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| Paolo Ferrari La medicina di una ragazza malata IntraText CT - Lettura del testo |
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SCENA III
Filomena, Margherita e Stefano. (Intanto, Stefano è entrato dal fondo, ha veduto la lettera, ed udito le ultime parole di Margherita, ha capito di che parlano le donne, epperò viene in mezzo a loro mostrandosi informato e fermo di accomodar egli le partite. È un giovinotto sui diciannove anni; ha in capo il berretto che tiene piegato da una parte, le mani in tasca e tutte le maniere di un giovinottello popolano, buono, ma un po’ tempestoso.
STEFANO. Precisamente quel brutto chiacchiero di Giannino, figliolo di quel chiappanuvoli bisunto di vostro fratello Antonio! - Ma bambino!
FILOMENA. Ah! pover’a me! Per carità! Stefano, Margherita, che nessuno risappia nulla!... Ma voi, Stefano, come avete saputo?...
STEFANO. Come ho saputo, come ho? Senti qua! Come ho saputo, dice! Vi pensate forse che il figliolo di mio padre possa veder tradire sua sorella, possa vedere, standosene là a gambe larghe e le mani nei calzoni, come il colosso dei Rodi?
MARGHERITA. E che intenzionacce avete ora?
STEFANO. Che intenzioni ho, che intenzioni? - Eh le so io le intenzioni che ho!
FILOMENA. Pover’a me! Diciam piano per carità!
MARGHERITA (a Stefano). Ma finalmente poi, che colpa ce n’ha mio nipote, se mio fratello...
STEFANO. Ah! che colpa ce n’ha vostro nipote? Ah! Perché ha scritto a questa minchiona qua una lettera piena forse delle solite moine, lo credete subito innocente, lo credete? Dimandatelo un po’ alla Filomena quanto ci sia da credere alle moine di quella lettera.
FILOMENA. Eh pur troppo, poco o nulla.
STEFANO. E più nulla che poco!
FILOMENA. Sì perché già si comincia dal dire che questa lettera l’ho avuta ch’eran già quattro giorni che non l’avevo più rivisto!...
STEFANO. Eppoi, ma che? Tante chiacchiere, tante disperazioni, ma a chi le conta! A chi non vede più che al di fuori, a chi non vede! Non mica a me, ché mi ricordo benissimo che anche allora lo vedevo sempre col sigaro in bocca, e il cappelletto california sulle ventitrè a fare lo sgargiante! Eppoi, per finirla, volete saperla tutta, volete? M’hanno assicurato che sta per pigliar moglie! - Ma prima che tu pigli moglie, potresti aver trovato chi ti staccasse le fedi del battesimo!
FILOMENA. Oh Signore! Per amor del cielo, Stefano!
MARGHERITA. Badate che a volte per levar la macchia si strappa la stoffa! Che non vi compromettiate!
STEFANO. Ma che compromettere de’ miei stivali! - Io gli ho mandato a dire che tra mezz’ora l’aspetto all’osteria del Pulcinella; che venga là; io gli offrirò da bere, volendo dire che se beve gli é segno che promette d’essere galantuomo e di sposare mia sorella; per venire, verrà, se non è una marmotta; una volta poi che sia venuto, o bere o buscarle!... Ma vedrete che beve! Oh, oh! se beve!
FILOMENA. Oh Dio! Stefano, per carità !
STEFANO. Ma non abbiate paura che beve! (S’avvia per uscire da destra).
FILOMENA (supplichevole). Vi prego, vi supplico fin per amor di Dio!
MARGHERITA (seguendolo con Filomena per fargli mutar discorso). Badate di non lasciar la coda nell’uscio! Che non finisca male!...
STEFANO (senza dar retta). O come volete che finisca? La finisce che l’amico agguanta il suo bravo bicchiere, agguanta; e beve giù allegramente, beve! Corpo, se beve! Beve come un angelo, beve! E fosse una botte, fosse! E se no, tante latte e tanti biscottini sul naso che gli muto i connotati, gli muto! Corpo, se beve! (Parte da destra).
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