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| Giovanni Rosadi Tra la perduta gente IntraText CT - Lettura del testo |
II.
Passò quel mese, contato di giorno in giorno e di desiderio in desiderio. E nella folla di tanti pensieri uno nuovo e confuso sovrastava a tutti nell'animo del carcerato: quello della sua donna. Da tre anni l'aveva fatta sua moglie non per amore nè per convenienza, ma per ricerca di novità e per interruzione di monotonia, unica nota della sua vita agiata e tranquilla, già vòlta a virilità. Giana era una di quelle donne che non paiono nate per amare nè per essere amate e nelle quali sentiamo l'assenza d'ogni sensualità, anche se ci porgono con fiducia la mano ignuda o ci permettono con indifferenza una conversazione licenziosa, a quello stesso modo che altre ci ricordano il sesso e ci richiamano alla concupiscenza con la stessa modestia dello sguardo e alla stessa ritrosìa del portamento. Guai però a chi si lascia trasportare dal capriccio di svegliare in quelle creature insensibili un sentimento! Diventa un infelice in lotta con sè stesso e soffre e si agita e combatte senza posa. La curiosità del nuovo, il desiderio del difficile, il bisogno della contradizione, l'ardore della lotta gli rendono allettevole la contrarietà e voluttuosa la follìa.
Ora una tale passione stimolava e accendeva il nuovo carcerato, che prima ne stupì in sè stesso e poi se ne compiacque come d'un sapore gustato alla fine d'una lenta deglutizione, a segno che si studiò di acuirlo e di raffinarlo con l'artificiosità della più arguta lussuria.
- Se Giana - si sforzava a pensare - in questa prima occasione di libertà mi tradisse!... - E il pensiero artificioso d'un tradimento per parte d'una donna incapace d'amare gli scoteva tutte le fibre del senso e gli ritrovava tutti i ripostigli del sentimento. Intanto, pensando al tempo della sua liberazione, si fece nella sua fantasia lasciva tutte le immaginazioni e tutti i calcoli delle più dolci primizie del nuovo incontro. E come fu il giorno desiderato benedisse la triste occasione di questo maraviglioso risveglio, che gli rendeva ora per la prima volta sensibile la carne e palpitante la vita.