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Giovanni Rosadi
Tra la perduta gente

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III.

 

Sono della schiera ignorata degli esteti il cleptomane specialista che sottrae oggetti d'arte non per rivenderli ma per destinarli alla propria segreta ammirazione; il galante raffinato che per ornare di rose la sua casa scavalca il muro dell'orto vicino e spoglia il rosaio adocchiato; il bibliofilo folle, che spingendo al limite estremo quel concetto assai singolare e spicciativo che i più professano intorno alla proprietà del libro, prendendolo in prestito e non restituendolo mai, osano nelle biblioteche e negli archivi sottrazioni e appropriazioni che non oserebbero mai sopra qualunque altra proprietà.

È degno di stare in riga con questi esteti lo Schliemann, il celebre escavatore di Troia, al quale la passione dell'arte e della storia, cresciuta lussureggiante nel suo cervello di antico droghiere, ammorbò la delicatezza di un intimo affetto. Convinto che non ultimo fine delle nozze debba essere una letizia intellettuale, andò a chiedere la futura sua compagna al primo magistrato della classica Atene, pregandolo di sceglierla tra le più valenti frequentatrici delle scuole. Presentarsi alla famiglia dell'eletta, domandarla in isposa, celebrare le nozze fu presto fatto, tosto che si fu d'accordo su questo articolo fondamentale: che la moglie avrebbe letto tutti i giorni un canto d'Omero al marito mentre questi si faceva la barba. E per nessuna ragione al mondo l'esteta permise che il patto fosse violato. Fu vista e udita la povera signora, un'ora prima del parto, sorretta da una spalliera di guanciali, leggere con la voce estenuata l'episodio di Pàtroclo mentre l'impassibile Schliemann scorreva il rasoio sulla sua gota17.

Lo vinse in crudeltà Thomas Wainewright, da Oscar Wilde salutato con ammirazione, il quale uccise la sua amante Elena Abercrombie dicendo a chi gliene moveva rimprovero:

- Sì, è stata una cosa terribile, ma Elena aveva i fianchi tanto piatti!

Alla medesima riga appartiene Luigi di Baviera, che all'ultima battuta dell'opera wagneriana, rappresentata per lui solo nel teatro di corte, vuol subito rinnovata la sua spirituale letizia e piglia a scudisciate gli attori che adducono l'impossibilità di ricominciare tutto il melodramma.

E vi appartiene uno de' più illustri puristi toscani, odiatore sincero e irreconciliabile dei barbarismi inquinanti la purità della lingua, il quale, essendo stato pestato da un gentiluomo piemontese, invece di accettare le sue scuse offertegli con il più garbato pardon, si accende subito del sacro fuoco della purezza e schiaffeggia violentemente il gentiluomo gridando: - Schiacciare un piede e dire anche pardon, questo è troppo!

In questi casi l'estetica è più il fine che il movente del delitto; in altri casi i termini si invertono: l'estetica è del delitto l'estro e la ragione. Allora un bel gesto vale il sacrificio di tutta la vita. Quando il fornaio di Motta Visconti dovette innanzi al giudice che lo interrogava fingere di ripetere il colpo dato al petto del presidente Carnot, si illuminò di gioia, gli occhi gli scintillarono di ispirazione, i lineamenti si contrassero, tutta la persona tremò di un fremito di energia nuova, sì che il signor Benoist gli gridò inorridito:

- Basta, siete un mostro!

E l'anarchico:

- Oh, questo non è nulla! Mi vedrete al dibattimento e poi sul palco della ghigliottina. Ah, specialmente questa scena sarà bellissima! sarà bellissima!

Vaillant, venutagli meno la speranza di riformare il mondo con un libro, pensa di poterlo rivoltare con una bomba nel parlamento francese; ma prima corre a posare davanti al fotografo e dispensa il suo ritratto; appena arrestato chiede dei giornali che stampano la sua effige e dice al carceriere:

- Si dirà che chi ha compiuto un così bel fatto non poteva essere che un così bell'uomo, non è vero?

Questo, lo so, è anche segno di vanità; ma la vanità prende spesso le veci dell'utilità nel maleficio, perchè questo verme roditore dei cervelli sani e dei malati, che è la vanità, si apre la sua via sottile a traverso i sentimenti della fastosità, confusi spesso con quelli della bellezza, sia pure la più perversa e malsana.

Ravachol, invitato a dire la sua difesa davanti ai giudici della Senna, improvvisa un discorso così eloquente nella sua semplicità scorrevole incalzante ordinata, che solo un uomo fornito da natura del senso estetico della parola e innamorato della bellezza della propria azione poteva pronunciare. Con parola sobria e schiva delle forme più usate nel vieto argomento rintuzza la propria colpa contro la società colpevole delle differenze e delle discordie che creano il delitto:

- Tutte le classi sociali, non la sola operaia, si invocano e si addossano tra loro la sventura, se non la morte, che suona male all'orecchio, affinchè la sventura rechi vantaggio: ogni mercante vorrebbe esser solo e fa voti e sforzi perchè ogni suo concorrente scompaia: la morte, come mezzo di fare scomparire un ostacolo o un nemico, non è che la misura di questa necessità. Infatti voi certamente mi condannerete nel capo, perchè credete che questa sia una necessità, e così voi che sentite orrore per me e per chi versa il sangue, voi stessi non esiterete più di me a versarlo, uccidendomi, con questa differenza: che voi agirete senza correre alcun danno, mentre al contrario io ho agito a prezzo della mia libertà e della mia vita.

 

 

 




17 Cfr. Patrizi, Nell'estetica e netta scienza. Nel Iº capitolo di quest'opera l'A. tocca per primo il tema svolto di proposito nel presente capitolo: tema assai diverso da quello trattato da altri, p.e. dal Ferri intorno I delinquenti nell'arte. Questi son tutti i criminali in genere, che nell'estetica ritrovano una sanzione inconsaputa della loro natura positiva; invece Gli esteti criminali, qui discorsi, sono i delinquenti di una sola specie e della meno esplorata fino a oggi, i quali derivano dall'estetica l'origine e la ragione di sè stessi. I primi sono i delinquenti creati dall'arte, i secondi sono i delinquenti che col delitto creano l'arte. Il Patrizi si doleva qualche anno fa e può continuare a dolersi ancora della solitudine di queste dottrine: "Il sottoscritto, salvo errore, fu dei primi a richiamare particolarmente l'attenzione degli studiosi sovra la figura dei delitti intellettuali, e a tentarne, dieci anni or sono, la classificazione con un saggio (Passioni criminali d'estetica e di scienza) distesamente riferite da Sigma (Scipio Sighele) in questo stesso giornale (29-30 settembre del 1897) e accolto da Lombroso nei suoi nuovi studi sul genio e la degenerazione. Da quell'anno non fecero difetto altre illustrazioni di pensieri o atti delittuosi per morboso amore sia della ricerca scientifica, sia del godimento artistico; tra quelle mi vengono ora in mente il dramma francese Nouvelle Idole e gli Esteti Criminali presentati in più città d'Italia dalle plaudite conferenze dell'on. Rosadi". (In Corriere della Sera, 13 giugno 1908). Recentemente il Patrizi ha addensato i suoi studi sul Caravaggio contribuendo a sollevare la fortuna del grande artista criminale.






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