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Giovanni Rosadi
Tra la perduta gente

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IV.

 

Il bel colpo del ladro, non si crederebbe, ha pure il suo movente estetico. Io vorrei poter dire al secolo corrotto: sei ladro e creatore di ladri; ma la sincerità dell'esperienza e l'intimità dell'osservazione mi inducono a credere candidamente che un movente non miserabile ma fastoso, un movente estetico, non economico, è la spiegazione prevalente del furto. Infatti i ladri sono per la massima parte giovani e viziosi e figlioli di famiglia e spesso ben mantenuti dai parenti o dalle amanti e sempre disposti a gettare il frutto dell'opera ladronesca nei tempietti di Venere Ciprigna o nelle grotte di Bacco Toscano. La malesuada fames e la turpis egestas e il bisogno persuasore orribile di mali sono poetiche immagini che si adattano ad altre deboli tentazioni del delitto, ma non all'estro ardito e intraprendente del ladro; il quale, alla pari di tutti gli artisti, non sa apprezzare il valor venale dell'opera ed è sempre povero in canna. È un'ingiusta onta che gli si fa col credere che il suo delitto derivi solo da un freddo calcolo di cupidigia: il compendio furtivo, a cui non renunzia, è più un premio che un fine del furto.

Egli è un artista; e la sua arte è una tendenza e un'applicazione dell'ingegno al difficile, all'ignoto, al rischioso, al maraviglioso. Voi conoscete artigiani intelligenti e abili ma non prodigiosi; invece i ladri compiono spesso prodigi di intelligenza e di abilità nel far saltare scrigni inconoscibili e serrature straniere, nello scassare porte ferrate, nel traforare da parte a parte mura maestre, nel fare spiccare il volo a casseforti che erano state messe al posto da dieci uomini affaticati. Provate a chiamare un fabbro perchè vi apra la porta di casa, se ne avete smarrita la chiave. Se vi fa stentare un'ora, dite pure che quello è un galantuomo. E allora, se vedete passare un giovane snello, dai movimenti felini, dagli occhi piccoli e scintillanti, dalle labbra asciutte e sottili, abbiate l'accortezza di chiamarlo e dirgli:

- Galantuomo, salvo il vero, volete vedere se vi riesce di aprire uno scrigno?

Quegli sdegnerà il lusso del fascio di grimaldelli che l'onesto fabbro dagli occhiali inforcati aveva portato con sè, vi chiederà una forcina, aguzzerà gli occhi, contrarrà le nari, premerà le labbra, sputerà tre volte in terra: e in due tratti il galantuomo vi avrà dato una smentita di questo nome.

Il sentimento dell'arte si rivela nel ladro anche in certe sue suscettibilità d'amor proprio professionale. In uno degli estremi viali di Firenze spiccava nella sua solitudine gaia un villino, che a giudicarsi dall'eleganza degli addobbi delle sue finestre pareva anche riccamente arredato. Due compari lo adocchiarono e decisero di profittare dell'assenza de' suoi abitatori per dargli la scalata. Infatti, dopo lungo e industrioso lavoro, poterono penetrarvi tranquillamente. Ma quale ingrata sorpresa! Non solo gli arredi di tutta la casa erano umili e pochi, ma dentro a quegli umili e pochi arredi non si trovò neppure uno spillo che meritasse d'esser levato dal suo posto. Allora i due compari, offesi nel loro sentimento più delicato, che è appunto il sentimento estetico d'una bella impresa, non seppero fare a meno, sdegnando pericoli e identificazioni col dar causa a nuovo indugio, di scrivere e lasciare alla porta questo monito severo: "Quando si ha tanta miseria non bisogna ostentare certe apparenze per ingannare così atrocemente il prossimo."

Uno dei briganti che infestarono l'Appennino pistoiese, come vide, dopo aver frugato con scarsa fortuna la carrozza della contessa Cellesi, che il cocchiere rimaneva freddamente seduto al suo posto gli intimò di alzarsi e appena scorse sul sedile un portafoglio gridò:

- Questo, brutto brigante, ce lo volevi rubare!

E come nell'ordine delle arti belle, così anche in quello dei delitti estetici, ricorrono tendenze e specialità di attitudine e di gusto. Tra i pittori chi tratta il paese e chi la figura; tra i plastici chi il monumento e chi il ritratto; allo stesso modo, tra gli esteti del delitto, chi si dedica alla frode e chi al sangue e chi al furto. E nella stessa cerchia del furto chi ruba soltanto in città e chi unicamente in campagna, chi sempre galline e chi tutte uova; chi non tocca che l'oro e chi soltanto il metallo vile, come l'ottone delle insegne e il piombo dei condotti; chi non entra che nelle case e chi soltanto nelle botteghe; chi si industria nei luoghi di bagni e chi nelle fiere e chi al teatro e chi nelle chiese e chi sui treni e chi negli incendi e dopo i tremoti e durante i tumulti; alcuni non passano che per le porte, altri soltanto dai camini e per le finestre; gli uni prendon posizione con un salto; gli altri affrontano con la potenza dei muscoli la

custodia robusta di una porta o la debole difesa di un muro lavorando unicamente di spalla.

E di questo specializzare non è sola causa la differenza delle attitudini fisiche alla forza o alla destrezza e delle varie consuetudini con gli uni piuttosto che con gli altri arnesi di mestiere, ma bensì è ragione principalmente la varietà dell'istinto estetico particolare.

 

 

 




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