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| Giovanni Rosadi Tra la perduta gente IntraText CT - Lettura del testo |
IV.
Ma ecco che sfilano davanti al pretore lunghe serie di gente nuova tra l'indifferenza e l'ironia della giustizia.
Prima è una cenciosa tregenda di vecchi, donne, fanciulli, tutti laceri, pallidi, maliscenti, che sono spinti più che condotti innanzi sotto l'accusa di aver chiesto l'elemosina. La simulazione della povertà da una parte e l'egoismo della ricchezza dall'altra han creato questa legge, per cui anche la miseria è un delitto. Il pretore li condanna; ma per lo più dichiara espiata la pena con due o tre giorni di arresto già sofferti e ordina la loro scarcerazione. Allora accade che quella terribile gente si raccomandi al pretore perchè non la metta in libertà ma la rimandi al carcere, giacchè non ha dove andare a dormire nè a mangiare. Però il pretore, non solo è inesorabile per legge a cosiffatte preghiere, ma è sempre benigno per temperamento, nemmeno a farlo apposta!