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Giovanni Rosadi
Tra la perduta gente

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V.

 

Quanti altri plagiarî inerti!

Guardate quelli che nelle faccende d'amore non muovono un passo, non aprono un uscio, non portano un messaggio, ma vi dicono all'orecchio un nome o vi scrivono su la carta un indirizzo.

Della stessa carne son certe pessime comparse che vi trovate di traverso negli affari, nelle liti, nelle relazioni d'ogni specie, senza che promovano una conclusione, senza che portino un aiuto. Parlano poco, bevono molto, anzi generalmente non parlano fin che non è il momento di presentarsi a ciascuna delle parti per dire:

- Sono stato io che ho accompagnato il signor....

- Ma se è mio stretto parente!...

- Sì, ma voleva rivolgersi a un altro. Sa come sono i parenti!

Oppure:

- Il suo matrimonio è stato ideato da me, che dissi per primo il suo nome....

- O se abbiamo fatto all'amore di nascosto quindici anni!...

Queste dimostrazioni e queste repulse sono inutili: dovete levarvi le mani di tasca come se la vespa più ostinata si sia posata su una vostra palpebra.

Aggiungete alla serie degli inerti una lunga riga di supplicanti d'ogni specie. Chi a Firenze non ha avuto la gioia di conoscere una macchietta da strada, che il dizionario della Crusca non ha ancora registrato: il bacalaro? Costui è un guardiano neghittoso dei vetturini di piazza, ai quali appartiene, ma rispetto a voi che non potete partire in carrozza senza aver pagato a lui una specie di imposta su la rota, è un seccantissimo plagiario. Non vi apre lo sportello, non vi un aiuto, si pianta di fianco alla carrozza aperta su cui siete saltati e non si muove e non lascia muovere il cavallo, che è d'intesa con lui nell'inerzia, fin che non avete fatto il vostro dovere di buon cittadino di Firenze, che è quanto dire della città in cui gli usi e le tradizioni men giuste sono altrettanti monumenti immortali.

Appartengono a questa riga i mendicanti professionisti, sani e validi a dispetto delle leggi che fin dai secoli di Roma perseguitarono l'incerta mendicitas, tradotta da noi in ìmproba mendicità. Le permute, i noli, gli imprestiti dei bambini lattanti e delle giovinette rincorrenti, le storpiature e le cecità simulate sono il solo congegno e la sola fatica di questi plagiarî della maternità infelice e della miseria. Ma guardatevi bene da smettere la contratta abitudine di contentarli, quando vi siete accorti del plagio! Dovreste persuadervi a sacrificio della vostra quiete che voi fin qui non avete compiuto se non un dovere; e d'ora in avanti non vi resta se non a riconoscere e soddisfare un diritto. Oppure dovete mutare abitudini di diporto, indirizzo d'affari, consuetudine di ritrovi e di qualunque intimità, se non volete essere insultati o denunziati al tribunale della famiglia.

 

 

 




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