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| Giovanni Rosadi Tra la perduta gente IntraText CT - Lettura del testo |
I.
Sorgi tu dall'abisso o discendi dagli astri, eterna irresistibile Bellezza? Hai nell'occhio l'aurora e il tramonto: la tua bocca è un'anfora che versa mescolati il bene e la colpa: i tuoi baci son filtri che fanno vile l'eroe e magnanimo il fanciullo: sei simile al vino: semini a caso la gioia e i disastri: governi il mondo e non rispondi di nulla; cammini su i morti e ne ridi: il Demonio ti segue ansimante come un cane: l'Orrore non è il meno attraente de' tuoi gioielli: l'Omicidio è tra i tuoi più cari ornamenti e brilla rosseggiante sul tuo seno superbo.
Che importa, eterna irresistibile Bellezza, che tu discenda dagli astri o sorga dall'abisso, se il tuo sorriso mi dischiude egualmente la porta dell'infinito? Che tu sia Angelo o Sirena che importa, se fai l'aria più respirabile e le ore meno affannose?
Così dice l'esteta e così pensa il savio; perchè la Saviezza, stanca dei paludamenti gravi e impacciosi tra i quali è costretta, se ne discinge spesso non vista e si invoglia e si gode della sua stessa nudità, che tanto rigidamente celava. Ma il savio si ricompone alla vista del pericolo che lo insidia; l'esteta non conosce pericoli nè orrori se non per farsene nuovi e più arguti vertici per salire al piacere. Il genio del male e quello del bene si ispirano al fàscino di un'immagine parimente bella; il tristo non altrimenti che il giusto si finge la Bellezza a sua immagine e inclinazione; il delitto, alla pari di ogni altro affinamento umano, è spesso, per la via del pervertimento, la glorificazione della Bellezza.