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| Giovanni Rosadi Note in margine IntraText CT - Lettura del testo |
Entrò, premendo la sua agile persona allo stipite e snodandola per lungo, una giovane donna, modestamente vestita, all'ultima maniera, esile, bianca, avvenente. Disse che doveva parlare a sola colla signora di casa; ma questa protestò di non aver nulla da nascondere a nessuno, tanto meno all'amica, d'altronde così intima che avrebbe subito risaputo qualunque inezia. E la introdusse, seguìta da Anna.
La giovane donna dichiarò il suo nome, Livia, e anche il cognome. Ma l'uno e l'altro era ignoto alle due signore. Soggiunse essere maestra del Comune e vivere con la madre, vedova di un illustre professore. Ma anche quello era ignoto. Poi, rivolgendosi a Elena:
- Mi manda il signor Vivaldi. Lei sa che oggi si è confessato pubblicamente di un fatto doloroso....
- Lo abbiamo letto ora - interruppe Anna accennando al giornale.
- Ma lei - domandò Elena - che relazione ha con quel signore, per essere mandata qui da lui?
- Sono sua fidanzata.
- Sua fidanzata? - proruppe Elena.
- E perchè non dovrei essere creduta?
- Perchè, a quel che si legge, pare che fosse fidanzato con un'altra.
- Lei vorrebbe dire quella del giardino?... Ma quella donna ero io.
- Era lei?... Signorina, io non credo alla storia che ci racconta, nè a una qualunque ragione di venire a raccontarla qui. Io de' suoi affari non mi occupo. Non so per chi venga, nè che voglia. Lei recita una parte incredibile, misteriosa, maligna; ha capito?
Livia, mortificata e già in piedi, stava per sottrarsi all'ira che divampava dagli occhi e tremava in tutta la persona della signora di casa. Ma Anna la trattenne con composta curiosità:
- Davvero è strano; ma dunque dica perchè è qui.
- Per dire che quando mi presenterò, per offrirmi testimone del fatto....
Elena la interruppe:
- Lei si presenterà a testimoniare così?
- Sì, io.
- Io sono libera di me, perfettamente libera. I miei scolari avranno un'altra maestra; e non sono miei figlioli.... Intanto, nel confessare la mia unica colpa di fidanzata impaziente, darò a loro, a tutti, una santa lezione della più pura virtù del sacrifizio a salvezza d'un innocente, e non di uno solo!
- E tutto questo d'accordo con lui?
- Tutto è concordato tra noi.
Anna intervenne presso Elena con studiata dolcezza:
- Ma lascia che dica finalmente come c'entri tu in questo.
- Dicevo che quando mi rivelerò, bisogna che a nessuno venga in mente di intralciare l'opera mia.
Anna:
- Crede che a qualcuno possa venire in mente?
- Non so.... Il Vivaldi non alluderà certo alla signora.... ma a persona che lei conosce bene e che può riuscire a persuadere.... Insomma mi ha mandato con una lettera per la signora.
E trasse una lettera. Elena, nell'adocchiare quella scrittura e nel rifiutare di prenderla, si sentì disarmata dei dubbi e dei sospetti su quella donna e la verità dell'incarico. Si sentì anche seriamente imbarazzata nel sostenere il rifiuto. Tuttavia tentò:
- Ma se quel signore avesse diritto di scrivermi, perchè avrebbe incaricato lei?...
- Perchè con la mia presenza confermassi la verità di quel che scrive e poi perchè non ha creduto prudente nè utile venire da sè.
E porse la lettera alla signora. La dignità di respingerla venne a transazione col bisogno di riceverla. Elena prese la lettera con gesto scaltramente sdegnoso e la gettò lontano da sè. Fu come lanciare un aerostato frenato, che rimaneva a sua portata di mano. La fanciulla si inchinò sorridendo di quest'atto e uscì.