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| Giovanni Rosadi Note in margine IntraText CT - Lettura del testo |
III.
I giornali della sera spacciavano per tutta la città il clamoroso fatto del giorno: un giudice che si confessa reo del delitto che doveva giudicare: emozionante romanzo vero: imminenti rivelazioni. Voci strillanti si succedevano per le vie e nei remoti viali, rompendo il silenzio dell'ora tranquilla e diffondendo per ogni angolo un ansioso risveglio.
In uno di questi angoli, dentro una casetta nuova, tutta aggraziata nel colmo della fortuna domestica, penetrarono quelle voci e attraversarono il cuore di una donna. Elena non era sola; dormivano poco lontani due amori, i suoi concepiti amori; sedeva con lei la più assidua amica, ch'ella aveva chiamata fin dalle prime ore della sera. Ma l'intima amicizia non era bastata a farle confidare la ragione della sua inquietudine grande e invincibile, che la faceva andare e tornare dalle finestre e parlare tra sè. Quando quelle voci si fecero chiare in ogni parola ascoltata in silenzio, l'amica si precipitò per chiamare il clamoroso banditore, ma Elena la trattenne, poi si pentì e la incitò ad andare, ancora la trattenne, di nuovo si affrettò con lei alla porta, quando questa fu aperta di fuori ed entrò il marito di Elena.
Quell'uomo agitava un giornale come un gagliardetto glorioso e si vantava di essere tornato indietro per portare quel vessillo di carta appena conquistato. La moglie lo guardava per non essere veduta e faceva sforzi prodigiosi per contenersi. Il pretesto di andare a verificare il sonno degli innocenti, minacciato dall'improvviso clamore, le dava lena a dissimulare. Alberto, il marito soddisfatto, stentava le parole nel preludere al gaio racconto; finalmente cominciò:
- Vi ricordate che nel settembre fu ammazzato quel cantoniere del giardino?... Bene, oggi si faceva all'assise il processo contro un ortolano accusato di averlo ammazzato.
Anna, l'amica, mostrò di esserne informata; anche Elena lasciò credere di aver letto qualche cosa nella cronaca in passato.
- Stasera il processo è terminato. Ma sentite in che modo. Il fatto è da sbalordire. E sapete chi c'entra? Dunque si faceva il processo; l'accusato negava; ma pochi indizii e la mancanza di un'altra spiegazione dell'omicidio ha fatto precipitare il giudizio. I giurati, ritirati per decidere, avevano condannato l'ortolano, quand'ecco uno di loro.... Sapete chi?... Dite chi....
Anna e anche Elena dissero di non sapere indovinare. Allora Alberto sbottò:
- Il Vivaldi, quella buona lana del Vivaldi, l'umanitario galante, che avrebbe continuato tanto volentieri a bazzicare questa casa.... per rallegrare l'umanità.... se non l'avessi messo alla porta. Avevo ragione?
- Ma che ha fatto? - domandò Anna. Elena lo aveva domandato con gli occhi e l'ansia del suo cuore già dieci volte.
- Una delle sue. Ha fatto l'umanitario.... Ma questa volta la paga cara. Si è messo a gridare che l'ortolano era innocente e che il cantoniere.... indovinatelo voi.... ditelo voi....
- Su, lo dica lei - fece Anna.
Allora Alberto, respirando largo:
- L'aveva ammazzato lui.
Elena non potè trovare sfogo nè freno alla sua emozione se non domandando:
- E perchè?
- Perchè l'aveva sorpreso nel giardino, di sera, in stretto colloquio con una donna.
- Ma questa - osservò Anna - non è una ragione per ammazzare; se mai.... per essere ammazzato.
- Lo dico anch'io - gridò Alberto. - Eppure ecco qui.... - E si dette a scorrere il giornale. - Dunque.... - Emozionante romanzo vero.... - Oh! Oh!... - Ma procediamo con ordine.... Interrogato il quinto giurato signor Celso Vivaldi, che arbitrariamente si era fatto consegnare l'invito per il signor Domenico Scarpelli e si era presentato con questo nome fra i giurati, interrogato perchè avesse ucciso il cantoniere, ha risposto che fu costretto a far uso della sua rivoltella....
Qui si interruppe con un commento appassionato:
- Non è vero nulla; non che abbia ammazzato il cantoniere, ma che sia stato costretto da lui a metter mano all'arme. Io non ce l'avevo nemmeno, la rivoltella, quando lui la levò contro di me, che lo mettevo gentilmente alla porta. Altro che costretto!... È un prepotente, che punta la rivoltella contro chi sostiene le sue ragioni, come fece con me.
- Andiamo, via! Acqua passata! Ma chi è la donna?
Elena stentava il respiro nell'indugio di Alberto, che aveva ripreso a leggere a sbalzi:
- L'imparziale magistrato che presiede la nostra Corte ha chiesto al signor Vivaldi se si fosse trovato presente al fatto qualche testimone. Il Vivaldi ha risposto: una testimone. Una donna!... penseranno subito le nostre amabili lettrici. Eh sì! Il signor Vivaldi, un uomo ancor giovane, dai tratti simpatici e vivaci, ha risposto che era con lui una donna, ma....
Alberto si interruppe di nuovo per osservare:
- Sentite ora lo spaccone, il cavaliere da strapazzo:
- Ma non ha voluto nominarla a nessun costo. È evidente che sotto questo nobilissimo riserbo si nasconde una piccante avventura d'amore; un romanzo passionale a base di adulterio, e che vi è di mezzo una dolce e gentile creatura, trascinata nel baratro da una veemente passione.
- Frasi da giornali!... Tratti simpatici e vivaci!... Dolce e gentile creatura!... Quella era certo una donna di strada. La moglie di un uomo per bene non va in un giardino pubblico a quell'ora. Forse era l'amante di un soggetto da far paura. Il cantoniere li ha visti; il signor Vivaldi non voleva essere scoperto, per via di quel soggetto; l'altro ha insistito e lui ha tirato. Tutto il guaio è del povero ortolano, che è stato condannato.
- Condannato? - domandarono le due donne.
Anna scattò per l'idea dell'ingiustizia consumata; Elena si fece in mille per il presentimento della sventura maggiore.
Ma suo marito aveva fretta di ritornare nel centro e non guardò al suo aspetto angoscioso. Anzi le consegnò il giornale come un dono gradito, salutò l'amica e uscì.