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| Giovanni Rosadi Tra la perduta gente IntraText CT - Lettura del testo |
IV.
Il periodo del disinganno e dello svanimento, dopo il nuovo ritorno, questa volta fu lungo e tempestoso. Sentendosi sfuggire il piacere conquistato ad arte e con sacrifizio, lo sconsigliato si adoperò per tempo a trattenerlo come meglio potè. Allora Giana dovette provare tutte le folli molestie d'un marito innamorato della moglie, dalle gite in carrozza chiusa per finzione di avventura fino alle mostre della camicia di seta del color di rosa e altre simili civetterie da lui imparate nelle letture, sua nuova occupazione e scuola di tardo iniziato. Ma non sempre la semplice donna ebbe la voglia o la forza di corrispondere a queste e a altre stanchevoli pretese: di qui una vita di dissidî, di torture, di violenze, specialmente nel consueto argomento della gelosia. Giana, credesse bene di accarezzare quest'idea fissa del marito o veramente si proponesse di meritare per qualche titolo di colpa l'accusa di infedeltà a opera del medico di famiglia o le nuove stravaganze del marito avessero svegliato i suoi sensi tranquilli, incominciò ad accettare la discussione a fondo sopra lo scabro argomento, spingendolo spesso a confessioni ostentate o forse mendaci ed a propositi di libertà in illeciti piaceri.
Fu come versare olio nel fuoco. Il forsennato, che aveva fatto ogni sforzo della fantasia per immaginarsi verosimili queste disposizioni della moglie, vi si ribellava violentemente ora che le temeva vere. Ma in realtà tutto ciò non era se non quello di cui aveva tanto bisogno e desiderio: bisogno e desiderio di ardere, di consumare, di combattere, di soffrire, di accelerare a stratte e sbalzi il moto lento e uniforme dell'esistenza, caro soltanto agli animali da ingrasso e agli uomini perfetti.