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Paolo Ferrari
La medicina di una ragazza malata

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  • ATTO UNICO.   Soffitta. - Uscio in fondo che mette sopra il pianerottolo della scala. - Usci laterali. - Poche e rozze stoviglie.
    • SCENA XII.   Detti, Filomena e Domenica da sinistra. Margherita dal fondo, e infine la Voce del Medico di fuori.
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SCENA XII.

 

Detti, Filomena e Domenica da sinistra. Margherita dal fondo, e infine la Voce del Medico di fuori.

 

FILOMENA. (entra mestamente lieta e va verso Giovanni)

Oh grazie, grazie, Giannino! - Dio vi renda merito di queste parole! Capisco che mi volete sempre bene, e questo mi basta; se anche non vogliono che ci sposiamo, pazienza, basta che io sappia che mi volete bene, e che non siete un discolo che m’abbiate tradita per divertirvi! Oh sono pur contenta!... - Mamma, datemi una sedia.

 

DOMENICA. (facendola seder tosto)

Oh Dio! Ti senti male?

 

GIROLAMO.

Presto… un po’ di qualcosa... un po’ di vino!

 

FILOMENA.

No, no, credete che non è nulla! Anzi mi sento meglio... ma tanto meglio!… Povero Giannino!

 

GIOVANNI.

Babbo, lasciatevi commuovere!

 

MARGHERITA.

Eh! ma che ci avete dentro, invece di cuore, una salsiccia?

 

STEFANO.

Con la muffa?

 

ANTONIO. (un po’ combattuto)

Niente affatto! È perché qui, ben veggo, si vuole usare violenza al mio carattere indelebile!

 

DOMENICA.

Oh nossignore! Nessuno vi vuole usare violenza! Ché in fin de’ conti la mia figliuola non è nel caso d’aver bisogno d’impiastricciare su all’infretta un matrimonio per salvar l’onore.

 

MARGHERITA.

Oh per Diana, Bacco, baccone, bacchetta e bacchettone! La finirò io con questo tulipano non buono ad altro che a far mal odore! Che io non me la vuo’ più lasciar morire in bocca, ché a forza di stare zitta la monaca sposò l’ortolano! - In sostanza del fatto, chi è che vi dava una mano a pagare il cambio del vostro figliolo altro che queste quatrossa sbontadiate di vostra sorella? Ma l’asino e il mulattiero non hanno sempre lo stesso pensiero! E il mio pensiero adesso guardate un po’ qual'è. Filomena, piglia questo cartoccino: senti come pesa? C’è dentro preciso da pagare il cambio del tuo Giannino; se ti sposa, pagaglielo; se non ti sposa, lascialo andare a farsi… soldato, e tieni i quattrini per un altro, chè già degli uomini non ne mancano mai, e la carestia dei calzoni non l’ha provata che Eva ! ( il cartoccino a Filomena).

 

FILOMENA.

Povera Margherita, io non vi dico nulla… ma il Signore ve lo scriverà lassù, vedete! Nondimeno lasciatemi fare a modo mio. - Giannino, amo meglio di dire pover’a me, che pover’a noi! Motivo per cui, tenete, questi sono i quattrini, ma ubbidite pure a vostro padre, ( il cartoccino a Giovanni)

 

GIROLAMO. (con tenerezza e orgoglio)

Eh! Dio ti benedica!

 

DOMENICA. (lo stesso)

E ti faccia santa! (La baciano).

 

MARGHERITA.

Che per scimunita t’ha già fatta la grazia! - Proprio come quello che non mangiava uva bianca perché la credeva acerba! Quando s’ha il coltello per il manico e’ si tien sodo! E così dicasi d’un marito!

 

GIOVANNI. (ad Antonio)

Babbo, lasciatevi commuovere la coscienza! (Margherita e Stefano si uniscono a Giovanni e fan ressa intorno ad Antonio perché ceda).

 

ANTONIO. (dopo breve resistenza arrendendosi)

Basta, basta così... basti! - Figli miei, io vedo che il destino l’è quella cosa di dire che bisogna seguire quello che è destinato dalla volontà del cielo, massime quando si vede che quel che deve accadere, non c’è più niente che lo possi impedire e molto meno il misero mortale di questa terra! Motivo per cui, andate , che dalla grazia quam deus, non mi oppongo più. (Allegria generale).

 

STEFANO.

E io sarò il cambio per Giovanni, che non mi par proprio vero d’andar soldato adesso ch’è tornata l’Italia! – Per cui, Giovanni, qua a me il cartoccino.

 

GIOVANNI.

Troppo giusto! ( il cartoccino a Stefano).

 

STEFANO.

Ma non credeste però che volessi tenerlo per me, che volessi tenerlo, che volessi! - Questi quattrini li regalo a mia sorella, che sarà la sua dote! ( il cartoccino a Filomena. Ringraziamenti e feste di tutti; in questa la)

 

VOCE DEL MEDICO (di entro)

Si può entrare? Ci siete?

 

STEFANO.

Senti! è il medico!

 

MARGHERITA.

A me, a me. (Va all’uscio) Signor dottore, non si scomodi a far codeste scalaccie ultime! Dice la Filomena che per ora non ha più nessun bisogno di lei; fra nove mesi può essere, e lo manderemo a chiamare. Serva sua! (Tornando nel mezzo della scena) Ci vuol altro che medici e medicine! La medicina d’una ragazza ammalata è farle sposare il su’ damo.

 

 

FINE DELLA COMMEDIA.

 




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