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Paolo Ferrari
La medicina di una ragazza malata

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  • ATTO UNICO.   Soffitta. - Uscio in fondo che mette sopra il pianerottolo della scala. - Usci laterali. - Poche e rozze stoviglie.
    • SCENA V.   Domenica e Girolamo.
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SCENA V.

 

Domenica e Girolamo.

 

GIROLAMO. (che avrà in mano una frusta nuova a cui sta mettendo la battuta)

Cos’è questo diavolio? Che cosa ha in corpo quella vecchia invasata? Dico! Sta male la ragazza forse?

 

DOMENICA.

No, la ragazza sta al solito... Ma ora invece è il ragazzo.

 

GIROLAMO.

Ammalato anche lui?

 

DOMENICA.

No, ma... non so... pare che abbia trovato da dire... si vuol picchiare... s’han da trovare al Pulcinella. – Vedete quel che produce il mal esempio? Oggi, non dico, avete un po’ la testa a partito; ma una volta, tutti i giorni della settimana baruffe, liti… quel maledetto vizio di menar le manacce per nulla... e i ragazzi crescono, sentendo il babbo a millantare le sue prodezze di una volta, e un po’ che i vizj s' imparano anche senza maestro, un po’ che...

 

GIROLAMO. (infastidito)

Non mi romper le tasche con le tue paternali! – Io non dico che tu abbi torto, ma... infin de’ conti bisogna che sia un male di famiglia; in casa mia nessuno s’è mai lasciato posar mosche sul naso! Mio padre si è sempre fatto portar rispetto, e io, to’, non ho mai voluto esser da meno di mio padre; e mio figlio... non sono qua per dire che faccia bene, ma...

 

DOMENICA.

Ma vorreste che fosse uno sbravazzone, un litichino, uno scavezzacollo degno del suo signor padre, del suo signor nonno...

 

GIROLAMO. (infastidito)

Oh insomma, la vuoi smettere? - Dov’è questo bel mobile?

 

DOMENICA.

Costà, in piccionaja.

 

GIROLAMO. (s’avvicina all’uscio di destra e chiama verso l’alto)

Stefano!

 

STEFANO. (di dentro e dall’alto)

Che volete?

 

GIROLAMO.

Scendi.

 

STEFANO. (c.s.)

Vengo.

 

DOMENICA.

Io vo di là dalla Filomena. Per amor di Dio, Girolamo, vi raccomando quel figliolo; delle disgrazie in casa non c’è di certo la carestia! La figliola malata; gli affari che vanno male...

 

GIROLAMO.

Mi s’è malato anche un cavallo!

 

DOMENICA.

Motivo per cui non ci mancherebbe proprio altro che anche il ragazzo...

 

GIROLAMO.

Va là, va là, sii buona, che al ragazzo ci penso io! Va là.

 

DOMENICA.

Oh, Signore, che vita da cani! (Parte da sinistra).

 

 




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