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Giovanni Rosadi
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MASTRO GORGIA.

 

Nella stanza di mastro Gorgia ucciso fu rinvenuto un foglio, sul quale era scritto di suo pugno:

"Se son trovato morto nella cisterna mi ci ha buttato Fiore di Gisberto calzolaio.

"Se son trovato nel Tonfo in piena m'ha affogato Berlindo delle Cave.

"Se moro avvelenato è stata quel sudiciume di mia moglie.

"Se sono ammazzato di stiletto è stato il mio figliolo Gisto.

"Se di una fucilata, me l'ha fatta Giangio guardia dell'Uccelliera".

Aveva scritto questa tavola di proscrizione sapendosi destinato a morire senza parlare, in pena dell'odio irreconciliabile che la sua condotta brutale e provocante gli aveva suscitato da parte di quanti dovevano avvicinarlo, primi i figlioli e la moglie. Quella distribuzione dei differenti mezzi di esecuzione gli era stata suggerita da analoghe minaccie che rispettivamente gli erano state fatte.

Mastro Gorgia fu trovato ucciso sulla strada, fuor del paese, con due colpi di fucile.

Sicchè fu subito pensato a Giangio, guardia dell'Uccelliera. Ma costui era partito da due mesi per la guerra, cento miglia lontano. Allora si volle supporre che gli altri designati avessero barattato con lui il mezzo di esecuzione; e si arrestarono tutti.

Ciascuno si difendeva sulla traccia dell'autografo di Gorgia.

- Ma l'han trovato nella cisterna? - osservava Fiore di Gisberto, calzolaio.

- Che forse l'han ripescato nel Tonfo? - obbiettava Berlindo delle Cave.

- Non è mica morto avvelenato! - diceva la vedova allegra e risoluta.

- Io dovevo dargli di stiletto, io - protestava il figliolo.

Un grande imbarazzo era nei consigli della polizia, che questa volta aveva creduto il suo còmpito già risolto dalla stessa vittima del delitto. Finalmente si seppe che mastro Gorgia, da quasi un anno, accarezzava una fanciulla demente, figliola di un cacciatore di mestiere, abitante fuori del paese, nel luogo dove fu trovato morto.

In ogni testamento è sempre dimenticato qualcheduno che era disposto a farci del bene.


 

 

 




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