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| Giovanni Rosadi Tra la perduta gente IntraText CT - Lettura del testo |
V.
Ma il contagio era la causa occasionale; la causa primigenia tutt'altra. Era il bisogno di spezzare col ferro o col fuoco un vincolo che altrimenti non può essere sciolto. È vero che la forza impulsiva di questi delitti matrimoniali è la gelosia, inseparabile compagna d'ogni unione d'amore; ma è anche vero che la gelosia tanto più scoppia e divampa quanto più è contenuta e costretta. Il marito ingannato avrà un compenso e un conforto nella sua onta e nel suo dolore, se potrà almeno recuperare la sua libertà e impedire alla compagna infedele di andare trascinando nel fango il suo onore. E le statistiche insegnano che gli uxoricidi son meno numerosi nei paesi dove le nozze son rese dissolubili col mezzo del divorzio, un male necessario per rimedio di mali peggiori.
La sola separazione dei coniugi non spezza ma allunga la catena d'un pesante imeneo; e la catena affatica così il colpevole come l'innocente; se non che l'uomo n'è soltanto legato, laddove la donna ne sopporta tutto il peso e ne sente ad ogni suo più naturale movimento lo spaventoso stridore.
Dal dì che nozze, tribunali ed are
diero alle umane belve esser pietose,
da quel dì l'uomo è tornato belva assai più truce tutte le volte che si è sentito infrenato ne' suoi risentimenti naturali e ne' suoi bisogni istintivi. E non è da far colpa di questi delitti alle unioni mal combinate, nelle quali si preferisce il fasto e il tornaconto alla simpatia e alla salute e si sostituisce il calcolo della convenienza all'estro dell'elezione, perchè i matrimoni ben combinati offrono spesso impensate e dolorose sorprese, che gettano nel nulla la più cauta coscienza degli informatori e nello sgomento e nell'angoscia la più prudente canizie dei padri.
Se l'uxoricidio ha una remora, questa è il divorzio. Chiunque professi principî fecondati dalla libera e serena osservazione, non dal pregiudizio e dal partito preso, è costretto a riconoscere questa chiara e limpida verità. Se la Chiesa cattolica può aver ragione di non consentire che si sciolga un vincolo contratto col suggello del sacramento, circoscriva la sua opposizione al divorzio per le unioni religiose e lo concordi per quelle unicamente civili. Oltre tutto, queste son da lei considerate come concubinaggi peccaminosi; e allora perchè ostinarsi a voler mantenuti dei vincoli che sono peccati? In questi limiti sarebbe possibile una legge che riconoscesse l'indissolubilità delle nozze contratte anche in faccia alla Chiesa e sancisse lo scioglimento di quelle unicamente civili e in pochi casi, estremamente imperiosi. Sarebbe un riconoscimento dei diritti della religione dello Stato quando interviene negli atti civili; e il fondamento della maggiore opposizione tra noi sarebbe vinto e insieme rispettato. Tutto ciò, mi piace ripeterlo, nell'estrema limitazione dei casi, quale ad esempio la condanna perpetua del marito.