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Paolo Ferrari
La medicina di una ragazza malata

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  • ATTO UNICO.   Soffitta. - Uscio in fondo che mette sopra il pianerottolo della scala. - Usci laterali. - Poche e rozze stoviglie.
    • SCENA PRIMA.   Domenica e Margherita.
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ATTO UNICO.

 

Soffitta. - Uscio in fondo che mette sopra il pianerottolo della scala. - Usci laterali. - Poche e rozze stoviglie.

 

SCENA PRIMA.

 

Domenica e Margherita.

(Domenica è seduta presso un tavolino rattoppando qualche vestito vecchio, e con aspetto malinconico; Margherita, montate le scale, giunge nel pianerottolo di fondo, come per entrar poi nella propria camera che si suppone attigua alla scena; essa ha il fazzoletto in capo e un fascio di canape sotto il braccio; giunta sul pianerottolo, stanca per le scale montate, si ferma ansante e ripiglia fiato).

 

MARGHERITA (mentre si riposa).

Ma le son ben lunghe, sapete, Menica, queste scale!

 

DOMENICA. (lavorando).

Datevi pace, Margherita: meno strada da fare quando s’anderà in paradiso.

 

MARGHERITA.

Se ci s’anderà in paradiso.

 

DOMENICA (lavorando).

Ma, per dirla, tirando innanzi di questo trotto, ho proprio paura di perdere la pazienza e di giocarmi anche quel po’ di benestare al mondo di ! Basta!

 

MARGHERITA.

Poveraccia, vi compatisco. La pazienza è una buon’erba, ma presto secca, come dice il proverbio. - E come va ?

 

DOMENICA.

Come volete che vada? - O venite dentro un pochino.

 

MARGHERITA (entrando)

Non posso; la rocca mi aspetta: “Rocca, morte nascosta” dice quello; ma io rispondo che già più che vecchi non si campa, e che chi ha cinquanta carnevali può ben mettersi gli stivali – per fare il gran viaggio, s’intende!

 

DOMENICA.

Credete ch’io sia cristiana? Da un mese in qua l’unico mio desiderio è di morire.

 

MARGHERITA.

Eh povera donna! Mi metto nelle vostre scarpe! - E che dice il dottore?

 

DOMENICA.

Oh che volete che sappiano i dottori! Figuratevi, una figliola ch’era bianca e rossa come una rosa, grassa come un pan di burro; vispa, allegra, chiassosa, vi dico io che in casa non c’era mai malinconia; suo padre la chiamava sempre la sua buffona! - Eppoi, bisogna dirlo, ve’, buona da casa, brava per tutto... due mani, Margherita mia, due mani!... Insomma, che volete che vi dica? Ero troppo contenta e il Signore mi ha voluto castigare.

 

MARGHERITA (deponendo la canape in terra e sedendo).

Bel gusto anche il suo! - Ma che diavolo dice di sentirsi?

 

DOMENICA.

Nulla; lei non ha febbre, lei non ha mal di capo... ma lei non mangia, lei non dorme, lei diventa sempre più secca e asciutta, che a momenti un uscio ci scapiterebbe; eppoi smorta come un povero morticino... Oh! Signore, Signore!

 

MARGHERITA.

E, dico io, piange?

 

DOMENICA.

Quand’è sola ho paura di sì, perché la ritrovo con gli occhi rossi; ma appena arrivo io, poverina, fa subito la bocca ridente per non darmi pena; che mi fa poi uno struggimento di cuore quella creatura quando ride!... Mi fa risovvenire di quel suo bel ridere quando stava bene... e adesso invece, così magrettina, fa due pieghe, due buche nel viso... - Già, nessuno mi leva dal capo che quella ragazza non mi vada per consunzione!... Povera la mia figliuola! a diciottanni! così buona!... (Si mette a piangere).

 

MARGHERITA.

Eh, ma no, Menica, non vi disperate così subito; diavolo, poi tutto quel che ciondola non cade! E vedrete che se può venire la buona stagione!... Non sapete il proverbio? Avanti che giunga San Pietro si ringrassa davanti e di dietro, con reverenza parlando.

 

DOMENICA (piange).

Vi dico che la non ci arriva fin !... Oh Signore benedetto! Per me pazienza tutto, pazienza stentare la vita, pazienza la miseria, pazienza che crepassi io, che sono una peccatrice buona a nulla, messa al mondo proprio per soprappiù, pazienza tutto... ma fare stentare a quel modo quella povera creatura innocente... oh no e poi no, Signore perdonatemi, ma no, non è giustizia in coscienza dell’anima mia! (Piange).

 

MARGHERITA.

Aveva ben ragione io quando strapazzavo mio marito, buon’anima sua! Brontolava perché non avevamo figliuoli!

 

DOMENICA.

Gli dovevi dar dell’asino!

MARGHERITA.

Eh! non pensate, poveruomo. - E guardate quando si dice le combinazioni: per l’appunto questa mattina sono stata da mia cugina la tabaccaja a ripigliare certi quattrini che le avevo imprestati, e così chiacchierando, una parola ne tira due come le ciliege, l’è venuta a dirmi che la m’invidiava que’ po’ di soldi, che l’ha in testa ch’io mi sia messi da parte, ma che però mi compiangeva perché sono sola, e che almeno avessi un ragazzo o una ragazza... - Povera scempia! le ho risposto io: mi specchio accanto in quella povera donna della Menica! - Indovinate un po’ quello che la m’ha risposto?

 

DOMENICA.

Non saprei.

 

MARGHERITA.

Eppure?

 

DOMENICA.

Che so io? Che son io che la fa marcire?

 

MARGHERITA.

Che! Vi pare?

 

DOMENICA.

Vi dico, non saprei.

 

MARGHERITA.

State a sentire ve’; dice: “Quella è una ragazza da darle marito!”

 

DOMENICA.

O sì, per l’appunto!...

 

MARGHERITA.

State a sentire ve’; dice: “Quella, secondo il mio lunario, è una ragazza innamorata!” - E ve l’ho un po’ a dire proprio alla libera? Mia cugina per solito è una matta sconclusionata, ma questa volta non vorre’ io...

non vorre’ io....

 

DOMENICA.

Ma potete figurarvi se anche noi non s’è avuto codesto pensiero; ma la ragazza dice di no, e di no!... E ci s’è provato Girolamo mio marito; ci s’è provato suo fratello Stefano, che sapete che tra fratelli e sorelle ci è sempre più confidenza; mi ci sono provata io, con le buone maniere... e non s’è fatto nulla; sempre di no, sempre che non è vero, e che la non pensa a nessuno al mondo,

 

MARGHERITA.

O il dottore ci s’è provato? Sapete bene; col dottore si ha sempre meno rispetti umani.... Parlo al dottore e non parlerei al confessore, diceva quel marito che se le sentiva spuntare!

 

DOMENICA.

Sì, ci si provò anche lui: ma capirete; Il dottore capita un par di volte la settimana; vien dentro, si mette a sedere, le tasta il polso! Le guarda la lingua, le domanda quelle solite cose...- che potrebbe risparmiare di farla diventare rossa per nulla! - Eppoi la solita antifona: “Bisogna aspettare la buona stagione.”

 

MARGHERITA.

Fin c’ero arrivata anch’io.

 

DOMENICA.

E che intanto faccia del moto, che vada a spasso la mattina, che seguiti a prender la sua mistura, e via che se ne va.

 

MARGHERITA.

Che fosse innamorata del dottore?

 

DOMENICA.

Che! Neanche per sogno! Figuratevi, è il medico dei poveri, il dottor Mazzi.

 

MARGHERITA.

Il dottor Mazzi? Quello che gli dicono visone perché gli ha il viso più grande del vero? Te lo credo io che la Filomena non ne sarà innamorata! Un vecchio brutto, magro, secco come un baccalà, che, al vedere, ha più bisogno lui che la Filomena di prendere la mistura! - E dite un po’, giusto a proposito di baccalà... se provaste a darle di quella roba che chiamano olio di merluzzo?

 

DOMENICA.

Che! Pannicelli caldi! Eppoi, le non son medicine da povera gente, son gingilli che fanno bene ai signori.

 

MARGHERITA.

Sto per dire che dite bene!

 

DOMENICA.

Piuttosto, mi viene un’idea; Margherita mia, vorreste un po’ provarvici voi a parlarle, a dirle qualcosa?

 

MARGHERITA.

Io? Figliuola mia, per me volentieri; tra poveretti a farsi servizio l’è il caso preciso che un barbiere tosa l’altro. Ma capirete, se non ha avuta confidenza nei suoi di casa... Eppoi io, sapete bene, non sono, so ben io, non ho quello spirito per la quale! Se si trattasse che so io? d’uno stregamento, poniamo, forse non dico che un consiglio non ve lo potessi dare; se si trattasse ancora, mettete, di numeri da lotto, vada, ché, via, una certa praticaccia ormai ce l’ho fatta!

 

DOMENICA.

Che importa? Si prova. Se non altro, la vedrete, le direte una buona parola anche voi...

 

MARGHERITA.

Oh questo poi sì davvero, e con tutto il core.

 

DOMENICA.

Ora la chiamo. (Chiama verso l’uscio di sinistra) Filomena! (A Margherita) Eppoi, dite un po’, lo giurereste voi che non ci potesse entrare anche dello stregamento? Dicono che non ci si ha a credere, e io non ci credo... ma alle volte.. al d’oggi si vede certe cose!

 

MARGHERITA.

Ditelo a me! - L’altr’ieri mi trovava fuori di città per ritirare certi quattrini che avevo imprestati all’oste della Vigna d’oro; tutt’a un tratto ti vedo a passare quell’affaraccio che chiamano il vapore! Sant’Antonio salvateci! - Dicono che l’è un gran pajolo che bolle, e sarà vero, ché per me non voglio imbrogli; le bestie non si confessano! - Ma a dirla qui a quattr’occhi, un pajolo che cammina via da sé come un bimbo nel cèrcine, con una codaccia di fumo all’ultima moda delle stelle comete, con sotto un inferno d’una fornace che ci si vede fin dentro le anime sante del purgatorio; un pajolo che caccia certi fischi indiavolati da parerci, a malagguagliare, un reggimento di sbirri appiattati, sotto, e strascinandosi dietro trenta o quaranta gabbioni di matti, come fossero tanti polli nelle loro capponaje; ah corpo di bacco, baccone, se non è il pajolo del diavolo, c’è da scommettere che sarà la pentola del su’ figliolo! Vi capacita?

 

DOMENICA.

Zitta, zitta. È qui la Filomena.

 

 




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