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Giovanni Rosadi
Tra la perduta gente

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VIII.

 

Il danno è in ciò, che anche l'arte più debole e mediocre svolge la sua influenza nei costumi e nel delitto. La spiegazione di tale influenza è quella di una suggestione più potente delle altre, che all'istinto dell'imitazione aggiunge l'abbellimento e l'accreditamento dell'esempio artistico sotto forme ingannevoli e fascinatrici.

È inutile che tentino negarla, questa influenza, gli scrittori che per appunto furono anche influenti. Beyle, per esempio, diceva: - Il libro è uno specchio che cammina sopra una strada: questo specchio riflette il fango: e voi l'accusate d'essere immorale? Ma accusate piuttosto la via dove il fango s'è accumulato e ancor più il cantoniere stradale che ha lasciato formarsi il pantano. - E nessuno vorrà difendere il cantoniere stradale, ma ognuno osserverà che, se il fango non è una bella cosa, non c'è ragione di rispecchiarlo, perchè in grazia dello specchio si vede due volte, nella strada e sul vetro. Bourget porta un esempio: - Se un diabetico si fa una ferita, può morire; ma non l'uccide la ferita; questa non fa che rivelare uno stato patologico. - E sta bene, ma, se non era per la ferita, lo stato patologico di per sè non conduceva alla morte; sicchè è da consigliare chi vuol menare di coltello a rimetterselo in tasca, perchè tra la gente che si busca una ferita ci possono essere anche i diabetici di Paul Bourget. È inutile giocar di parola. C'è un'influenza reciproca tra costume e letteratura: il costume è il modello, la letteratura il quadro; ma il quadro diventa alla sua volta modello, esempio, attrattiva. La sua influenza è in questa realtà; nell'esperienza è la sua conferma.

Dissi di già come al tempo che furon rappresentati e divulgati I masnadieri dello Schiller, nei quali il protagonista Carlo Moor raffigura un brigante invaso da sogni di grandezza, mossi da un profondo disgusto verso il mondo della vecchia costituzione, un brigante che vuol romperla con tutte le menzogne sociali, non mancarono giovani eletti e di onorevoli famiglie della Germania che si dettero al brigantaggio, inducendosi a vivere e scorrazzare nelle foreste per erigersi giudici e condannatori d'una società colpevole e aborrita.

Dietro il furor d'entusiasmo che suscitò il Werther del Goethe, dove il suicidio è presentato sotto così lusinghevoli apparenze, caddero più vittime che per il fascino delle più adorabili donne. Quasi tutti quegli infelici furon trovati col volumetto istigatore in tasca. Sicchè all'autore giunsero imprecazioni e lettere di madri che lo rimproveravano di avere spinto i loro giovani figlioli alla morte. La celebre scrittrice Hohenhausen lo apostrofava con una veemenza che l'amor materno le faceva certo perdonare: - O uomo - gli scriveva - che Dio ha dotato di genio, uomo che dovevi essere educatore della razza umana, Dio ti chiederà conto dell'uso che hai fatto del tuo ingegno. - Gli stessi pastori protestanti non ristettero dal chiamare il Goethe assassino. E come nell'Indiana della Sand, altro romanzo di simile suggestione disperata, il suicidio era attuato a due, così i suicidi si successero a coppia. Il dottor Bancal, medico reputatissimo, aprì la serie uccidendo la sua amante e tentando di suicidarsi, e in ciò fare ricopiò esattamente la scena descritta dalla Sand.

Quando, a mezzo il secolo scorso, Alfonso Karr, col suo romanzo La Pénépol normande, rimise in moda il vitriolage, una delle vecchie maniere di sfigurare gli amanti, perchè non tutti possono concedersi il lusso regale di Elisabetta di Russia, che fece tagliare il naso a due signore dell'aristocrazia, troppo amate per la loro bellezza, un marinaio iniziò il ciclo delle imitazioni, che sono sempre attraenti nel delitto come nel suicidio. Tradito dalla moglie, dopo essersi battuto col suo rivale, averlo ferito ed esserne stato mortalmente ferito, chiamò al suo letto la donna, l'attirò a sè per baciarla un'ultima volta, e le premette sul viso un fazzoletto inzuppato di vetriolo, che tutta la bruciò. D'allora il vitriolage ebbe una grandissima diffusione in Francia.

 

 

 




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