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| Giovanni Rosadi Note in margine IntraText CT - Lettura del testo |
È un affare serio morire lontano dalla propria città. Morire poi a Napoli e farsi trasportare a Firenze è un dissesto addirittura.
Così pensavano due nipoti dell'antiquario fiorentino, suoi eredi. E decisero di conciliare la volontà dello zio con un espediente economico. Vestirono il cadavere, lo portarono al treno, lo collocarono a braccia come un infermo in un angolo di seconda classe, ve lo adagiarono seduto, e si misero con lui in viaggio per Firenze.
Col berretto scozzese calato sugli occhi, con la curva pipa cadente dalla bocca, lo zio antiquario pareva dormisse placidamente, senza rimorsi del suo mestiere.
Dopo Orte gli eredi furono presi da un grande appetito e in premio del risparmio guadagnato si concessero l'agio della carrozza-trattoria. A Chiusi tornarono ai loro posti, ma non ritrovarono lo zio. Nell'angolo opposto sedeva un viaggiatore assonnato, che alle loro indagini inquiete aprì gli occhi tra il burbero e il risoluto.
Allora gli chiesero:
- Non era qui un viaggiatore addormentato?
- Sì - rispose quegli - ma è sceso all'ultima stazione.