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Giovanni Rosadi
Tra la perduta gente

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VI.

 

Ora, se tornaste sui vostri passi dolenti, rasentando le celle che avete visitate, vi colpirebbe l'orecchio una voce che non vi è più nuova, meno straziante e più monotona delle altre.

È la voce di Giovanni Passanante, che legge quello che nello stesso tempo scrive. Ora reclama da re Umberto, che suppone ancor vivo e che d'altronde ha conosciuto bene, la concessione di risparmiare tre lire al mese sul suo vitto, cucinandolo da sè, per potere acquistare con quelle tre lire tanta carta da scrivere un giornale. Oppure acclama ancora una volta alla repubblica universale sì dolce e bella e all'assegno d'ogni età, che è il suo comunismo un po' confuso. Quindi impreca ai vili che fanno guerra all'assegno d'ogni età.

Ecco la mente che armò il braccio del primo regicida! Una paranoia demagogica e fastosa lo fece delinquente; ogni altra causa del delitto è ormai esclusa dall'ovvio confronto tra il suo contegno durante la colpa e il suo stato durante la pena. Arrestato, dichiarò di "avere attentato al re con la certezza di ucciderlo, essendogli venuta in uggia la vita, dopo i maltrattamenti del suo padrone". Interrogato, ripetè costantemente che "nel fatto si era dimenticato del cartello rivoluzionario su cui aveva scritto: morte al re, viva la repubblica!" Condannato a morte, in odio alla vita e per fascino di vanità rifiutò il ricorso per cassazione. Graziato del capo, non pensò alla vita che gli era salva, ma alle censure che gliene sarebbero incòlte.

Oggi la demagogia e la fastosità hanno avuto bastante sfogo nei trent'anni di ergastolo e nella condizione tranquilla che vi ha ricevuto16. Una certa civetteria nel suo modo di porgere indicava, fino a pochi anni addietro, una mal celata compiacenza delle visite che riceveva e delle discussioni che sosteneva. Ogni altra idea, ogni altra passione è vanita per sempre dalla sua mente e dal suo cuore. Nella condizione attuale egli è reso insensibile, inoffensivo, inadatto finanche alla libertà, per modo che liberato soccomberebbe nella lotta dell'esistenza: e non sarebbe neppure pietà la sua liberazione.

Ma se oggi non vivesse, cadrebbe sul suo capo troncato dalla mannaia un fallace e irreparabile giudizio intorno alla sua colpa. Morto, farebbe rivivere sognate congiure e temute cospirazioni; vivo, vale almeno a uccidere quei sogni e quei timori.

Gli amici del boia sono diffidati.


 

 

 




16 La condizione, se non tranquilla per tutti, certo men dura e aspra di quella che si riscontra negli stabilimenti penali, è conseguenza del concetto e del regime di cura medica che vige qui; ed è anche pregio singolare di intelligenza e di pazienza dei dottori Codeluppi e Nardi, che vi hanno atteso da oltre vent'anni.






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