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Giovanni Rosadi
Tra la perduta gente

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II.

 

Una luce viva, alta, scintillante nel ciclo opaco della notte, su dalla casa del nemico, il fumo sinistro, lo strepito minaccioso delle travi pieganti sotto la furia del fuoco, lo schianto fragoroso del tetto che crolla, la fuga insecutrice delle fiamme lungo le viti e gli olivi del poggio odiato, sono bellezze squisite che l'incendiario contempla col cuore traboccante di vendetta e che canterebbe volentieri con l'anima piena di poesia, se potesse concedersi la cetra impunita dell'incendiatore di Roma, laetus pulchritudine fiammae.

Un bel colpo, un fendente solo ma sicuro, un taglio netto e mortale, una scarica rispondente alla mira, un ammucchiamento di vittime, sono del delitto la gioia crudele, ispirata dal fàscino di una bellezza truce ma deliziosa.

Un'invenia felice nell'arte di ingannare, un trucco perfetto, una grande menzogna meglio creduta di un'ingenua verità, una commedia recitata con maggiore fortuna di una dotta opera di scena, un intrigo più fantastico di una novella araba, sono godimenti estetici spesso negati agli uomini di lettere ma non ai frodatori.

Una conquista subdola d'amore su di un soggetto immaturo, una violenza trionfatrice, un ratto romanzesco, un tradimento avventuroso dell'ospitalità, il boccaccesco inganno di un marito tronfio nel far la guardia alla fedeltà, sono licenze poetiche felici di un seduttore fuor della legge.

Una satira tagliente, una caricatura notomizzante, un epigramma diffamatorio, un soprannome rivelatore, sono spesso eleganze letterarie gustosissime nell'estro maligno di insultatori e diffamatori.

Una contraffazione sicura di monete, di suggelli, di impronte, di documenti, una perfetta adulterazione di vivande e di medicine, un'irreprensibile usurpazione di trovati, un audace contrabbando sotto gli occhi dei guardiani, sono altrettante gioie seduttrici del senso estetico malsano, non ispirate tanto dal calcolo e dal bisogno del guadagno quanto dal sentimento della novità e del contrasto.

 

 

 




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