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| Giovanni Rosadi Tra la perduta gente IntraText CT - Lettura del testo |
IV.
L'uomo delinquente, animale non grazioso nè benigno, nè facile a riconoscersi, nè chiaro a definirsi, ve lo trovate accanto tutti i giorni e in tutte le relazioni. Eppure non ve n'accorgete, a quello stesso modo che un curioso inglese, il quale volle visitare un grande manicomio, attraversò lentamente un lungo e lugubre alveare di follìe e di dolori e quando fu per accomiatarsi dal suo cortese accompagnatore gli rivolse questa inaspettata domanda: e dove sono i pazzi? C'era passato in mezzo e non li aveva veduti! Ma ciò non vuol dire che il delinquente sia uguale agli altri uomini, ma che complessa, nascosta, profonda è la radice della sua natura particolare.
Quale sia il tipo unico che fra tutta la gente perduta riassuma una tale natura ha tentato ma non ha potuto dire la nuova scuola, che pure ha corso dietro a tutte le ipotesi e ha provato tutte le definizioni. Il fondatore italiano, Cesare Lombroso, preceduto da precursori molti e antichi, da Empedocle a Aristotele, dal Galeno al Della Porta, dal Lavater al Gall, dal Morel al Despine, pensò prima in modo esclusivo e poi solo di preferenza all'epilessia, come alla causa e alla spiegazione di tutta la delinquenza, perchè farebbe sì che le impressioni nel giungere al comune sensorio provochino un eccesso di reazione derivante da difetto di virtù inibitoria dei centri moderatori.
Ma bisognò riconoscere che spesso in questa epilessia non si incontrava l'epilettico, almeno quello rivelato dal fenomeno dell'accesso; e allora si pensò all'epilessia larvata, che è quanto dire a quella che può esserci ma non sappiamo se c'è: ipotesi che ricorda un po' quel piatto alla casalinga della cucina toscana, che le nostre massaie chiamano degli uccellini scappati, dove, in realtà, degli uccellini si sente soltanto che sono scappati molto lontani.
Allora si pensò all'atavismo e ora a quello organico e ora a quello psichico e ora a tutt'e due, sostenendosi che il delitto è una reversione o un ritorno alla morale degli antenati. Già era stato avvertito come alcune di quelle disposizioni che incidentalmente ricompaiono nelle famiglie senza alcuna causa apparente possono considerarsi quali regressi verso uno stato anteriore da cui non si è separati per molte generazioni: opinione confermata nel modo comune di dire che tali esseri sono le pecore nere della famiglia. Ma, se l'idea può esser giusta in sè e può anche persuaderci che la malattia del delitto è ereditaria, non ci dice quale sia insomma una tale malattia.
Si provò a indagare se per caso fosse la nevrosi e particolarmente quella americana, consistente in un sovreccitamento nervoso. Ma si dovette riconoscere che un tale stato di nervi è l'appannaggio delle persone colte e delle donne più che delle persone incolte e degi uomini, dei protestanti più che dei cattolici, degli stati settentrionali più che dei meridionali dell'Unione Americana, mentre la delinquenza prevale proprio in ordine inverso: la donna, che è il più bel tipo della nevrosi, è assai meno criminale dell'uomo, i cattolici di tutto il mondo formano la proporzione più alta tra i delinquenti, gli Americani del Sud delinquono più e peggio di quelli del Nord. Cosicchè bisognò renunziare alla nevrosi.
Si pensò alla nevrastenia come circolo centrale di tutte le nevrosi e causa tipica di debolezza nella resistenza a tutti gli impulsi. E si distinse la nevrastenia fisica, che dovrebbe produrre il vagabondo, dalla morale, che genererebbe il delinquente abituale. Ma alla prova dei fatti bisognò renunziare anche a questa spiegazione; come bisognò renunziare a tante altre: alla pazzia morale, all'alienazione mentale, alla degenerazione, alla follìa inibitoria: perchè tutte corrispondono non al genere ma alla specie.
Ma pure si volle insistere; e si pensò al calore del corpo. Sì, anche al calore del corpo! E si disse che nell'uomo è un centro termico, regolatore del suo calore, il quale può alterarsi; allora ne deriva che, elevandosi la temperatura dell'ambiente esteriore, l'accumulamento e la distribuzione del calore del corpo si fanno sempre più irregolari per l'anormalità del centro termico e intanto producono vere e proprie nevrosi e tra queste la nevrosi criminale. E si disse di aver riscontrato una temperatura assai bassa nei ladri e altissima negli assassini. Ma non si turbi, a questo cenno sperimentale, qualcuno de' miei pochi lettori, che nell'inclemenza della stagione si senta oggi troppo bassa o troppo alta la temperatura; non si turbi, perchè l'ipotesi peregrina non è accettata, non sapendosi bene se il fenomeno sia rispetto al delitto la causa oppure l'effetto, tant'è vero che gli stessi sostenitori della delinquenza calorifica ci raccontano che la temperatura degli assassini è elevata quando entrano nel carcere e scema durante il tempo che stanno al fresco.
La lunga serie delle spiegazioni unitarie si interrompe con una che è la negazione di tutte. Dopo aver supposto il delinquente un anòmalo e un malato, s'è pensato che non debba essere nè l'uno nè l'altro, ma che al contrario sia l'uomo normale e che l'anòmalo sia il galantuomo, lui il malato, lui il degenerato, per modo che la delinquenza sia la regola e l'onestà l'eccezione. E l'ipotesi sarebbe vera, se s'adattasse ai disonesti e agli immorali e non ai delinquenti, giacchè l'onestà e la morale, se pure son la regola della vita, non fanno sì che i più degli uomini in realtà vivano regolarmente. Ma in quanto ai delinquenti, i quali non sono che i disonesti e gli immorali che spingono la loro incontinenza oltre il sentimento medio dell'onestà e della morale, l'esperienza e la statistica, che vuol esserne il contatore, ci assicurano che formano il meno e non il più dell'umanità.