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Giovanni Rosadi
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SO TUTTO.

 

Fifi sedette a tavola, spiegò il tovagliolo, ingollò i primi bocconi, poi disse d'un tratto:

- So tutto.

Alla tavola sedevano il padre e la madre: un uomo indifferente alle vicende dell'età, contento della sua non più giovane, che gli serbava un ottimo appetito: un'amabile donna, ancora fiorente ai suoi trentasett'anni, non rassegnata a piegare l'arco della maturità. Era una di quelle creature che interrogano la vita, meno rare tra le donne, che sentono la villania e gli scapiti del tempo.

Da più di un anno tramava un voluttuoso adulterio; ma il pensiero dell'invecchiare le rendeva tormentosa la passione, che era così piena e matura. Principalmente non sapeva adattarsi a pensare che un giorno non lontano il suo unigenito, ora quattordicenne, rotto il mistero della sua origine e fatto incontinente, dovesse correre insieme a lei il palio del piacere.

L'esclamazione fatta ora da lui a tavola era l'annunzio di questo giorno aborrito.

Furono così precipitate le sue parole, che da prima il padre la madre poterono coglierne il significato; ma Fifi non si fece troppo esortare a spiegarsi. Sandro gli aveva detto.... Olga gli aveva raccontato.... Ghino gli aveva fatto vedere in un libro.... E ora ne sapeva più di loro: sapeva tutto.

Il padre si riempì un bicchiere di più, soddisfatto della promettente svegliatezza del figliolo, e pestò i piedi alla moglie. Questa invece scorse in quella sortita come un'intimazione di coscienza disingannata e quasi un segreto rinfaccio all'opera generatrice scoperta. E più ancora sentì un profondo contrasto tra quella improvvisa coscienza, capace di giudicare, e l'attualità della propria licenza amorosa; ne provò un senso di vergogna e di timore, che fece in lei precipitare il tempo della resa al piacere e ghiacciare gli ultimi ardori riserbati all'amante.

Costui non sapeva spiegarsi come mai la donna che gli dava tanta gioia di lussuria mancasse da qualche tempo ai convegni usati e non poteva darsene pace. Le scrisse, si informò, la appostò. Tutto fu inutile. Le scrisse ancora e finalmente ne ebbe questa risposta:

"Siamo scoperti! non però dal tradito, ma da Fifi, dal mio Fifi. Egli non sa nulla dei fatti nostri, ma per la malizia acquistata in questi giorni ne conosce tutto il segreto. Questo per me val quanto ci avesse sorpresi e mi sapesse donna colpevole. Ho giurato sul suo capo che non sarò più di nessuno".


 

 

 




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