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| Paolo Ferrari La medicina di una ragazza malata IntraText CT - Lettura del testo |
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SCENA X.
DOMENICA. (entrando risolutamente fra i due e respingendo or l’uno or l’altro) Eh! ma dite un po’! Non avete vergogna tutt’e due, alla vostra età? È questo il buon esempio che date ai vostri figlioli, vecchi senza giudizio!
Ma cara voi, la mia donna, capirete che chi ha sentimento di riputazione di stimare l’onore del decoro di sé medesimo, non si può, Giove birbone! deliberare da quel certo zelo a sentirsi dire delle parole senza educazione!
Ah! e il santo zelo mi starà poi fermo a me che si tratta del mio sangue, e della mia creatura?
Oh! insomma, punto e a capo, che è tempo! Io son venuto a dirvi che richiamate vostro figlio a quel dovere del rispetto di dire che non si offende le persone, e non si pretende, Giove cane! che bevano quando per l’appunto non han sete! Io pure terrò mio figlio in quella legittima moderazione di non incolparsi, nossignore, con atti virulenti di procreare litigi nelle famiglie tranquille e domestiche. Ma vi dico a tanto di letteroni che, se il vostro figliolo non avrà giudizio, picchierà i corni proprio contro quelli di me, padre di mio figlio, e tanto basti!
GIROLAMO. (dopo breve pausa durante la quale passeggia per calmarsi, fa uno sforzo, e cercando di prendere un tono pacato dice) Tonino!... Venite qui... mettiamo giù i bastoni... guardate, son io il primo a dare il buon esempio! (Consegna il bastone a Domenica; Antonio ci pensa un poco, poi fa lo stesso).
Menica, dateci un po’ qui quella bottiglia di vino. (Ad Antonio) Sediamo costà, a codesta tavola. (Avanza una tavola e due sedie; Domenica porta la bottiglia e due bicchieri) E ragioniamo... ragioniamo da galantuomini e da cristiani.
Questo si può fare e ci sto. (Seggono uno rimpetto all’altro).
Bevete... e beviamo!... Alla vostra salute, Tonino!
Alla vostra, Girolamo. (Bevono).
GIROLAMO. (riempe di nuovo i bicchieri, e dice a Domenica) Vai, vai pure di là. (Domenica parte; Girolamo appoggia i gomiti sul tavolo e pone il capo tra le mani stringendosi la fronte con atto di dolore, poi si forbisce i baffi e la barba, e comincia:) Sentite, Tonino, io vi apro il cuore tal’e quale come se fossi davanti al giudice criminale... al confessore... a Dio benedetto! - Vostro figliolo ha innamorato la mia ragazza, e l’ha fatta ammalare; quella ragazza... non ci posso pensare, ma pur troppo prevedo così! - Quella ragazza dunque... - Madonna, fate che mi sbagli! - Insomma quella ragazza mi muore... mi muore di struggimento! Mettetevi nel caso mio; siamo povera gente, e non si ha altra consolazione nel mondo che quella dei nostri figlioli!... Quella figliola di là poi della Filomena, non sta a me il dirlo, ma l’è una di quelle creature che delle compagne non ne ha neanche un re di corona... perché ubbidiente, perché buona, perché onesta...... insomma, vi dico, la consolazione di sua madre, mia, di tutta la casa. - E dire che adesso me la vedo, poverina, di giorno in giorno a deperire e diventar sempre più magrettina, sempre più pallidina!... Con quella tossetta secca, con quelle due rosette rosse sul viso!... E mai un lamento, per non darmi pena! Se credete in Dio, Antonio, l’è uno spasimo tale!... - Io, vi dico questa, se vado con la vettura lontano sole venti miglia, da star fuori una nottata in tutto... mi par sempre, quando ritorno a casa, di dover ritrovare una qualche disgrazia... e subito pianto lì i cavalli in mano al garzone, e via che camminano... e infilo la porta, e su per le scale a due, a tre scalini per volta, che mi batte il cuore, mi manca il fiato, mi sento martellare i polsi negli orecchi... perché vorrei esser subito in cima alle scale... e pure non vorrei mai arrivare al momento d’aprir l’uscio di casa... ché mi aspetto sempre di vedermi venire incontro la Domenica con le mani nei capelli a dirmi che la nostra figliola è in mano al prete!.. - Oh! la Madonna benedetta non vi faccia mai provare altrettanto! (È grandemente commosso, si asciuga gli occhi e beve per contenersi).
ANTONIO. (beve mestamente, poi) Eh!... capisco ogni cosa, e poveraccio, vi compatisco!... Oh! se vi compatisco! Mi è morto un ragazzo, e so... so che cos’è il distaccamento di un figliolo! Ma d’altra parte che volete che vi faccia io? Ho dunque da permettere un matrimonio che non è secondo le mie viste di poter promettere quella riescita di dire di una famiglia che stia bene che non le manchi il suo bisognetto d’educare la prole nascitura, cercando che l’onore del decoro della casa vada sempre crescendo da padre in figlio e da figlio in padre, e via discorrendo, che l’è il dovere del cittadino di dire, no, non vuo’ mettere al mondo degli spiantati e dei martiri quando non ho il conquibus! Che se tutti la pensassero per così, con questa profezia, dirò, del pitoccamento davanti agli occhi, non si vedrebbe tante famiglie senza patria e senza tetto che le son cose da far piangere i sassi e le pietre più ircane come tanti bimbi da maestra! - Vi torna?
GIROLAMO. (che durante questo discorso è tornato a inferocire, vedendo d’aver parlato inutilmente, fissa Antonio e gli dice con cupa freddezza: E intanto, dunque, che la mia ragazza crepi, eh?
Oh vedrete che la non creperà, poi!
E vi dico che crepa per cagione del vostro figliolo!
Ma no, mettetivi tranquillo, che vedrete...
Vi dico che crepa per causa di quel mostro d’un scimiotto del vostro figliolo! E che la non è giustizia un accidente che l’abbia a crepare!… E che io non voglio che la crepi!... E che se voi altri me la farete crepare, croce santa e benedetta! (Afferra un coltello che trova sulla tavola) Questa è una lama di coltello che vi caccerò fin dentro nell’anima a tutt’e due, se andaste a star di casa anche nel tabernacolo! Perché la giustizia compatirà un povero padre assassinato nella sua creatura (Resta col coltello brandito, in atto minaccioso e come fuor di sé).
Ah! ho capito!... Voi mi volete tirare a cimento di fare una qualche catastrofe! Ma io sono uomo stagionato e ho quella pacatezza di misurare il periglio sottoposto. (Scaldandosi anch’egli) Oh sta a vedere che adesso quando un padre ha una figliola con un po’ di mal di capo avrà il diritto di andare a pescare il padre di un qualche giovinotto, e di mettergli il coltello alla gola, e di costiparlo per forza a promettere che il suo figliolo sposerà la ragazza tanto che la possa sternutire!… Allon don! smettete, e abbassate quel ferro, ché sapete che ho delle protezioni, e che posso farvi pentire con amaro pianto!
Dunque... nulla?
Nulla! Mi spiego?
GIROLAMO. (sta quasi per inveire sopra Antonio, poi inorridisce, si sforza a deporre il coltello, dà una giravolta, poi dice:) Quella è la porta! march! – E pregate Dio, pregatelo molto, che la Filomena guarisca!… Ma se mai, uno di questi giorni, vedeste della gente… con dei candeli accesi qui giù, davanti alla porta di casa mia… e poi un cataletto a venir fuori... (Commosso e rabbioso) con sopra la ghirlanda... voi capite eh?… - Ebbene quel giorno, che il diavolo non vi tenti a restar qui, Antonio; andate via, andate lontano di molto, e stateci di molto tempo, voi e vostro figliolo perché se vi troverò come vi cercherò, guai per voi, guai per me, guai per le nostre povere famiglie!
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