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| Giovanni Rosadi Tra la perduta gente IntraText CT - Lettura del testo |
I.
Non è vero che vada povera e nuda la filosofia. Ella si riveste di forme regali, di giornee dorate, di armamenti miliardarî, di burocrazie poderosissime, quando regge con i suoi principî accettati come caposaldi utili del diritto le magnifìche sorti del mondo. Quando però non a tutti par così giusta e accettabile come ai detentori della potestà legittima, ecco che muta veste e fortuna, si arma di doppietta e di pugnale, si arricchisce di stragi e di rapine.
Nella grande varietà degli uomini ribelli, alcuni non son punto persuasi della verità nè della perfezione della filosofia trionfante; ci sono degli uomini civili che non cercano di meglio che renunziare alla civiltà; ci sono dei contemporanei che si ricacciano volentieri nel fondo delle età selvagge del ferro e della pietra senza renunziare bensì ai sussidi della civiltà nel combatterla, quali sono i congegni di offesa e di difesa più perfetti, dalla rivoltella a sei colpi alla carabina a mitraglia, e persino le fiscalità più ordinate, quali sono i tributi periodici e in forma di tassa progressiva.
Un inconciliabile dissenso e un profondo inadattamento alla vita sociale, un modo particolare di vedere e di sentire le menzogne convenzionali del mondo civile, un istinto di natura primitiva dettano a costoro una spontanea e originalissima filosofia, che non pretende ad alcuna scuola, che non professa un ordine sistematico di diritti e di principi, che non scrive programmi nè leggi, ma che dà battaglia alla società accusandola di ogni codardìa e combattendola con la più aperta rivolta: una filosofia armata che si svolge tra i faggi e i frassini delle macchie del Lazio, come quella peripatetica di Aristotele si svolgeva tra le colonne del Liceo d'Atene.