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Giovanni Rosadi
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IL SONNO DEL GIUSTO.

 

Calcedonio siede a destra di chi dirige i dibattiti giudiziari e dorme costantemente.

A chi, per pungerlo del suo vizio, gli offre un caffè nell'ora della refezione risponde con amabile disinvoltura: - No, grazie, non dormirei in udienza.

Un giorno si faceva il processo contro un'immensa nutrice che nel sonno aveva soffocato il suo alunno lattante. Calcedonio aveva appena appreso l'argomento dell'accusa e si era addormentato profondamente; ma uno strano sonno ecco turbargli l'abitudine tranquilla. Una frotta di topi rosicchiava le sue gambe e quelle della vecchia poltrona, alla quale si era abbandonato. Sentiva i morsi nella carne, udiva le rosicchiature nel legno, faceva sforzi affannosi per riscotersi, ma non gli riusciva. A un tratto una gamba della poltrona si spezzò e il giudice cadde riverso in un lago di latte. I topi ne oscurarono la superficie bianca e sozze mosche volarono sul suo viso insinuandosi su per le nari e sotto le palpebre e dentro le fauci. Allora tentò di puntare i piedi, ma erano persi. Stava per soffocare, quando uno starnuto lo riscosse, un rigurgito amaro gli salì alla gola, gli occhi gli si aprirono a mezzo. E allora rivide l'immensa nutrice sul suo scanno di accusata, che si mandava a male dal piangere, e udì il suo difensore che, rovesciata col gesto enfatico una seggiola, parlava di febbre del latte e di esaurimento nell'allattare, e ripeteva a gran voce che la coscienza di chi condannasse la piccola innocente sarebbe rôsa di eterno rimorso.

- Il dibattimento è chiuso, il tribunale si ritira per deliberare - gridò il presidente appena l'avvocato ebbe finito.

Calcedonio, scacciata una mosca gozzovigliante sul sudore del suo viso, si alzò con le polpe intormentite per il sonno disagiato e si trascinò nella camera di consiglio.

Il presidente era risoluto alla condanna, il giudice giuniore all'assoluzione; Calcedonio era arbitro della sorte della nutrice. E voleva condannarla, perchè condannava tutti, meritando per questa scrupolosa abitudine il compatimento e la fiducia de' suoi capi di ufficio. Ma il sonno ha relazioni e influenze dirette su la realtà, della quale ora è l'immagine, ora il presagio. I rodimenti e gli affanni sognati da Calcedonio gli riscossero per la prima volta il senso del rimorso nel giudicare.

- Assolvo, - disse con una ispirazione inusitata. - Ma bisognerebbe ammonire, nei ragionamenti della sentenza, che chi non sa dominare il sonno non dovrebbe fare la balia, ma qualche altro mestiere.

- Per esempio - disse il presidente sopraffatto - quello del giudice.


 

 

 




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