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| Giovanni Rosadi Tra la perduta gente IntraText CT - Lettura del testo |
VIII.
Quale sia per essere l'avvenire di questa scuola, quale l'avvenire di tutta l'arte della difesa sociale, non è dato presagire.
Fin qui la scuola non ha avuto la fortuna che di per sè e per i suoi fini si meritava. Non accolta con fiducia nel nascere, come ogni novità che contraddice alle tradizioni e alle abitudini mentali; non veduta con benevolenza, come quella che rinnegava il pregio della condotta umana, il merito della probità, ogni aspirazione al meglio nell'avvenire e persino la dignità del genio, ridotto tra le varietà della follia e della degenerazione; non rispecchiata se non di rado nella pratica del giudicare per ignoranza dei patrocinatori e dei giudici; non sfruttata per nulla nel nuovo assetto dato alla nostra legislazione penale nel 1890; oggi si trova da più anni in una condizione stazionaria e improduttiva. I tre fondatori han fatto a gara nel renunziare alla propria autorità quando più era necessaria a sostenere e accreditare una dottrina sospetta. Un di loro si trasse sdegnosamente in disparte; un altro si perse tra la folla per seguire un partito che distraeva la fiducia in lui, necessaria ad accreditare la scuola; il maestro che già aveva forzato il suo grande ingegno, corse dietro alle potenze occulte; i discepoli, già pochi e poco fortunati, rimasero sulle secche senza aiuti, senza cattedre, senza avvenire; nel campo generale delle discipline giuridiche l'aria è di perfetta indifferenza e di tedio profondo.
Eppure si sarebbe detto che una scuola la quale voleva essere e in parte era medica fosse destinata a miglior ventura in questo principio di secolo, che è tutto dei medici e sa acutamente di medicina. Gli uomini di legge vanno di giorno in giorno perdendo terreno e cedono il passo a loro nei comizi, nei consigli dei comuni, nella rappresentanza parlamentare, nelle aziende dei commerci, nelle imprese d'ogni specie. I laghi, il mare, i monti, le grotte, le terme zolfuree e salso-bromo-iodiche, le sorgenti alcaline e lassative, le case di cura, gli uffici di igiene e di sanità, le aziende di assicurazione su la vita e gli infortuni, le fabbriche di specifici ristoratori del sangue, dei nervi, della pelle, dei ricambi smodati e delle energie languenti, sono fortune della medicina nel nuovo indirizzo d'egoismo, che ci induce a sempre meglio conoscere e curare noi stessi. E maggior fortuna le sarà riserbata nell'avvenire, quando si festeggeranno le auree nozze dell'Igiene col Capitale, quando agli ospiti paganti degli spedali e dei manicomi si aggiungeranno sotto la scorta medica i ricchi pensionanti dei cenobî, dei conventi laici, delle case di solitudine e di svago, delle comunità vegetariane, delle colonie idrologiche scalze lungo le tepide valli acquitrinose e dalla triste aria farmaceutica, quando infine il medico sarà il custode del futuro uomo immortale e l'arbitro de' suoi pensieri e de' suoi danari, della sua mensa e del suo letto.
In vista d'un così lieto avvenire, sarebbe ingiusto vaticinare l'oblìo della nuova scuola e la dispersione d'ogni sua conquista più assennata e proficua. Ma assai probabilmente si alterneranno le preferenze per questo o quel termine della patogenesi criminale. Ora prevarranno le cause organiche, sostenute dall'onnipotenza dei medici; ora le sociali, favorite dall'influenza del problema economico, come avviene presentemente in Francia, dove una scuola che a titolo d'originalità si chiama francese, applica la parte migliore della nuova dottrina italiana e censura la peggiore quando già si è incominciato a rifiutarla dagli Italiani. È da augurarsi, per una maggiore efficacia del magistero penale, che nella cura del delitto prevalga lo studio delle cause psichiche, perchè più assidue alla realtà e perchè più suscettibili alla riparazione. D'altronde le sociali si scompongono nei termini stessi di tutto il vasto problema sociale, che non ci lascia intravedere una pronta e compiuta soluzione; le organiche, che pure sono le più influenti, non consentono rimedi ma espedienti negativi mercè l'eliminazione dei delinquenti nati o pazzi o incorreggibili; sole le psichiche o morali permettono una lunga e sottile serie di cure, assai più preventive che repressive, dirette a illuminare l'intelligenza, a signoreggiare la volontà, a nobilitare il sentimento.
Ecco in un pugno tutto il problema penale.
Già si tende a restringerlo dentro i suoi forzati confini contenendo il Positivismo nella cerchia della Critica e instaurando un Positivismo Critico che è l'ultima parola del problema. Per questo indirizzo si studia l'anima guardandovi in fondo e non ristando troppo su' suoi bordi, perchè si ammette che i fatti spirituali non siano funzioni di alcuni organi fisici ma concomitanze di alcuni fatti fisiologici. E non si può negare che in cima a questo indirizzo sia il vero; ma se ci mettiamo a svolgerlo risentiamo troppo delle sordide compiacenze abituali per la materia. Troppo abbiamo offuscato di affanni e di filosofismi lo specchio dell'anima; abbiamo troppo lavorato attorno alla ragione come se disponessimo d'altro strumento per lavorarla che la ragione stessa; ci siamo morsicati la coda pur di immaginarci un attributo animale di più e concederci un privilegio, una virtù, un ideale di meno. E così la futura dottrina si ridurrà ad una psicologia senz'anima, vale a dire senza la suetudine e la fede nella sua conoscenza. Bisognerà che anche in questo argomento il filo dell'errore si assottigli e si strappi e sorga un'era nuova di sincerità e di discrezione in ogni esercizio dell'ingegno.