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| Giovanni Rosadi Tra la perduta gente IntraText CT - Lettura del testo |
X.
La parola è casalinga e vieta e senza suono, ma di una significazione profonda e sterminata. L'opera maggiore della civiltà futura non avrà altro motto; solo un sapiente ordinamento dell'educazione pubblica sarà il sistema novissimo della difesa sociale dell'avvenire; l'ufficio dei penitenzieri dovrà cedere per sempre a quello degli educatori; la ragione positiva, non il sentimento lirico, giustifica un tale augurio.
I fanciulli, per quelli che li conoscono e per noi che li adoriamo, appaiono privi di senso morale. Questo non è se non un senso acquisitivo. La crudeltà contro gli animali, l'egoismo e la gelosia verso i compagni, lo spirito di distruzione, la prontezza all'appropriazione sono istinti selvaggi e belluini, che non aspettano se non il tempo e la libertà di espandersi e svilupparsi. Che è che li muta, se non l'educazione? Lo so: il mutamento può essere un fenomeno evolutivo, analogo a quello che chiamano embriogenico, per cui il feto umano per riuscire alla sua forma definitiva passa successivamente per le forme animali intermedie, sì che lo sviluppo individuale può anch'essere una ricapitolazione dello sviluppo della specie. Ma l'educazione per lo meno regolerà e condurrà fino al suo massimo stadio un cosiffatto sviluppo, purchè non sia deviato da vizî d'origine o di conformazione. Non creerà, no, le facoltà che mancano, ma coltiverà quelle che ci sono. I germi delle cose create non si sviluppano nel vuoto ma sotto la continua e vitale influenza degli agenti esteriori e dell'ambiente. Ora la natura migliore d'un uomo, se non avrà tra gli agenti del suo sviluppo quello dell'educazione, ritroverà tutto un ambiente discorde a sè e farà necessariamente mala prova. E però, profondamente, il poeta:
Sempre natura, se fortuna trova
discorde a sè, com'ogni altra semente
fuor di sua region, fa mala prova.
E se 'l mondo là giù ponesse mente
al fondamento che natura pone,
seguendo lui, avrìa buona la gente52.
Dante s'ingannava nel supporre buona la gente per fondamento posto in lei da natura, ma aveva ragione di credere che ogni natura pur buona fallisce alla sua origine se s'imbatte in una condizione sfortunata e discorde dalla sua bontà, come accadrebbe ad ogni altro seme che germinasse fuori della sua origine, ossia del suo ambiente propizio.
E che sono i delinquenti se non fanciulli cresciuti in balìa dei loro istinti malnati? Noi non sentiamo verso di loro nessuna simpatia e nessuna pazienza, sentimenti che invece prodighiamo senza limiti verso i fanciulli, perchè apponiamo agli adulti l'arbitrio dei loro atti e la colpa del loro essere; ma in verità non è in loro, a paragone dei fanciulli, se non una colpa: quella di non avere in se stessi la facoltà naturale di rifarsi. E guai a chi li ha fatti! Vivrà con lo strazio di aver servito la natura prepotente nella sua legge di fecondazione, senz'altro frutto tranne un ingiusto implacabile rimorso.
Con tutto ciò s'intende che questa grande e potente arte di prevenzione del delitto, qual'è l'educazione, può essere efficacemente dedicata alle cause morali del delitto che nell'infanzia germogliano latenti, non alle cause organiche che siano insanabili. Ma poichè il difetto di educazione giunto allo stato di fatto compiuto negli adulti è una delle cause sociali del delitto più vaste e profonde, ecco che per quella via l'educazione soccorre a un altro ordine di cause della delinquenza, che non è più quello delle sue cause psichiche ma delle sue cause sociali. Tirate le somme e dite pure che il rimedio è fatto per qualche numero di mali.
Ma il rimedio non può essere nemmeno tentato fino a che sia incompiuto il concetto e falsato il metodo di educare. È tempo di smettere una finzione convenzionale per cui si crede che basti provvedere all'istruzione e all'educazione del popolo con la scuola obbligatoria. Questa è stata una nobile battaglia combattuta contro le resistenze timorate e interessate di quanti preferivano l'ignoranza docile o l'incoscienza servile; ma la vittoria non ha dato nè poteva dare larghi benefizi. L'alfabeto è senza dubbio uno strumento rudimentale e indispensabile di istruzione, ma non è l'istruzione. L'analfabetismo è sinonimo di ignoranza, ma l'alfabetismo non è sinonimo di cultura. Quando si dice con dolore che in Italia, la terra divina delle lettere e delle arti, sono ancora quindici milioni e novecentottantatremila analfabeti, si può far conto di dire che in Italia sono per lo meno quindici milioni e novecentottantatremila ignoranti, ma non già che ci sono tanti istruiti in Italia quanti sono i suoi cittadini meno quindici milioni e novecentottantatremila analfabeti. Immiserisce e sposta un'alta questione sociale chi va cercando la relazione aritmetica tra il numero dei delinquenti e quello degli analfabeti. Come si può pretendere che abbia a influire sul delitto l'abbiccì? che prodigio d'influenza diretta possono avere ventiquattro lettere di un alfabeto? quale modificazione dello spirito e dell'intelligenza se ne può aspettare? o non piuttosto se ne può temere un mezzo e un'occasione di più del delitto?53
Pensava già Socrate: se l'istruzione non giova a fornire uno spirito giusto e sano, non fa che rendere gli uomini più tristi e forniti di mezzi maggiori per il male. E il pensiero antico si ripete nell'esperienza moderna. Disse il Goethe: è pericoloso tutto ciò che apre il nostro spirito e lo allarga senza darci la signoria del carattere. E il Rabelais: la scienza senza la coscienza non è che la rovina dell'anima. E il Montaigne: l'affrancamento dei cervelli non è la saggezza. E il Manseley: la civiltà può fare dei bruti più brutali e pericolosi che lo stato di natura. E il Mazzini: voi sapete leggere; che monta, se non sapete in quali libri si trovi l'errore, in quali la verità? voi sapete, scrivendo, comunicare i vostri pensieri ai vostri fratelli; che importa, quando i vostri pensieri non accennino che ad egoismo? l'istruzione, come la ricchezza, può essere sorgente di bene e di male, a seconda delle intenzioni colle quali si adopra; oggi in Europa l'istruzione scompagnata da un grado corrispondente di educazione morale è piaga gravissima, che inclina gli animi al calcolo, all'egoismo, alle false dottrine.
Bisognava larderellare di questi tòcchi di autorità il boccone perchè a qualcuno non paia scipito, prima che amaro, per colpa dello sguattero, che sarei io, nel risciacquare utensili così vieti.
L'educazione che può rispondere a' suoi fini non è una scuola nè un mestiere, ma una missione civile; non è fatta di leggi ma di costumi, non di aforismi ma di opere; è una consuetudine costante di esempi e di abitudini; un insieme di influenze benefiche esterne; una serie di scene che si svolgono giornalmente sotto i sensi del fanciullo e gli fanno conoscere il bene da seguire e l'illecito da evitare. Amare, amare molto il bambino e convincerlo di questo grande amore: tale il mezzo fondamentale dell'azione educativa della società54. E, radicato il sentimento dell'amore, della concordia, del rispetto, della solidarietà, si stabilirà nell'animo dell'uomo futuro una remora interiore al tumulto e alla violenza delle forze esteriori, si stringerà il legame della famiglia, si bandirà dal mondo l'odio, frutto d'egoismo e di sopraffazione, causa di avvilimento e di vendetta, si allieverà il peso del dovere, del sacrificio, del lavoro, si diffonderà nelle relazioni e nei fini della vita un senso di idealità e di poesia, che pure è un istinto e un bisogno animatore dell'uomo.
E solo un tal senso potrà movere gli spiriti a proporsi spontaneamente e liberamente il problema del perchè e fin dove del loro essere: problema che nella sua stessa proposizione determina già un indirizzo particolare nell'ordine dei sentimenti e dei principi morali e vale a renderli quasi organici, istintivi, indipendenti dalla ragione. La ragione! Ma come può accadere, dice con la sua vecchia autorità lo Spencer, che su la scorta della sola ragione e senza la traccia di regole che fanno autorità e che riceviamo ereditariamente ci induciamo a comprendere perchè, data la natura delle cose, un certo modo d'azione sia nefasto e un altro benefico, a guardare oltre al resultato immediato ed a distinguere chiaramente i resultati indiretti e lontani?
Pensava il Darwin: una credenza inculcata costantemente nei primi anni della vita, quando il cervello è più impressionabile, sembra acquisti quasi la natura di un istinto; e la vera essenza di un istinto è appunto in ciò che esso sia seguito indipendentemente dalla ragione55. E ancora lo Spencer: l'influenza d'un codice di morale dipende assai più dalle emozioni provocate da' suoi imperativi che dal sentimento dell'utilità di ottemperarvi; i sentimenti inspirati all'infanzia dallo spettacolo della sanzione sociale e religiosa dei principî morali, influiscono sulla condotta assai più che la idea del benessere che si ottiene con l'obbedienza ai principî di tal genere; quando difettano i sentimenti nati dallo spettacolo di quelle sanzioni la fede utilitaria non basta ordinariamente a produrre l'obbedienza56. Oggi par che si torni a pensare allo stesso modo; e se ciò non accadesse oggi, accadrebbe necessariamente domani, perchè il sentimento religioso non può scomparire nè mutare la direttiva della sua evoluzione, la quale dipende dal mistero finale che è riposto in fondo alle cognizioni umane; un sistema religioso è un fattore normale ed essenziale di ogni società nella sua evoluzione; le sue particolarità sono collegate alle condizioni sociali; e se la forma ne è temporanea, la distanza è permanente.
Dico che pare si torni a pensare allo stesso modo. Uno dei tre fondatori della nuova scuola positiva, negata una seria influenza dell'educazione civile nella prevenzione del delitto, crede che le emozioni religiose, eccitate nella prima età, non rimangano prive d'ogni effetto ma al contrario lascino sempre un'impronta, la quale, pure indebolendosi, non scompare mai più, neppure quando venga meno la fede57. Il Fouillée ritrova una causa della delinquenza nella lotta contro la religione, che rimane estranea all'educazione dell'infanzia, considerando il cristianesimo un compiuto sistema di repressione delle male tendenze e reclamando da chi lo combatte la necessità di sostituire quest'insieme di norme direttive che formano la coscienza e il sentimento del dovere58. E il Tarde, insistendo sulla stessa causalità del delitto, la addita nella funesta propaganda contro gli antichi principî della morale tradizionale, che vengono scossi e distrutti ma non sostituiti dalla déchristianisation, costantemente critica e negativa59. Il Maeterlinck ha fatto appello agli uomini esortandoli a riconoscere che la nostra vera vita non è quella che viviamo ed a riflettere come noi sentiamo che i più profondi e intimi pensieri nostri sono interamente estranei a noi stessi, che insomma noi siamo altra cosa che non siano i pensieri e i sogni nostri60. Ancora una volta era utile adoperare pensieri altrui, non come decorazioni di pessimo stile, ma linee salienti d'affermazione nell'avanzamento del problema.
Da tutto ciò non deriva che lo Stato debba promovere una religione dove non è, oppure è mal professata, e possa magari inventarla. Giuliano l'Apostata fu l'esempio vivo di un tale errore. Come ogni sforzo di governo fu inutile contro la invasione del cristianesimo nell'impero romano, così sarebbe inutile ogni artificio di governo a favore del ritorno della fede nel mondo moderno.
Ma lo Stato non può appagarsi di guarentire la libertà dei culti, la quale è un semplice dovere di polizia e di ragion negativa; bisogna che porga alto e costante l'esempio della moralità de' suoi principî e della purità de' suoi metodi; bisogna che non faccia mai tregua con la viltà e la menzogna, ancorchè fatte utili e potenti; che promuova e aiuti con ogni mezzo un'educazione che valga a umanare le nature selvagge e ad elevarle alle sfere più pure dell'ideale e della speranza. Solo in queste sfere può nascere e liberamente spirare la fede.