| Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
| Giovanni Rosadi Tra la perduta gente IntraText CT - Lettura del testo |
Non vi provate a definire le particolari disposizioni alla fuga. Come non mancano i volontari della pena, così appaiono con altrettanta rarità i rassegnati, che si adattano al carcere e quasi vi si acclimatano come a luogo d'ignorata vocazione. Sono i temperamenti inerti, che ritrovano il riposo e perfino la gioia in ogni renunzia, che si buttano in terra per non far lo sforzo di non cadere e caduti non si rialzano più. Al contrario le nature attive e irrequiete non conoscono un bisogno nè una speranza maggiore. E non le infrena nè sgomenta la fragilità della persona nè la dissuetudine ai cimenti acrobatici. Il narratore della sua evasione, non più giovane e tre volte debilitato, ce ne fa fede. Allora è inutile battere i ferri delle grate due o tre volte al giorno, inutile visitare anche di notte le celle. Le meno sospettate scaltrezze, le più sottili divinazioni sono osate dal sapiente evasore.
Se poi lo stimola un bisogno strapotente di libertà, o gli occorra di assestare le conseguenze del delitto, o sappia in pericolo persona che gli è cara, o supponga ostinata nel tradimento la donna della passione che l'ha travolto, allora l'urto contro gli ostacoli non ha più freni, salvo essere meno paziente e fortunato. La stessa ansia nell'aspettare il giudizio, spesso dilungata fino alla misura d'una grave pena, gli fa credere che sia adattabile al suo caso, con un piccolo sforzo d'interpretazione, il proverbio ammonitore: "Chi non ha giudizio abbia gambe".
Ma come si può fare l'esame dei fremiti e degli sbattimenti delle anime in pena? Anche qui la natura è regina. Si nasce con la tendenza a evadere dal carcere come si nasce con l'inclinazione ad entrarci.