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| Giovanni Rosadi Tra la perduta gente IntraText CT - Lettura del testo |
II.
Dio vi salvi dai frecciatori!
Di perfetta salute, di bel portamento, di onestissimi modi, comodamente vivono ma non lasciano vivere, almeno fin che non vi hanno stillato qualche goccia di sangue dalla parte destra del costato, dove appuntano le loro frecce. Sono tutti gentiluomini, non pretendono di essere galantuomini; declinano spesso illustri lignaggi, raccontano mille contrarietà sofferte e altrettante occasioni propizie ricusate, e scrivono dignitosissime lettere, aggirantisi intorno a un lungo racconto falso: una mancata parola, una riscossione differita, una cura necessaria alla moglie, il seppellimento d'un figliolo, l'urgenza di partire per assumere un invidiabile impiego oltre l'Oceano Pacifico e non tornar più. E quest'ultimo argomento sarebbe d'una seduzione irresistibile se non fosse stato addotto già tre o quattro volte nell'anno.
Forse credete ch'io parli d'una classe di miserabili, infelici per destino e impotenti per salute, umili e discreti nel dar forma dignitosa alla necessità di accattare. Vi ingannate: si tratta d'una classe di gente florida, ben nutrita, ilare, elegante, che vi siede accanto in teatro, alla trattoria, ai bagni, nei migliori ritrovi, e vi saluta da pari a pari e con benevolenza ma non senza qualche riservatezza. È gente che si fa una professione regolare e stabile de' suoi comodi espedienti che non valgono maggior fatica d'una lettera o d'un appostamento; ma son vere truffe, le loro, che ritrovano l'impunità nella propria trasparenza e disinvoltura. Il mondo li conosce; eppure li mantiene. Se poi un infelice e digiuno pezzente si siede al desco della bettola più umile e affumicata e non paga lo scotto, lo colpisce come reo di frode.
Le vittime preferite della freccia sono i detentori di uffici gratuiti o no, i candidati agli onori pubblici e gli affezionati alla propria nobiltà. Gli uomini politici sono bersagli fissi con differenza di punti in ragione inversa della fortuna elettorale.
Bisogna vedere questa gente all'assalto di Montecitorio, nella stanza destinata alle richieste di colloqui con gli onorevoli e infelici deputati. Vi si mescola, è vero, molta altra gente di differente abito e intendimento; ma nessuna è così dispetta. Una bolgia dantesca è un'immagine sbiadita di quel girone di ignavi e di incontinenti. Se vi ci affacciate, vi ributta un'afa di tedio e di sgomento. Uomini e donne dal costume e dall'atteggiamento svariatissimo, regionali di origine e di lingue diverse, nobili e plebei, impiegati, professionisti, aspiranti, disoccupati, soldati di terra e di mare, preti d'ogni rito aspettano due e tre e quattro ore il deputato che han fatto chiamare per mezzo di cedole apposite. Per fortuna i portatori di queste cedole debbono misurare per largo e per lungo e dall'alto al basso l'immenso baraccone, salendo alle sale di lettura del primo piano e alla biblioteca del secondo e ridiscendendo per i lunghi e tortuosi laberinti degli uffici e delle giunte e delle commissioni, fin giù nell'aula parlamentare e nelle sale di scrittura e alla posta e negli ambulatori, cercando interrogando spiando e non sempre scoprendo. In tutte queste faccende passa un'ora, ne passano due, dopo le quali il ricercato va per trar fuori dalla bolgia il ricercatore e introdurlo nella sala dei colloqui e apprende che se n'è andato.
Vuol dire che non era un frecciatore. Non durando una gran fatica a star seduto senza far nulla, il frecciatore aspetta aspetta aspetta e non se ne va. E però non giova che un espediente preventivo contro di lui: letto nella cedola il suo nome, dire all'usciere:
- Non ci sono.
E il nunzio paziente va, si affaccia alla bolgia e con accento meridiano grida:
- Non ci sta.
Se poi parla in linguaggio toscano, preferisce dire qualche volta:
Allora il frecciatore ha sempre pronta qualche sdegnosa protesta:
- Non c'è mai, questo poco onorevole! A quest'altre elezioni! a quest'altre elezioni!
Oppure è un'altra la risposta liberatrice:
Allora il frecciatore:
- Ma se non parla mai, quel bue dorato! - E pensa con appetito vorace, allupato dalla lunga attesa, alla ricca doratura che questa volta non ha potuto graffiare.
Ma non crediate ch'ei venga da Roma e che sia un Quirite: viene da ogni costa d'Italia e non cerca del suo deputato soltanto ma di cento. Ed a cento confida l'invenia d'un gran giornale da fondare, d'un largo circolo politico da istituire, d'uno scelto medagliere parlamentare da scrivere con grande fortuna ma anche con grande spesa. Ma perchè son tutti pazienti i nunzi di Montecitorio? perchè non li capeggia la fiera crudele dall'enfiata labbia e dalla voce chioccia o il gran vermo che latra con tre gole e graffia e squarta e scuoia? e perchè non si chiamano tutti Malebranche, Malacoda, Barbariccia, Scarmiglione, Libicocco, Draghignazzo, Graffiacane?