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Giovanni Rosadi
Tra la perduta gente

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XIII.

 

Ma poco o nulla potè produrre. Ramingò tra l'Italia e la Francia, finchè nel novembre del 1900, essendo alloggiato nell'albergo d'Alsace in via des Beaux Arts a Parigi, cadde irrimediabilmente malato di meningite. Era alla fine della fortuna e della vita. Non è vero che fosse completamente abbandonato nè che l'albergo fosse "di decimo ordine". Però l'egregio signor Giovanni Dupoirier che lo conduceva, volendo protestare contro questa sfavorevole nomea fatta dai giornali alla sua azienda non seppe difenderla meglio che chiamandola "une maison di cinquième catégorie".

O di decima o di quinta categoria, l'albergo d'Alsace, dove il Wilde fu malato dell'ultima malattia nel novembre del '900, non accolse che due amici intorno a lui: il romanziere Reginaldo Turner e il fido Roberto Ross, che faceva le spese. Negli ultimi giorni il Turner si trovò solo e assai sgomento con un malato di carattere cerebrale, che di quando in quando gli diceva: "mio piccolo ebreo" per chiedere qualche cosa di nuovo. La sua maggiore incertezza cadeva, intanto che il pericolo incalzava, sul quesito di informare la famiglia del malato e di chiamare un prete. In una lettera del 28 di novembre scriveva al Ross: "Si deve chiamare un prete o un pastore protestante quando peggiora? Tuckner (il medico) lo vuole assolutamente. Io penso di no, se egli non lo desidera. Ma su ciò preferisco sentire la tua decisione"40.

Sollecitato da altre due lettere dello stesso giorno, il Ross fu a Parigi il 29 e ritrovò il Wilde strafigurito, quasi incosciente, rantolante in modo da imitare il verso orribile di una manovella. Ritrovò il piccolo ebreo infermiere addirittura finito." Allora - racconta egli stesso - andai in cerca di un prete e dopo tanta fatica trovai il padre Cuthbert Dunn dell'ordine inglese della Passione. Venne subito e gli somministrò il battesimo e l'olio santo. Oscar non potè ricevere il viatico. Gli avevo sempre promesso di chiamare un prete quando fosse in fin di vita; e mi sentivo un po' colpevole di averlo sempre sconsigliato dal passare al cattolicismo".

Nel pomeriggio seguente Oscar Wilde cessava per sempre di rantolare.

Composto nella bara tra il crocifisso, l'acqua santa, i ceri, lo scapolare già appeso al suo collo durante la vita e gli altri simboli del rito cattolico, il 3 di dicembre fu accompagnato al camposanto di Bagneux dalla pietà seguace de' due amici presenti alla morte, di Alfredo Douglas sopraggiunto il giorno di poi, del buon albergatore Dupoirier, di una cameriera della moglie già defunta e di due stranieri sconosciuti.

Queste note estreme, che ci sono offerte da un testimone sereno come il Ross, dimostrano quale indirizzo aveva preso nello spirito e nella vita reale del Wilde il mutamento che si era operato nel carcere.

Nella sua tomba, sotto il nome e le date 16 ottobre 1854 - 30 novembre 1900, fu scritto il motto di Giobbe: "Alle mie parole non osavano aggiungere nulla; e il mio eloquio stillava sopra di loro". Ma in verità i contemporanei dell'infelice avevano aggiunto qualche cosa alle sue parole.... e Giobbe offriva un motto meglio appropriato a lui e alla sue sconfessate relazioni col mondo pagano: "Tu mi innalzasti e collocandomi sopra il vento mi desti orribile tracollo".


 

 

 




40 Robert Boss, Ultimi giorni di Oscar Wilde, in Nord usud Sud, novembre 1909.






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