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Giovanni Rosadi
Note in margine

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IV.

 

Elena si buttò nelle braccia di Anna senza parlare. Nell'accogliere quel corpo delicatissimo, che traspirava tutta la vitalità calda delle forme, l'amica si accorse che l'angoscia martellava le vene e il cuore. Elena era veramente una creatura dolce e delicata, dalla persona breve, flessuosa, armonizzante con tutte le espressioni della sua anima tenue, confidente, impulsiva. A ventiquattr'anni non si sarebbe creduta madre nemmeno in mezzo a' suoi figlioli.

Anna durò fatica a levarle di bocca, tra le carezze e le esortazioni, queste parole:

- Alberto non crede che possa essere una moglie....

Allora Anna capì tutto e cominciò a trattare con l'infelice gli aspetti e le conseguenze del gravissimo caso. Il punto tragico era per Elena uscire dall'ombra, disonorare il suo nome, provocare il marito, perdere i figlioli, non potendosi salvare l'innocente senza la sua testimonianza, nè potendo, lui salvo, scagionare l'amico. Anna faceva tutte le ipotesi, Elena le disfaceva a una a una. Riassumendo la verità del fatto per confermare la necessità di testimoniarlo, raccontava:

- Noi sedevamo in fondo al giardino.... Era tardi.... Non volevo trascinarmi a quel passo, ma ero folle, e cedei. Alberto aveva sospettato di lui e lo aveva cacciato. Dunque eravamo seduti, quando ecco presentarsi il cantoniere del giardino e gridare: li ho sorpresi. Sorpresi?... Poteva dire così?... Ma era chiaro il gioco. E qui è la prima ragione del Vivaldi. Ma se non si prova tutto questo, come si giustifica la reazione?

- E allora sparò - proseguì Anna.

- Ah no! Osservammo a quello sciagurato che non era giusto il suo rigore, giacchè voleva portarci con sè.... non so dove.... fuori di quel buio.... alla luce di un ufficio pubblico.... del mondo.... Pregammo, promettemmo; tutto fu inutile. Allora il Vivaldi, vistosi afferrare, si mise in rivolta. Vidi che il cantoniere cavò la rivoltella.... L'altro la sua.... ma dopo di lui, che puntava l'arme e minacciava di sparare. Poi sentii un colpo.... Io abbracciai Celso, credendolo ferito; invece cadde il cantoniere. Fuggimmo, ci rivolgemmo indietro a distanza. Il disgraziato non si rialzò più.

Anna si mostrava esterrefatta e sgomenta. Più che suggerire all'amica una risoluzione, la chiedeva a lei, che diceva di non vederne altra, se non la sua esibizione. Soggiungeva che aspettava ordini da lui.

In quella entrava impaurita la cameriera e diceva che battevano alla porta invece di sonare il campanello. Elena la rimandò persuadendola a non curarsene; poi, ansante e convulsa, disse all'amica che quello era il segnale convenuto. Uscì dalla stanza, ma poco dopo rientrò smarrita dicendo che era alla porta una donna. Fu breve e rapido il contrasto, finchè prevalse il partito di farla entrare. Anna stessa andò con Elena a riaprire la porta.

 

 

 




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