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| Giovanni Rosadi Note in margine IntraText CT - Lettura del testo |
Sotto questo titolo i giornali della città pubblicavano:
- Domani, al nostro tribunale, si svolgerà un processo piccantissimo, quale non ci aveva mai offerto la ricca varietà dell'Amore in Tribunale. Il giovane contadino Ugo Sollazzi, del Pian dei Giullari, è accusato di furto di energia genetica. Ai tempi classici del Diritto non si ammetteva il furto su cose non materiali e apprensibili; ma il genio inventore ha spinto a forza anche il Diritto penale sulla via del progresso e gli ha fatto ammettere il furto di acqua, di gas, di elettricità, di tutte le energie dell'attività civile. Ma l'energia che si connette col caso Sollazzi è una vera curiosità giuridica, ci diceva un magistrato senza poterci informare d'altro. Forse il dibattimento si svolgerà a porte chiuse; ma noi non mancheremo di darne largo ragguaglio ai nostri lettori..
Di buon'ora la sudicia sala del tribunale era stipata di pubblico. Tutti i cronisti della città si disputavano un posto. Non mancavano i corrispondenti delle isole, giornalisti e grammatici onorarii, disertori di uffici e di negozii in quel giorno. Nè mancavano giovani e vecchie signore, che si scusavano delle acconciature mattinali affrettate per la premura di non perdere una singolare occasione di studio. Il giovane contadino era segno della curiosità e simpatia generale.
Fu gran gioia il sapere che il processo si faceva a porte aperte. Ma fu gioia breve, che voltò nella delusione e nel dispetto, quando il presidente prese a spiegare il capo d'accusa e contestò al giudicabile come fosse chiamato a rispondere di furto di energia genetica per aver condotto le sue mucche al toro del bifolco vicino senza chiedergli il consenso nè pagargli i suoi diritti.
Sfollaron tutti con una strana espressione di vergogna sul viso, che era quella di esser pùnti nel pudore col non esserne offesi.
E nessuno rivolse più uno sguardo di curiosità e di simpatia al giovane contadino.