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| Giovanni Rosadi Tra la perduta gente IntraText CT - Lettura del testo |
X.
Ha ragione lo Spencer di mettere in ridicolo la teoria del grand'uomo e di negare una grande influenza nel mondo al genio, perchè questo non è se non il prodotto di quello, è un figlio e non un padre del suo tempo, è un uomo non attivo ma rappresentativo, un attore e non un autore del dramma storico; ma se l'opera del genio non può avere di regola una grande influenza nel costume e nelle sorti del mondo, ne ha però una innegabile e potente nella cerchia circoscritta dei costumi e dei vari soggetti singoli e particolarmente dei deboli e degli iniziati all'aberrazione.
Or è l'anno, a Firenze, furono condannati due amanti, Adolfo Fuscati e Isolina Grossi, rei di avere strangolato una giovanissima sposa, della quale uno degli strangolatori era da tre mesi il marito. Tra i documenti del processo contro la coppia criminale era un romanzo del signor Adolfo Lovati, assidua lettura della coppia nelle sue veglie d'amore; e quel romanzo si chiudeva con l'uso ferale d'una corda, quale servì al delitto, e recava per titolo un programma: Amore assassino20.
Ancora a Firenze, una sera d'estate del '21, due suoceri chiudono la tranquilla e calda giornata bevendo insieme un malinconico caffellatte, che il recente genero aveva preparato per loro. Sono contemporaneamente còlti da gravi e strani disordini, ai quali reagisce la suocera svuotando lo stomaco, ma non il suocero, che dopo tre giorni muore. Mentre corrono queste pagine, la Giustizia ha pronunziato l'accusa di veneficio contro quel genero, capitano dell'esercito, dopo averlo dimostrato il più bugiardo degli uomini.
In realtà costui, nel calare in quella casa attraverso la seduzione del giovanissimo cuore dell'unica fanciulla, superstite al fratello caduto da poco in guerra, vi imperversò con tutte le sue trame false: presentò una sua laurea di ingegnere falsa, donò alla bellissima sposa nella vigilia delle nozze una grande collana di perle false, all'altare le porse un rutilante anello falso, accampò riserve patrimoniali di famiglia false. Ma quando dovette pagare un forte debito di giuoco, contratto nei primi mesi di matrimonio, non trovò altra riserva che il cuor generoso e addolorato del suocero, che pagò di sua tasca. E come il pover uomo fu morto, il genero avido e impaziente dell'eredità, che trapassava per tre quarti alla sua moglie docile, rubò tre titoli del valore di trentamila lire, presente il cadavere atteggiato a vittima pietosa del suo scellerato disegno di menzogne e di latrocinio.
L'accusa attribuisce all'avvelenatore l'uso dell'aconito. Ora tutti i librai fiorentini hanno in vendita, non da oggi ma da sette o ott'anni, più d'una traduzione italiana del racconto di Oscar Wilde (del nostro "Esteta Convertito" del seguente capitolo) dal titolo "Il dovere del delitto", dove lord Arturo Saville, ritenendosi obbligato per ossessione a un delitto, tenta di propinare alla sua vecchia cugina lady Clementina Beauchamp una buona dose d'aconito, veleno di effetto spedito, di facile impunità, com'è lucidamente detto nel volume di Erskin, consultato da lord Saville. A Firenze anche l'aria ha le sue influenze d'arte e di letteratura.
Il Pranzini, soppressore della ricca e bella mondana Régnault, racconta che poche ore prima del suo delitto aveva letto con l'amante il romanzo Le Joueur, nel quale si descrive un altro amore assassino.
La signorina Lemoine, rea d'infanticidio per aver soppresso il bambino nato dal suo amplesso con un cocchiere, confessa nel processo svoltosi a Parigi che i romanzi di Giorgio Sand l'avevano sconvolta. Quei romanzi esaltavano le unioni ineguali e dimostravano che l'adulterio non consiste nell'ora breve che la donna dedica all'amante, ma nelle lunghe ore che sacrifica al marito. E la Lemoine soggiunge che particolarmente dal romanzo Valentine aveva tratto la persuasione della bellezza e della felicità di elevare fino a sè un essere umile, di dar la gioia a un verme innamorato di una stella!
Questa Nota, comparsa nella precedente edizione, originò una lunga polemica nella Nazione (agosto 1921) e il volume L'affare Fuscati (Firenze 1921) al fine di promovere la revisione del processo, che però non fu concessa.