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Giovanni Rosadi
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IL CIRCOLO DEI SUICIDI.

 

Miss Gregor era il modello della palmipede zittellona inglese protettrice di cani. Ma fin dal principio di questa pia missione mostrò qualche tendenza a sconfinare, perchè le sue cure giornaliere, delle quali godeva tutti i privilegi un can barbone da sette anni cieco e rognoso, erano interrotte ogni mattina dalla sua opera di assistenza pubblica ai gatti randagi della città.

Quando nelle sue peregrinazioni per l'Italia fu a Firenze, tutti i gatti della più scarna razza felina, che si moltiplicavano nel chiostro di San Lorenzo e negli angoli esterni delle Cappelle Medicee, furono ingrassati e consolati dalla sua pietà. Sola con loro, sosteneva una lunga conversazione in corretto inglese, li faceva saltare da un braccio all'altro come da uno a un altro stecco, li accarezzava, li baciava, li vellicava sulla nuca, finchè, ottenuto a stento un po' di rispetto intorno a un paniere che portava seco, ne cavava fuori tante razioni di minugia e le distribuiva secondo le diverse condizioni di salute e di appetito.

Una primavera non ritrovò più nel solito stato questo quartiere povero della popolazione da lei protetta. Il selvatico chiostro era stato ridotto a giardino, il recinto delle Cappelle Medicee riordinato, i gatti snidati per sempre. Ne provò indignazione e dolore e lasciò quello stesso giorno Firenze, città guelfa e dal costume devastatore, e andò a Roma tra gente più cristiana e civile.

Qui la sua tendenza a sconfinare dalle sue prime pratiche di pietà la lanciò verso una nuova e più audace impresa: fondare un Circolo dei Suicidi. Il fine doveva esser quello di distorre dal suicidio, con l'offrire a chi vi fosse inclinato un luogo di calma e di riflessione, un asilo di salvezza, principalmente col mezzo della lettura. Miss Gregor aveva letto che il libro è una consolazione della sventura e può salvare la vita; e ci aveva creduto.

Il Circolo consisteva in alcune stanze fornite di suppellettili da salotto, tranne una, che era montata a biblioteca. Era aperto anche la notte e miss Gregor non lo abbandonava se non in quelle ore del giorno che dedicava al suo breve riposo. Due giovani e scarne amiche l'aiutavano come sorelle volontarie; una donna e un bardotto formavano il personale subalterno.

Il luogo era abbastanza frequentato e quasi sempre di notte. Era inverno quando fu aperto; e i frequentatori dicevano che era assai ben riscaldato. I più dormivano dapprima composti o sapientemente appoggiati; poi lunghi distesi. La fondatrice rivolgeva a ogni nuovo venuto parole di conforto; poi chiudeva il discorso con l'invito a leggere "perchè il libro è una consolazione della sventura e può salvare la vita". E sceglieva ella stessa, nella piccola biblioteca, il libro che credeva meglio adatto allo stato di spirito del lettore, che infatti pareva riceverne qualche beneficio raccogliendosi in un sonno profondo.

Le amiche avevano affacciato fin da principio alla fondatrice il timore che qualche candidato al suicidio non avesse ad attuare il suo triste proposito, quasi non potesse trattenerlo più a lungo, dentro il Circolo, insanguinandone il suolo e rattristandone l'aspetto. Una volta che il vento sbattè un uscio con grande violenza, le tre esili amiche caddero tutte in un mucchio come un sacco di mestoli.

Tuttavia miss Gregor era abbastanza soddisfatta della sua istituzione. In seguito parve anche a lei che i suoi suicidi dormissero un po' troppo e le venne fatto di riflettere se non le fosse convenuto meglio fondare un pubblico dormitorio addirittura. Ma una notte le si offerse davanti un uomo maturo, dagli occhi cupi dentro le occhiaie infossate, con gli abiti sbiaditi come se il sole e la pioggia vi si fossero dati la muta per varie stagioni. Miss Gregor capì che quell'uomo aveva poca voglia di dormire e anche meno di leggere. Nondimeno si sforzò di porgergli atti di coraggio e di dolcezza.

- Chi è che deve darmi il colpo? Ecco qui la dichiarazione - gridava il nuovo ospite. Ma miss Gregor non capiva di che colpo e di che dichiarazione costui le venisse parlando, finchè non le toccò intendere queste più chiare parole:

- M'hanno detto che qui può venire chi non ha coraggio di tirarsi e trovare chi gli tiri, purchè lasci scritto che s'è tirato da sè. Ecco la mia dichiarazione. E ho portato anche la rivoltella carica per non aspettare. Chi è che deve darmi il colpo? Non vorrei perdere il momento propizio. Oh via!

Infatti estrasse una rivoltella e la porse a miss Gregor. Ella capì che cominciava allora la sua missione; ma ora che doveva disporvisi ne inorridiva. Ritrasse le mani tutta tremante e tentò qualche parola di conforto; ma la disperazione di quell'uomo passava ogni ragione e non ascoltava neppure la più potente di tutte, che è l'istinto di vivere.

E ricominciò a gridare:

- Su, presto, perchè non passi il momento propizio!

E tornò a porgere la rivoltella a miss Gregor stringendo la canna verso il proprio petto affinchè la pia donna impugnasse il calcio e facesse fuoco. Miss Gregor deviò bruscamente in atto d'orrore l'arme, compiendo mezzo giro. L'uomo non se ne accorse; solo riflettè che gli sfuggiva il momento propizio e fece fuoco. Miss Gregor cadde colpita al petto.

Due giorni dopo un branco di cani ululava sulla sua fossa nel cimitero acattolico di Roma, all'ombra della piramide di Caio Cestio e degli alberi tristi, presso le ossa di Giovanni Keats e le ceneri di Percy Bysshe Shelley, il quale aveva cantato che in quel luogo era bella anche la morte. Quei cani avevano perdonato alla vecchia miss il torto di trascurarli per la preferenza accordata agli uomini nel colmo della loro bestialità; e ora ululavano come orfani sgomenti sulla sua fine dolorosa.

Il becchino aveva stentato a scacciarli; e poichè era sera e un can barbone cieco, coperto di un cappotto fregiato delle cifre di miss Gregor, era ritornato ad accovacciarsi sulla fossa, il romano custode, più cristiano e civile dei fiorentini restauratori di San Lorenzo e delle Cappelle Medicee, lo prese a calci dicendo:

- To'! questo era venuto col cappotto! Aveva intenzione di farci nottata!


 

 

 




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