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Giovanni Rosadi
Tra la perduta gente

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IV.

 

I giurati di Firenze, a maggioranza d'un voto, lo condannarono come complice e non autore del truce misfatto a trent'anni di reclusione. Ma quel voto, che decideva della vita d'un colpevole o d'un innocente, non ebbe sanzione, perchè fu annullato il lungo dibattimento e rimandata la causa all'assise di Siena, perchè vi fosse novamente dibattuta.

Là nessun ausilio di nuovi indizî si addusse. Anche là comparvero due testimoni che già erano andati spontanei e maravigliosi davanti al magistrato investigatore a dichiarare di aver veduto Averardo Bracciotti comprare nel giorno del delitto nove metri di corda, quasi che essendo più i malfattori, come la stessa accusa riconosceva, non dovesse comprare quel terribile arnese di morte chiunqu'altro di loro tranne il Bracciotti, che doveva mostrare la faccia agli investigatori del cupo mistero ed essere riconosciuto da' funai. E anche là resultò chiaramente che la qualità e la misura della corda descritta da que' due testimoni non corrispondeva nè alla misura nè alla qualità di quella raccolta addosso al Bracciotti e presso l'Annina. I giudici senesi assolsero l'accusato dall'omicidio premeditato e lo condannarono del solo furto domestico.

 

 

 




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