato nell'infamia; nessun altro sistema morale poteva consolarlo meglio di quello per cui la colpa, il dolore, la sventura e la follìa son cose sacre e mezzi di perfezione.
- Dalla bottega del falegname di Nazaret - scrive infatti dal profondo della prigione - uscì un uomo infinitamente più grande di tutte le figure dei miti e delle leggende. Per me è incomparabile, questo giovane di Galilea, che immagina portare sulle spalle tutto il peso del mondo intero, cioè tutto quello che era da farsi e da sopportarsi, le angosce di tutti coloro i cui nomi sono legioni e la cui dimora è tra le tombe, i poveri bambini costretti al lavoro anzi l'età, i ladri, i prigionieri, gli abbandonati, coloro che sono muti sotto un'impressione e il cui silenzio è udito soltanto da Dio. E non solamente egli lo ha immaginato ma lo ha realmente compiuto; sì che tutti coloro che vengono in contatto colla sua persona, anche se non riescono a curvarsi dinanzi al suo altare nè ad inginocchiarsi davanti al prete, si accorgono in qualche modo che la bruttura dei loro peccati svanisce, mentre si rivela la bellezza del loro dolore. La sua morale è tutta di simpatia, come dovrebbe essere la vera morale. Se egli non avesse detto che una sola frase "ti saranno rimessi i tuoi peccati perchè molto hai amato", per questa sola la morte sarebbe stato buon prezzo dell'opera. La sua giustizia è piena di poesia, come dovrebbe essere la vera giustizia. La sua guerra più veemente fu contro i Filistei, quella che ogni cristiano deve sostenere. Il filisteismo era la nota caratteristica del tempo e dei luoghi in cui visse. Gli ebrei di Gerusalemme, con la loro mente ottusa, con la loro grande cura delle materialità della vita e con la stima ridicola di sè stessi e della propria potenza, erano al tempo di Cristo la copia perfetta dei Filistei britannici de' nostri giorni. Cristo si fece beffe dei sepolcri imbiancati.
Ecco la rivelazione del movente occasionale del nuovo orientamento. Il filisteismo britannico, di cui il Wilde era vittima, non poteva essere meglio contradetto che su l'esempio di chi fu vittima e ribelle al filisteismo ebreo con piena secolare vittoria. La colpa condannata dalla giustizia convenzionale della giuria londinese non poteva trovare assoluzione che nella giustizia cristiana, che è fatta di simpatia e di poesia. La perdita della gloria e d'ogni fasto mondano non poteva essere meglio compensata che da una dottrina che nega ogni pregio delle fortune convenzionali e offre il riposo dello spirito nella tristezza che abita la vita mediante una serena e quieta umiltà.
- Io ero un uomo - scrive nello stesso libro del carcere - che stava in relazione simbolica con l'arte e la cultura de' suoi tempi.... Pochi uomini ebbero durante la loro vita una posizione come la mia e poterono vederla riconosciuta dagli altri.... Stanco di trovarmi tanto in alto, scesi volontariamente in basso in cerca di nuove sensazioni. Quello che per me era un paradosso nella sfera del pensiero divenne un paradosso nella sfera del sentimento. Insomma il desiderio era divenuto una malattia, una pazzia, o l'una e l'altra insieme. Adesso per me non rimane che una cosa: un'assoluta umiltà.... Adesso trovo nascosta in una parte della mia intimità qualche cosa che mi dice che niente nell'intiero mondo è senza fine; e il soffrire meno che il resto. Questa cosa celata in fondo alla mia anima come un tesoro in un campo è l'umiltà. Questa è l'ultima e la migliore cosa che mi sia rimasta, l'ultima scoperta a cui sono arrivato, il punto di partenza verso un nuovo sviluppo. È uscita dalla mia intimità e si è manifestata nel momento opportuno. Non poteva venire nè prima nè poi. Se qualcuno me ne avesse parlato l'avrei respinta, se mi fosse stata offerta l'avrei rifiutata; così come l'ho trovata io voglio tenerla. È l'unica che racchiude in sè gli elementi della vita e di una nuova vita per me: la mia Vita Nuova. È la più strana di tutte le cose, la quale non si può acquistare se non con l'abbandono di tutto ciò che possediamo. Solamente quando abbiamo perduto tutto ci accorgiamo di possederla.
E ancora e con più commossa eloquenza:
- La società quale noi l'abbiamo formata non ha più un posto per me. La natura, che dà alla terra la pioggia or più or meno benefica, avrà qualche cava roccia dove io possa nascondermi e mi offrirà valli deserte perchè io possa piangere indisturbato nel silenzio; costellerà la notte perchè io scorga gli inciampi e possa camminare spedito nel buio e manderà il vento sulle orme lasciate da' miei piedi perchè nessuno mi segua; mi purificherà con acque abbondanti e mi renderà perfetto col succo di erbe amare.
Il ripiegamento della coscienza pervertita sopra sè stessa gli fa sentire tutta la bruttura del suo essere e del suo passato, ma nella fonte della dottrina originale di Gesù gli fa pur vedere tutta la purezza di cui è capace la colpa mercè la purificazione del pentimento: - Il mondo ha sempre venerato i santi come quelli che più si avvicinano alla perfezione divina. Cristo, invece, per suo istinto sublime pare abbia considerato sempre il peccato e il dolore come cose sante e modelli di perfezione. Sembra questa un'idea molto arrischiata; ed è certamente tale come tutte le grandi idee. Ma non è dubbio che questo fu il Credo di Cristo, il suo vero Credo. Certamente il peccatore deve pentirsi, perchè altrimenti non potrebbe riconoscere le sue colpe. I Greci credevano ciò impossibile e dicevano sempre nei loro sentenziosi aforismi: nemmeno Dio può cambiare il passato. Cristo invece dimostrò non solo che il più vile dei peccatori era capace di farlo, ma che questa era la sola cosa ch'ei potesse fare.