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Giovanni Rosadi
Tra la perduta gente

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III.

 

Intanto un galantuomo che assista la prima volta a questa lunga serie di dieci, venti, cinquanta, cento lire, chieste e distribuite a quel modo, crede di assistere a un'asta pubblica piuttosto che a un seggio di magistrato e scambia la legge penale con una tariffa da bandi o da mercati e n'esce stupefatto, sconfortato, avvilito. E ripensa con allegro ma scettico umore alla multa inflitta con uguale ma sproporzionata misura all'inquilina del quinto piano ed a quella del pianterreno; ripensa al pescatore inconsapevole della sua colpa; ripensa alla giovine e scontrosa servetta, percossa con la stessa fiscalità cieca nel còmpito obbediente de' suoi doveri ancillari; ripensa al prete povero, calunniato di troppo riguardo verso un cane, a cui il pretore potrebbe invidiare il naso finissimo e l'intelligenza acuta; ripensa all'ingente ostessa, obbligata a scontare i capricci e le colpe del vento; ripensa al carbonaio punito della sua pulizia per essersi bagnato nel fiume con la sola benda della notte.

Senza dubbio la multa e l'ammenda sono una pena che rispetto a certe lievi infrazioni non può essere cancellata dalla legge; ma è anche certo ch'è la più aperta contradizione della legge uguale per tutti. Il povero che non può pagare la multa e l'ammenda va a scontarle in prigione; al contrario il ricco con una mano vìola la legge e con l'altra la placa. Roma, grande ma ingiusta, elevò la multa fino alla bonorum publicatio, che era la confisca di tutto il patrimonio del reo; ma poi, di mano in mano che il principio dell'uguaglianza s'affacciò anche nelle legislazioni, l'inconvenientissima pena pecunaria fu circoscritta ai casi più lievi e ai delitti derivanti dall'ingorda cupidigia dei guadagni, come lo scrocchio, l'usura, la corruzione.

La legge che vige tra noi ha adottato la pena pecuniaria nel modo più ingiusto e sconveniente insieme, perchè l'ha resa compagna inseparabile della pena corporale in gran parte dei delitti. Il fatto si è che della folla multata dal pretore urbano la massima parte sconta la multa in prigione; e anche in questo luogo di sventura porta la nota comica che è la più acuta ironia della giustizia piccina. Bisogna udirli, questi comici del carcere, quando ne escono sconcertati, sgomenti, narranti mille storie di paurose compagnie in cui sono stati mescolati, di servigî vili a cui sono stati adibiti, di pane d'argilla del quale han dovuto cibarsi, di animali irragionevoli coi quali han dovuto familiarizzarsi, di repugnanti iscrizioni che han dovuto leggere sulle pareti delle celle rischiarate dal sole a scacchi.

 

 

 




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