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| Paolo Ferrari La medicina di una ragazza malata IntraText CT - Lettura del testo |
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SCENA VI.
Questo benedetto ragazzo cresce tal’e quale tutto il mio ritratto. Ma appunto perché anch’io sono stato un matto, senza prudenza, so i rischi che si corre! Io, con l’aiuto del Signore, sono arrivato senza guaj a potermi arrugginire, ho avuto il tempo di lasciarmi sbollire il sangue e di mettere giudizio!...Ma son casi da segnare col carbon bianco, e mio figlio non voglio che risichi d’esser segnalato col carbon nero. Già, bisognerà finire a metterlo in truppa, che sarebbe anche la sua vocazione di lui; perché, per dirla poi, basta saperlo prendere con maniere dolci, persuasive, è un agnello. – O che diavolo fa che non viene? Eh già, sarà intorno alle civette, ai richiami, alle panie!... (Chiama come prima) Stefano! Di’ un po’ marmotta, ho da venir io a pigliarti per un orecchio?
Sono qua, sono qua, babbo; ero intorno a dar da mangiare alle civette giovani, se vedeste l’ultima quand’è sulla gruccia, come fa la cuccumeggia per benino!
GIROLAMO. (brusco e accomodando la frusta) Là, là, m’importa molto a me! Finiamola.
O dunque, cosa volevate?
Cosa voglio, eh? – Punto primo, voglio che tu ti cavi il berretto davanti a tuo padre! (Gli dà una scopola e gli getta il berretto in terra; Stefano lo raccoglie e lo tiene in mano spazzolandolo con la manica senza parlare) Ora poi... vorrei sapere una cosa. Dicono... si dice... che vossignoria deve andare al Pulcinella! (Stefano non risponde e spazzola il berretto) E cosa si va a fare di bello al Pulcinella, eh?
Nulla, to’! C’è uno che vuol comperare la mia civetta vecchia... e io ho da fargliela vedere... perché se si combinasse poi per il prezzo...
Bada, bambino. T’appiccico una frustata che ti fo alzare tanto di galla, se tu mi ritorni fuori con codesti amminicoli! – Cos’hai d’andare a fare al Pulcinella? (Stefano non risponde e spazzola il berretto; Girolamo gli strappa di mano il berretto e lo getta in fondo alla scena) Lascia stare di strofinare la berretta, che si consuma. E bada bene! te lo torno a dire tre volte; alla terza, tieni a mente che si monta a cavallo! – Dunque: cos’hai d'andare a fare al Pulcinella? – e una! (Breve pausa) Cos’hai da andare a fare?... – e due! (Breve pausa; alzando la voce) Cos’hai da andare a fare, e tre (Gli dà una frustata alle gambe).
STEFANO. (con voce querula e grattandosi una gamba) O che bisogno c’è di dare? – Ho da andare al Pulcinella, ho da andare, perché c’è una marmotta che dice che non vuol bere con me, che non vuole, e io, to’, gli ha fatto dire che quest’oggi l’aspetto là perché voglio che beva, voglio!
E chi è codesto coso che non vuol bere?
È un garzone di un negozio di pannine...
E si sa perché non vuol bere? – Forse perché tu sei figliolo di un vetturino, e lui sta a misurar la seta? Tu gli hai a dire che tuo padre marcia in carrozza e cavalli, e che noi altri si striglia delle bestie più grosse di lui!... E tu smetti, e usa prudenza, che chi ha più giudizio e più ne deve adoperare! E se lui non vuol bere, e tu non te ne impacciare, e non fare lo spaccamonti! Che te ne ritorna in tasca a te se non beve? Bevi con la sua bocca forse? – A questo mondo bisogna rispettar tutti, e vivere a sé, e badare ai fatti suoi, e avere giudizio! E tu attendi al tuo mestiere, e lavora, e sta lontano dall’osteria, e pensa a quella povera sfortunata di tua madre, che delle tribolazioni non gliene manca di certo, e che basta bene che si viva in casa col pover’a noi della figliola malata, senza che tu ci rincari la dose dei crepacuori colle tue spacconate, colle tue smargiassate! Che se invece di ciondolar la vita dalla mattina alla sera colle civette e le panie e i diavoli che ti portino, tu stessi puntualmente a bottega a faticare, razza d’un cane, come fa tuo padre e tua madre, non ti ritroveresti poi con codesti nodacci al pettine, marmotta d’un sanculotto polpetta! Che se non metterai giudizio, corpo di tutti i carpi! ne toccherai tante quante ne puoi portare!... E basta così, e silenzio, e subordinazione davanti al vostro genitore, se no, le son scopolacce da parere castighi di Dio! (Stefano per non poter parlare fa atti di rabbia tirandosi i capelli) Ehi, bel giovane! Non farmi la mimica di tirarti i capelli, che son buono di tirarteli io se ti ci prude. – Se avete qualche osservazione rispettosa da fare, fuori, si sputa!
Ma corpo di bacco! Vuole che faccia la figuraccia schifosa, dopo di averlo invitato al Pulcinella, di non andarci io, di non andarci?
E io dunque ho da permettere a mio figlio d’andare a far baruffa per finire a compromettersi e farsi cacciare in prigione? Per me tanto, magari ti ci cacciassero, ché così impareresti il vivere del mondo! Ma tua madre, disgraziato! La figliuola, che sta lì tirando l’anima coi denti... impallonata come un pulcino malato... che pur troppo, Dio voglia che mi morsichi la lingua, ma bene la non finisce!... Povera bimba!... Basta, speriamo nelle orazioni di sua madre! – Eppoi ancora per soprappiù che t’avessimo a aver te in prigione, che l’è poi la volta che quella donna mi crepa!... Animo, animo. Finiamola e non farmi scene... e va piuttosto a badare alle tue civette... se non altro per amor di tua madre!
Babbo, non posso!
Oh, mettetevi ne’ miei piedi; se uno, mettiamo, vi dicesse che non vuol bere un corno con voi, ditela tutta, che cosa fareste?
Se uno mi dicesse a me... - Già, badiamo, punto primo, nessuno me lo direbbe! Punto secondo poi, se anche si trovasse un matto che gli puzzasse il bene stare tanto di venirmi a dire a me una ragionaccia così... Ma già, ti ripeto che a me nessuno me la direbbe!
Puta il caso, puta il caso... Userei prudenza, puta il caso!
E se non usassi prudenza, che pur troppo una giornata dispari può capitare a tutti, sarei un asino e peggio, particolarmente se si trattasse d’una madre... d’una povera donna già piena di mille altre tribolazioni!
Oh Dio! babbo, lasciatemi andare, se no dimani tutti mi daranno del vigliacco, mi daranno.
Oh, insomma, questi sono rispetti umani! Si tratta di tua madre, mascalzone, e non hai da sentire di più l’amore materno che tutto il resto, mondo ladro?
Oh, ebbene! Volete un po’ che ve la dica tutta ? Sapete perché la Filomena è malata? - Conoscete quel bel fusto di Giovanni Sguaiti?
Giovanni Sguaiti?... Il figliolo di quel sensale che ha bottega in Piazza delle Erbe?
Già, dove scrive le petizioni, le suppliche, i sonettini...
E che discorre tal e quale come le petizioni che scrive?
Sì, un vecchio bravaccio, prepotente, litichino...
Che porta il cilindro bianco... e i capelli lunghi come un albino vivente...
Superbioso, più che se fosse l’arcibestia d’Atene!
In pieno, un buon omaccio per altro! – E dunque il su’ figliolo?
Dunque quel mobile del su’ figliolo avete a sapere che faceva all’amore con la Filomena.
Eppoi l’ha piantata, perché dice che suo padre non vuole.
E suo padre non vuole perché dice che non è partito per la quale, che non è; e che siamo poveri spiantati, e che siamo accattabrighe, siamo; e che non vuol imparentarsi con vetturini.
GIROLAMO. (tra’ denti, con attenzione sdegnosa) Che ti venga il vermocane! - E così?
E così, capite, minacciò il suo figliolo di non pagargli più il cambio... e notate questa, che il cambio non glielo paga mica lui; perché, capirete che il vecchio Sguaiti è un pezzo che ha finito la mitraglia e ha più debiti che pulci indosso!... Ma pare che ci sia stata un’anima pietosa, dicono una parente, che ha promesso di pagarglielo lei! Ma che ti fa quel vecchio cane? Piglia il figliolo, e te gli fa questa bella parlata: “Se tu seguiti a discorrere con la vetturina, dice, io non ti pago più il cambio, e ti lascio andare in dei soldati, e i quattrini me li becco io!”
Che ti si sviluppi il cimurro! - E il ragazzo?
Il ragazzo, o che avesse paura, o che non gli paresse il vero di levar le gambe da ogni impiccio, ha piantato lì la Filomena; la Filomena gli scrisse, lo fece cercare, gli fece discorrer; e lui credo che le scrivesse una volta, e poi servitor divotissimo. Io l’altro dì vengo a risapere queste belle cose da un amico di Giovanni. - Sta bene, dissi, e non dissi altro; ma difilato andai a cercare l’amico, andai.
Lo ritrovo, e gli fo: “Giovanni, una parola!” - E puntualmente si svolta giù per una stradetta dove non c’era nessuno. Quando siamo là, mi fermo, e gli fo, dico: “Dunque?” “Di che?” dice lui. Dico: “Come la mettiamo?” Dice: “Quanto il cento?” E io gli fo: “Pochi discorsi e buoni; mia sorella va a farsi benedire, capite, la muore per causa vostra, la muore!...” Ma, dice lui: “Caro mio capirete, figuratevi, mio padre mi vuol mettere in truppa!...” “Tu ci avevi a pensar prima, brutta carogna!” gli fo io.
E lui dice: “Badate come parlate!” “Ma io parlo, mondo birbone, come si merita un biricchino par vostro!”
E dico: “Senza tante chiacchiere; io vi do tempo a pensarci; io sarò domani alla tal’ora al Pulcinella; e vi aspetto; voi ci verrete, se non siete un buffone; io vi offrirò da bere, e sarà segno che promettete d’essere galantuomo con mia sorella; se poi non bevete, la discorreremo tra me e voi. che vi garantisco io che in truppa non vi ci piglian più per mancanza de’ denti della cartuccia!"
GIROLAMO. (abbracciando e baciando Stefano) Va là che tu sei proprio vero figliolo di tuo padre, e il Signore benedetto ti aiuterà sempre! = Basta però che tu usi prudenza!... e che tu non dia pene a tua madre, ché questo è il capo essenziale! - Motivo per cui... al Pulcinella, non voglio che tu ci vada... Canaglia d’un monello, bada a non capitarmi tra' piedi!... - Ma tu non m’hai a far scene ve’!... – E quell’impiccato di suo padre!... – No ve’, scene! Perché si fa presto a mettere in piazza l’onore d’una ragazza onorata!... - Mascalzoni infami! - E non si va all’osteria a liquidare certi conti delicati, capisci!... Giù per una stradetta, senza testimoni, chi le tocca son sue, non dico! Ma all’osteria, in mezzo alla gente, che ti gira un po’? (Si ode bussare in fondo.
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