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Giovanni Rosadi
Tra la perduta gente

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XI.

 

Ricercandola a traverso il cieco mondo, la gente perduta61 si incontra o nel sottosuolo della vita civile, dove s'infiltrano tutti i detriti fermentati della civiltà, o tra le pareti del carcere, che son serre di cultura del male, o su per l'erta precìpite delle sùbite fortune e del fasto mentito; ma mai per la via deserta e muta della riabilitazione.

Per rendere accessibile e battuta questa via conviene metter da parte quanto più si possa gli inciampi inutili delle pene istituite come sistema unico e superficiale di repressione e sostituirle con ogni mezzo radicale e complesso di prevenzione, commisurato alle varie cause della criminalità, che si riassumono in difetto di predominio morale, difetto di costituzione organica, difetto di ambiente fisico, difetto di condizioni sociali. Per questi difetti della natura, dell'uomo, dell'ambiente che lo accerchia, il baratro del delitto è profondo. Si ha voglia di colmare educando!

Le squallide figure di gente perduta tracciate in queste pagine recano tutte sul viso o nelle impronte dell'anima i segni di tali difetti. Sono tracciate di scorcio affinchè non ostentino per orrido gusto, dilatandole con le proprie mani, le diverse piaghe già profonde e sanguinanti dalla loro carne miseranda. Ma son levate a modello dalla verità viva e dipinte alla luce dell'esperienza vissuta. Certo, per aderire al vero e fuggire dallo strano e dal pretensioso, che hanno ormai assuefatto gli animi alle nuove letture, han perduto l'interesse che altrimenti potevano suscitare.

L'interesse! Ecco l'ultima parola che compendia la fortuna anche d'un libro. Ma, amico lettore (se a questo punto mi è rimasto tuttavia un lettore), chi sa mai se da questo libro non potrai ricavare qualche guadagno con l'imparare a conoscere e schivare le insidie spogliatrici e gli agguati sanguinari di quell'oscuro cerchio di mondo, che un'antonomasia troppo superba suol chiamare mondo birbone!

 

 




61 "Pietro Nelli scrisse tra l'altro un capitolo (Io vorrei pur) contro gli avvocati, dove i rei che a questi ricorrono per esserne difesi sono designati con la espressione dantesca "la perduta gente": espressione che per una singolare coincidenza fu adottata nello stesso significato da un noto scrittore contemporaneo di cose giuridiche come titolo di un suo libro... P. Bellezza, Curiosità Dantesche, p. 287. Milano, Hoepli, 1913. (Il libro e l'autore sono citati in nota).






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