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| Giovanni Rosadi Tra la perduta gente IntraText CT - Lettura del testo |
IX.
Non importa fare una diagnosi spietata della psiche o piuttosto della psicopatia del Wilde sotto l'aspetto sessuale, per ammettere che in quanto a modelli di perfezione consistenti nei peccati più bassi Oscar era un modello del genere. Non è possibile far sul serio la necroscopia degli scrittori già disfatti nel sepolcro; e di Oscar Wilde non si può dire fino a qual punto fosse un pervertito, ma si può credere che un pervertito fosse realmente. Nel fondo stesso della sua arte, non nei suoi resultati, era una febbre e una malattia. Era un eccesso morboso del senso estetico, che si rivela sempre nefasto quando l'artista tende a suggestionarsi e si sforza a ostentare pregi e virtù dove non sono che istinti e vizi, quando insegue il sogno della bellezza nei fenomeni stranieri al fine e alla legge di conservazione naturale, quando del male che descrive non fa la scorciatoia che conduce alla sorgente del piacere, ma forma l'oggetto stesso del piacere30.
Ora Gesù ebbe una particolare consuetudine di pietà e di consolazione con i pervertiti e degenerati d'ogni specie. Si potrebbe dire che in taumaturgia fosse uno specialista di fronte a questi soggetti infelicissimi, tanto che i Farisei dicevano che scacciava i demoni solo per opera di Belzebù, che era il principe dei demoni. Non soltanto gli ossessi, i demoniaci, i lunatici, ma anche i paralitici, gli zoppi, i catalettici e perfino i sordi e i ciechi, dei quali Gesù ebbe cura, a giudicarli a fondo dai sintomi descritti negli Evangeli, eran quasi tutti soggetti di psicosi. I paralitici non erano malati della paralisi che deriva da alterazioni anatomiche, ma da cause isteriche o psichiche. Un isterico o un allucinato si fissava in mente che il suo braccio fosse paralizzato e perciò tralasciava l'impulso necessario a muovere l'arto; è facile intendere quanto potesse la parola di Gesù su un tale soggetto; e la sua potenza sopra soggetti cosiffatti dura ancora dopo diciannove secoli, come ha scientificamente dimostrato lo Charcot31. La catalessi e lo stupore eran forme di paralisi isterica con le quali probabilmente si connetteva il fenomeno dell'"automatismo di comando", per cui si eseguiscono meccanicamente gli ordini che si ricevono. Oramai la casuistica medica conosce esempi anche di sordomutismo isterico; ed ecco il Vangelo riferirci la guarigione di un muto che era ossesso. Matteo lo chiama un muto che aveva un demonio, Luca dice che il demonio stesso era muto. Il bambino lunatico e sonnambolico, che cadeva spesso nell'acqua e nel fuoco, a dire di suo padre, era anche muto; e Gesù per guarirlo si rivolge allo spirito immondo e gli dice: "Spirito sordo e muto, io te lo comando, esci da costui". Anche tra i casi di cecità non mancano quelli che si dicono di amaurosi isterica, nei quali l'apparato diottrico e il nervo ottico sono intatti ma pure avviene che si perde la vista per un'illusione dello spirito o un sovvertimento dell'attenzione o altro fenomeno psichico. E tali per vari segni erano i casi enumerati nel Vangelo.
Dunque la follia, tanto quanto la colpa che n'è sorella, fu l'oggetto preferito della confidenza di Gesù. E in che consisterebbe altrimenti la perfezione della sua dottrina se non recasse in sè un compenso che agguagliasse gli imperfetti e gli infelici ai normali e ai fortunati? Anche chi non conosce ne' più intimi significati evangelici questa preferenza e si ritrova nella condizione di provare il bisogno disperato di qualche cosa di simile ne sente tutto l'afflato irresistibile, se non è invaso da preconcetti contrari, e riconosce con sua grande consolazione che la dottrina è fatta apposta per i tristi più inabissati nel fondo della miseria, per gli infelici più percossi dal dolore, per tutti gli invertiti nell'ordine della natura e della stima civile.