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| Giovanni Rosadi Tra la perduta gente IntraText CT - Lettura del testo |
III.
E ora fermatevi qui, a questo lungo banco, che par quello di un fortunato rigattiere. Ecco qui il piè di porco, che si potrebbe piuttosto chiamare, con più decenza e col riguardo dovuto a chi l'adopra, la man del ladro: tanto è comune e terribile strumento per forza di leva nel far saltare usci, finestre, sporti, come la scarica di una mina. Ecco il grimaldello, la chiave dell'ospite non invitato. Ecco la sgorbia, l'aratro del malandrino, che solca e scalza con la forza d'un bue. Ecco il triangolo, l'elice dell'"affondatore", che avvia e lima ogni più difficile forame. Ecco la sega circolare, che rappresenta la meccanica progredita contro la difesa antiquata.
Ma non crediate che tutti questi arnesi siano stati rinvenuti addosso ai ladri sorpresi nel colmo di un'impresa furtiva: questo è il sogno ma non la fortuna della polizia. La massima parte è stata confiscata nelle case e nelle officine dei soggetti sospettati, dei soliti responsabili di tutti i delitti d'autore ignoto, i quali se ne possono esser valsi in altre occasioni ma non in quella per cui si indaga.
Quel mucchio di fucili riepiloga altrettante trasgressioni alla legge che sancisce il privilegio dell'uccisione dei più innocenti e benefici animali mediante la licenza di armarsi e di cacciare. Un altro mucchio invece si riferisce a pochi tentati omicidî. Un solo fucile ha servito a consumare la strage d'un uomo.