1144-defun | delfi-lunga | lungh-sappi | sarac-zurba
Parte
501 IV | e nuotano coll’ali come delfini celesti!»~«Estebano, vedo
502 II | connubio dei due ultimi delicati rampolli di Sang-Real”.
503 V | filosofo rimarrà solo, mesto, deluso, a fronte dell’Idea.~La
504 V | sgomento e nell’amore.~Un rosso demagogo toglierà loro dal capo le
505 V | in pugno salirà le scale, demente, furente; cercherà nei penetrali
506 II | il casto;~Alfonso III era denominato il grande;~Sancio II il
507 II | che manca qualche tenero dente di latte; allora ti facesti
508 II | Oggi che hai tutti i tuoi denti e che nessuno ti scorge,
509 IV | sollevarono dai cuscini, ov’erano deposte, le due corone imperiali
510 I | provenzale che l’eco della valle deserta ripete così:~ ~Erransa~Pezansa~
511 I | corre furiosamente per campi deserti, un cavaliere lo sprona,
512 IV | dell’altare, Estebano a destra, Elisenda a sinistra; si
513 I | così:~ ~Erransa~Pezansa~Me destrenh e m balansa;~Res no sai
514 IV | braccio sinistro, e col destro la copre come per difenderla
515 II | le regine di Leone erano dette fadas en sus castillos,
516 IV | inno delle nozze reali~ ~Te Deum laudamus, te, Domine, confitemur.~ ~
517 V | di pugnali, salirà alla devastazione dei troni.~Allora, un truce,
518 IV | orologio del vescovo Olivarez. Devi sapere che quando morì quel
519 IV | bacio, e che il tuo bacio mi dia l’alito di una sposa; poi
520 IV | rampando, e topazi e rubini e diamanti erano sparsi a centinaia
521 IV | Avanti, ciclope od orso o diavolo, uomo, fantasma...» Ma qui
522 I | sulla riva, il puledro si dibatte fra le ginocchia del cavaliero,
523 IV | qui,... qui».~La fiamma si dibatteva convulsa; pareva quasi un’
524 IV | soffocavano.~«Resta qui», diceva Elisenda con voce fievole. «
525 IV | asilo di pace?».~Ciò che dicevano quei due fanciulli erano
526 IV | mistero, allorché Elisenda diè un grido.~«Elisenda mia!»
527 I | errante fra i quindici e i dieciott’anni. Al pudico ceruleo
528 I | labbra si avrebbe detto dieciotto. Egli correva ancora, benché
529 IV | destro la copre come per difenderla dall’ignoto nemico.~Poi
530 IV | bieco.~Nell’oratorio si diffondeva sempre più un profumo: era
531 IV | altro che un grande amore diffuso su molti popoli e su molti
532 IV | occhi. Quelle di Elisenda si dilatavano prodigiosamente e si rinserravano
533 II | alta quercia imperiale, che dilatò le sue ombre fin sull’Asturia
534 IV | lunghezza, per modo che il suo dileguarsi era rapidissimo in proporzione
535 IV | H e I della sigla erano dileguate.~Elisenda sclamò: «Guai
536 IV | essa chiese ad Estebano: «Dimmi, ti par più bello l’amore
537 III| dietro l’altra senza più dir parola.~Giunti al culmine
538 V | palperà loro la testa; poi dirà alla plebe impaziente:~«
539 I | adorazione cattolica, ei si direbbe un evaso dai roghi del Sant’
540 II | cinquant’anni, salendo a questi dirupi, allontanai dalla mia solitudine
541 V | rifugiata una razza di re discendenti da Urraca di Castiglia.~
542 II | salire ed il suo raggio a discendere sui macigni del monte, attraversando
543 IV | gesto; ma, di repente, come disciolto in un ineffabile bisogno
544 III| stesso modo che sovra il disco lunare l’astronomo contempla
545 V | aspetterà la conclusione del discorso e si getterà a capo chino,
546 I | Veduto da lungi, il cavallo disegna nel vuoto colla curva delle
547 I | profila per terra; la vede disegnarsi lunga lunga e incurvarsi
548 IV | formava queste tre lettere disposte così:~ ~~~ ~~~ ~~~~~ ~
549 III| accumulati. Su tre ampli cuscini, disposti rasente l’orlo del più alto
550 II | a prole di regnatori, ti dissi: Donna Elisenda, sul davanti
551 IV | grossa lista di pergamena. La distaccò per prolungare così d’un
552 V | l’invincibile armada fu distrutta dal mare, cioè da Dio.~Un
553 IV | scorrevano lievi lievi fra le dita tiepidamente intralciate.
554 III| astronomo contempla il riverbero diurno d’un altro emisfero, i due
555 IV | cero non guizzava più, ma diveniva più fioca; il pavimento
556 IV | cintura m’abbrucia!...» e divennero muti.~Il lucignolo della
557 III| palmo d’altezza. L’ironia diventa più bieca quando si sappia
558 IV | fu come un leopardo che diventasse un agnello.~La fanciulla
559 IV | e più che scemava, più diventava serena... A un tratto apparvero
560 II | questi due ramoscelli che diventeranno una sola ed eterna radice.
561 II | al primo tocco della luce diventò d’argento. Il sole sembrava
562 III| Dio tentata su due sessi diversi, Estebano la forma virile
563 II | varcare il ponte che ci divideva; Don Sancio me lo vietò,
564 II | insieme alla fiamma la grazia divina che veglia sulla nostra
565 IV | quasi bianche, e, assai divise nel mezzo, parevano composte
566 I | montagna. Ogni suo sbalzo divora dieci cubiti di terreno,
567 IV | intanto la fiamma sconvolta divorava il cero e mordeva il dito
568 IV | un terzo, e un quarto; al dodicesimo s’arrestò.~«Chi è là? Chi
569 IV | tue labbra mi parranno più dolci...»~Un ribrezzo vago s’agitava
570 IV | Mejor es penar~Sufriendo dolores~Que estar sin amores.»~ ~
571 II | Sancio,» rispose Estebano; «domani scenderò nel precipizio,
572 II | creature una imperitura dominazione. Ricordati, Elisenda, delle
573 IV | Te Deum laudamus, te, Domine, confitemur.~ ~Le loro voci
574 II | e Cuba e Venezuela e San Domingo e Navarra ritorneranno Spagna.
575 I | Abenceragio o Filippo II, domini sulla Spagna intera il fanatismo
576 III| scritta: «el matrimonio de doña Urraca de Castiglia et Alfonso
577 I | il genio di Carlo V o vi dorma l’idiotismo di Carlo II,
578 II | salii sul nero, che ora dorme laggiù fuor dello spaldo».~«
579 V | la Spagna continuava a dormire, impassibile, incurante,
580 II | chiostro di Sant’Isidoro, dove dormono tutti i monarchi di Leone.»~
581 IV | cerchi massicci delle corone doro.~La corona d’Estebano, imperiale
582 IV | circonferenza. Certo quella cera doveva essere amalgamata con qualche
583 V | Molti e molti anni dopo il dramma senza data che or finimmo
584 IV | sotto la goffa pompa di quei drappeggiamenti.~Ma i due fanciulli si guardavano,
585 IV | raccolto da terra un palio di drappo d’oro, lo pose sulle spalle
586 IV | Elisenda come l’ermellino ducale tocca il velluto principesco.
587 I | Orbigo, d’un altro balzo la Duera; pure, giunto presso gli
588 IV | piega acuta sotto la nuca, e dura e tondeggiante sugli omeri.
589 | durante
590 IV | cofano di rame ricoperto d’ebano, e lo collocò sotto l’orologio
591 | ebbero
592 II | tre infedeli, un moro, un ebreo e un luterano.~«“Secondo
593 IV | contessa d’Asturia, mia eccelsa cugina. Giuro di riconquistare
594 II | Santa uno de’ nostri avi eccelsi. Il profetico frate che
595 | Ecco
596 II | queste parole il castello echeggiò alle risate dei due giocondi
597 I | un’alba provenzale che l’eco della valle deserta ripete
598 IV | Poscia, come l’idea sale dall’effetto alla causa, gli sguardi
599 III| consumarono i due monarchi effigiati nel quadro; l’ombra salì
600 V | dell’anno 613, quando il re Egica, prosternato colla faccia
601 IV | avevano smarrita la loro eleganza natia sotto la goffa pompa
602 IV | coda.~Quella santa reliquia emanava una segreta aura di veleno.
603 III| riverbero diurno d’un altro emisfero, i due giovanetti contemplavano
604 I | risponde:~ ~Nacida en Leon,~Enamorada en Castilla,~ ~e il ponte
605 V | orizzonte mercé la indomabile energia del progresso, la Spagna
606 III| produrre all’occhio di chi entra l’aspetto d’una costruzione
607 | entro
608 I | I~ ~L’epoca di questo fatto ci è ignota;
609 | eppur
610 | eppure
611 | eravate
612 IV | Have. Iesus.~Estebano s’erge in piedi, corre verso il
613 | eri
614 IV | guancia d’Elisenda come l’ermellino ducale tocca il velluto
615 II | anima, sarai genitrice d’eroi, e Ceuta e Tunisi e Melilla
616 I | valle deserta ripete così:~ ~Erransa~Pezansa~Me destrenh e m
617 I | come la ideava Murillo, errante fra i quindici e i dieciott’
618 V | Europa l’assalto contro gli errori e i pregiudizi degli avi.~«
619 I | crepuscolo. Giunto a una più erta salita, scende di cavallo
620 I | benché il sentiero salisse erto e selvoso.~La notte s’avanzava
621 | es
622 IV | possente e una stirpe trionfale esalavano l’anima nel crepitio di
623 IV | gineceo d’Oriente e tutte le esalazioni d’un sotterraneo d’alchimia
624 IV | batte alla porta. Guai a chi esce dal cerchio che gli segnò
625 II | giorno dopo, che fu ieri, escì dal castello coll’archibugio
626 IV | miei anni; temo che se noi esciamo di qui, la morte ci colga.»
627 IV | nasce nel cuore non può escir che dal cuore! feriscimi
628 IV | orecchio. A un tratto Estebano esclamò quasi supplichevolmente:~«
629 II | turberò le tue notti. Per sola esequie accenderai nell’oratorio,
630 IV | che mi hanno insegnato non esiste il nome di ciò ch’io sento
631 IV | perennemente la caducità delle esistenze umane. Quei dodici colpi
632 III| tenuissima gradazione ideale che esisteva fra le fattezze e le anime
633 I | gli orli della Pisurga, esita, ma l’uomo che lo cavalca,
634 I | volo; d’un balzo varca l’Esla, d’un altro balzo l’Orbigo,
635 III| che l’uno penetrasse nell’essenza dell’altra. Ogni armonia
636 | esser
637 IV | penar~Sufriendo dolores~Que estar sin amores.»~ ~Le sue parole
638 IV | atto d’alta mansuetudine!~L’estasi scendeva già nell’anima
639 III| hanno negli occhi lo sguardo esterrefatto dei naufraghi e par che
640 II | su quella vergine cera, estinguerebbe insieme alla fiamma la grazia
641 IV | più che un lumignolo che s’estingueva; era un’agonia.Otto secoli
642 IV | amores.»~ ~Le sue parole s’estinsero in questo mormorio cadenzato;
643 IV | torre, da dove aveva fatto estrar la campana perché il martello,
644 I | dell’arcangelo anche la vaga età, come la ideava Murillo,
645 III| cielo tanto essi apparivano eterei. L’orgogliosa frase castigliana,
646 I | poesia; non mettiamo date all’eternità.~Il cavallo non s’arresta,
647 IV | croce vera di Cristo, sull’evangelio e su questa lama d’Alfonso
648 I | cattolica, ei si direbbe un evaso dai roghi del Sant’Ufficio
649 V | incarnazione letargica del Medio Evo...».~E allora la turba briaca
650 III| lunghissimo quadro. Due facce magre guardano dall’alto
651 IV | adagiati erano fissi sulle faccette d’un grosso diamante, che
652 II | torcia benedetta che fu la face tutelare della nostra stirpe,
653 | facesti
654 | faceva
655 V | rischiarato dalle torve faci della rivolta.~Allora appariranno
656 II | regine di Leone erano dette fadas en sus castillos, principessa
657 IV | avena, perché non muoia di fame.»~«Questi, cugina mia, non
658 II | temporariamente la mia imperiale famiglia. Ma in premio della mia
659 I | domini sulla Spagna intera il fanatismo del turbante o della croce,
660 | fanno
661 IV | od orso o diavolo, uomo, fantasma...» Ma qui s’interruppe
662 | far
663 | fare
664 II | avvicinarti, non toccarmi; mi faresti cader vivo nel precipizio.”~«
665 IV | poi vedo uno sciame di farfalle volanti in mezzo a un fumo
666 III| palii, clamidi, rosarii, farraginosamente accumulati. Su tre ampli
667 IV | turbolente nel cuore che, per farvele uscire, mi bisognerebbe
668 II | quella fiamma è chiuso il fato della nostra razza. Quel
669 | fatta
670 III| ideale che esisteva fra le fattezze e le anime di quei due cugini,
671 II | prosternata, e chi vuol favellare a Filippo II, foss’anche
672 IV | recondito senso: e pensando favellava come in sogno:~«Le anime
673 IV | Ei la guardò: un fremito febbrile li avvolgeva. Ricaddero
674 II | albero in nave.~«Io allora feci un passo come per varcare
675 II | cantato poc’anzi ve ne fanno fede. Avevo sett’anni quanto
676 V | sei secoli nel culto delle fedi antiche. Guardate com’è
677 III| virile ed Elisenda la forma femminea dello stesso divino concetto.
678 IV | può escir che dal cuore! feriscimi un poco qui, Estebano mio,
679 III| Sang-Real.~Quel re di Leone che, ferito in battaglia, macchiò di
680 II | spaccata come dietro una feritoia; l’arciere appuntava lentamente
681 III| viso della fanciulla.~A fermare col pensiero la tenuissima
682 II | me lo vietò, gridando:~«“Fermati, non avvicinarti, non toccarmi;
683 IV | colla clemenza e colla ferocia, sorretto pur sempre dalla
684 I | Lo scalpito metallico de’ ferri scande sul terreno un ritmo
685 I | l’hidalgo, la corazza di ferro del quattrocento, il giustacuore
686 I | neanche un auto-da-fé per fiaccola notturna.~Un soffio di vento
687 IV | gli salia nella gola. La fiammella scemava, scemava, e più
688 IV | cantare con voce alta e fiera l’inno delle nozze reali~ ~
689 II | dei nostri grand’avi bolle fieramente nelle nostre vene. I re
690 IV | diceva Elisenda con voce fievole. «Non posso alzarmi: la
691 II | Principessa Elisenda de Sang-Real, figlia di colui che nacque dal
692 II | di colui che nacque dal figlio di tutti i re di Leone,
693 IV | aveva per piedistallo la figura d’un serpe avvoltolato che
694 IV | avvolta in un fumo. Gli ultimi fili del lucignolo caddero nel
695 | Finalmente
696 IV | brezza o di zanzara. Elisenda finì le sue preci prima di Estebano,
697 V | dramma senza data che or finimmo di raccontare, sorgeranno
698 IV | Non un’anima viva».~Appena finite queste parole s’udì un colpo
699 IV | guizzava più, ma diveniva più fioca; il pavimento dell’oratorio
700 III| ottangolari tese di velluto viola, fiocamente illuminate, sembrano quasi
701 II | leggiadri ed augusti, siete fiorellini di re, siete semi di re!
702 I | altro coronerà sempre di fiori la cima delle sue antiche
703 IV | e brillò luminosissima e fissa.~Estebano guardò Elisenda
704 II | Il sole e il vegliardo si fissarono per un attimo come due rivali.
705 IV | rapidissima; Estebano la fissava sempre più intensamente;
706 IV | giovanetti adagiati erano fissi sulle faccette d’un grosso
707 IV | tempo che ci sposiamo». E fissò in volto lo sposo. Estebano
708 I | s’allenta mai. Tutte le fiumane di Leone e di Castiglia
709 III| turiboli, spade, morioni, flabelli, palii, clamidi, rosarii,
710 IV | magico tripudio. I loro corpi flettevano sotto il peso degli splendidi
711 IV | Poi Estebano:~ ~Fulcite me floribus;~ ~poi, chinando la fronte
712 I | Leon~ ~e un’altra voce più fluida e più bianca risponde:~ ~
713 IV | oratorio era già immerso in una fluttuante penombra.~«La luce muore»
714 IV | scoprivano in quella rugiada di foco l’immagine d’un nuovo paradiso.
715 I | cavallo e cammina. Alla foga quasi paurosa è succeduta
716 IV | parevano composte con quattro foglie di tuberosa.~L’adorazione
717 I | nascondere il suo viso nella folta penombra, il suo viso apparso
718 IV | scritta orizzontalmente formava queste tre lettere disposte
719 I | impulso spinge codeste labili forme verso un perenne moto d’
720 IV | queste parole s’udì un colpo formidabile dietro l’altare, come d’
721 IV | piena di simboli sacri, di formule cattoliche che s’insertavano
722 IV | appesi, allo scoppio delle forti note, oscillavano, come
723 IV | cerchio che gli segnò la fortuna! Poni mente al giorno più
724 IV | un impeto solo tutte le forze degli occhi e del pensiero;
725 III| incamminò verso una gradinata fosca; Estebano la seguì.~Salirono
726 I | potrebbero parimenti celare. Quel fosco mantello è una larva che
727 II | favellare a Filippo II, foss’anche un duca di Medina Celi,
728 IV | Elisenda, odi; vorrei che tu fossi una caleide ed io un altro
729 III| apparivano eterei. L’orgogliosa frase castigliana, sangre azul,
730 II | avi eccelsi. Il profetico frate che glielo porse gli disse:
731 III| simigliantisi come due fratelli, non troviamo altra imagine
732 II | attimo come due rivali. La freccia era scattata; Don Sancio
733 IV | affrettavano la sua fine. Una luce fredda, verdastra, inquieta vagava
734 III| sangre azul, colla quale si fregia tuttora l’antichissima nobiltà
735 II | delle somme virtù che furono fregio alla tua schiatta possente;
736 IV | della spada agitata dai fremiti del principe aveva squarciato
737 IV | spenga.»~Ei la guardò: un fremito febbrile li avvolgeva. Ricaddero
738 I | del cavaliero e le loro fronde, smosse dalla brezza del
739 III| condensava attorno le loro fronti come una gloria, e i cieli
740 IV | del giovanetto, mentr’ei frugava cogli occhi quelle iscrizioni
741 I | varcata ed è ripresa la fuga, e passa Valladolid e passa
742 IV | istaccarti da me: il tempo fugge, l’ora batte alla porta.
743 I | meteora, un istante, fra i fuggenti riverberi del crepuscolo.
744 I | applausi lontani.~Chi è quel fuggiasco? In che secolo vibrarono
745 IV | plenis.~ ~Poi Estebano:~ ~Fulcite me floribus;~ ~poi, chinando
746 II | morto. Il sole lo aveva fulminato; pure non cadde e stette
747 I | voli, radendo la terra, col fulmine in grembo. Il cavaliere
748 IV | cadde.~Brillava ancora sul fumido lucignolo un’ultima brage.
749 II | reliquia ad ogni nostro funerale e ad ogni nostro imeneo.
750 I | già i primi lambimenti del fuoco.~La notte sale sulla montagna
751 | fuori
752 V | anfiteatro, in una corsa furibonda e feroce. E il severo filosofo
753 I | Spagna. Un cavallo corre furiosamente per campi deserti, un cavaliere
754 II | sorgeranno le nostre glorie future. Bimbi leggiadri ed augusti,
755 IV | Un’ora prima dell’alba il gallo di montagna cantò come per
756 I | i minuti marcati da quel galoppo furente?~A che giova saper
757 IV | candelabro, alto come una gamba, era d’argento massiccio
758 IV | tanto era sublime quel fiero garzone in quell’atteggiamento di
759 IV | di Leone: Legio septima gemina.~Sul manto d’Elisenda s’
760 IV | sfolgorava più d’ogni altra gemma. Le loro labbra si confidavano
761 IV | polvere aveva appannate quelle gemme e quegli ori, e il tarlo
762 II | armatura dell’anima, sarai genitrice d’eroi, e Ceuta e Tunisi
763 II | la statura del corpo e la gentilezza della parola. Vi stanno
764 III| idealmente nei due ultimi germogli dei Sang-Real.~Quel re di
765 IV | Ignazio a Madrid da un vecchio gesuita. Questo è il giorno più
766 I | sfoglia rapidamente un libro e getta pagina su pagina. Così quel
767 V | alla plebe impaziente:~«Gettate pur le mannaie; costoro
768 V | conclusione del discorso e si getterà a capo chino, come il toro
769 IV | ineffabile bisogno d’umiltà, si gettò per terra colla testa sui
770 III| con un profumo vivace.~Il gherofano e la viola avevano fra essi
771 III| della cappella pendono o giacciono stole, turiboli, spade,
772 III| dipinto si legge in lettere gialle questa scritta: «el matrimonio
773 V | così alle turbe raunate nei giardini di Madrid:~«Spagnuoli! Un
774 IV | dietro l’altare, come d’un gigante che bussasse dietro a una
775 II | spaccata nel mezzo come una gigantesca merlatura guelfa.~«A un
776 IV | olezzo. Tutti gli aromi d’un gineceo d’Oriente e tutte le esalazioni
777 I | puledro si dibatte fra le ginocchia del cavaliero, spicca un
778 II | Medina Celi, dee piegare il ginocchio. Nessuno può essere più
779 II | echeggiò alle risate dei due giocondi cugini.~Indi Estebano ricominciò:~«
780 I | quel galoppo furente?~A che giova saper la cifra del tempo!?~
781 IV | Guai a me se si spegne!»~Il giovinetto s’accorse allora che tutto
782 IV | intorno all’estremità del cero girava una grossa lista di pergamena.
783 IV | Carlo Magno, tranne che in giro apparivano cesellate le
784 IV | quando quella cera traboccò giù dal candelabro, la fiamma
785 I | cuoio del cinquecento, la giubba di velluto del seicento
786 V | figliuoli dei re.~Finalmente giungerà all’oratorio, spalancherà
787 IV | converso sul petto e sulle mani giunte, in atto d’alta mansuetudine!~
788 III| altra senza più dir parola.~Giunti al culmine della torre,
789 IV | aperto, pronunciò questo giuramento:~«Io, Don Estebano, principe
790 I | ferro del quattrocento, il giustacuore di cuoio del cinquecento,
791 | gl’
792 | glielo
793 II | Sang-Real sorgeranno le nostre glorie future. Bimbi leggiadri
794 IV | agglomerazione di stalattiti glutinose e verdastre che si perdevano
795 IV | tanto che con qualche goccia di sangue possa sprigionarsi
796 IV | eleganza natia sotto la goffa pompa di quei drappeggiamenti.~
797 IV | angoscia gli salia nella gola. La fiammella scemava, scemava,
798 II | tutti gli avvoltoi di queste gole; poi si riposò. Oggi, prima
799 I | levatoio; poi s’appoggia col gomito sulla sella e rimane immobile
800 IV | ripigliava: «Ho dei sogni così gonfi e delle chimere così turbolente
801 II | nell’alvo dell’azzurro il gorgheggio della prima lodola. Don
802 IV | cinture moresche, di collane gotiche; il giovanetto indossò anche
803 III| col pensiero la tenuissima gradazione ideale che esisteva fra
804 III| e s’incamminò verso una gradinata fosca; Estebano la seguì.~
805 IV | coricarono entrambi sui gradini dell’altare colle teste
806 | gran
807 I | secoli e di storia. Regni in Granata l’Abenceragio o Filippo
808 II | Estebano, il sangue dei nostri grand’avi bolle fieramente nelle
809 IV | rispondeva Christe Eleison, e le grane delle avemarie scorrevano
810 IV | le posero in capo, muti, gravi, compunti, come due bimbi
811 II | estinguerebbe insieme alla fiamma la grazia divina che veglia sulla
812 IV | fronte.~Ella allora sclamò: «Grazie, Don Sancio!» con accento
813 II | castillos, principessa Elisenda, graziosa cugina mia»~L’accento di
814 II | Don Sancio me lo vietò, gridando:~«“Fermati, non avvicinarti,
815 IV | allorché Elisenda diè un grido.~«Elisenda mia!» sclamò,
816 IV | oscurità era fitta...~Elisenda gridò: «Ah! questa cintura m’abbrucia!...»
817 II | poi sclamò: “Ecco già il grillo del paradiso! Da queste
818 IV | estremità del cero girava una grossa lista di pergamena. La distaccò
819 IV | fissi sulle faccette d’un grosso diamante, che sfolgorava
820 IV | come una lama nella sua guaina.~«Chi c’è nel castello?»
821 V | cavallo legato sulla cui gualdrappa si potrà ancora vedere lo
822 IV | nascente lanugine delle guance d’Estebano toccava la guancia
823 II | ancora bambina e ridevi guardandolo e lo beffavi: io, per moderare
824 III| quadro. Due facce magre guardano dall’alto della nerissima
825 III| s’arrestarono immobili a guardarla, mentr’essa benignamente
826 IV | rispose: «Ho finito». E si guardarono negli occhi, stupefatti
827 III| l’indicibile terrore del guardarsi nel viso.~S’amavano già
828 V | culto delle fedi antiche. Guardate com’è già lontana da noi
829 II | Estremadura. Tu da umiltà guardati come da peccato; sappi trarre
830 IV | Hispaniae!»~Elisenda lo guardava atterrita, eppur beata,
831 II | nuda, parlò a me, che lo guardavo dal ponte, così: “Principessa
832 II | una gigantesca merlatura guelfa.~«A un tratto il sole raddoppiò
833 IV | spada, colla pace o colla guerra, col bene o col male, colla
834 I | bambino e abbronzito come un guerriero. Gli arcangeli che pellegrinavano
835 IV | La fiamma del cero non guizzava più, ma diveniva più fioca;
836 IV | pollice appena; le lettere H e I della sigla erano dileguate.~
837 IV | monogramma delle parole Have. Iesus.~Estebano s’erge
838 I | spagnuolo, il saraceno, l’hidalgo, la corazza di ferro del
839 IV | Elisenda: «Stephanus Imperator Hispaniae!»~Elisenda lo guardava atterrita,
840 V | quando l’Oriente calò sull’Iberia con tutte le sue mollezze
841 III| dei saraceni, realizzavasi idealmente nei due ultimi germogli
842 I | anche la vaga età, come la ideava Murillo, errante fra i quindici
843 V | armonioso ridestamento d’idee.~S’alzerà un filosofo che
844 III| Del resto erano in tutto l’identica ispirazione di Dio tentata
845 I | di Carlo V o vi dorma l’idiotismo di Carlo II, che importa
846 IV | monogramma delle parole Have. Iesus.~Estebano s’erge in piedi,
847 IV | pergamo nella chiesa di Sant’Ignazio a Madrid da un vecchio gesuita.
848 I | epoca di questo fatto ci è ignota; il paese è la Spagna. Un
849 IV | come per difenderla dall’ignoto nemico.~Poi ripiglia, mugghiando
850 III| per la morte del nonno ed illumina solo il religioso recinto.~
851 III| velluto viola, fiocamente illuminate, sembrano quasi nere e i
852 III| di raggi. Allora comparve illuminato e purissimo il viso della
853 IV | quella rugiada di foco l’immagine d’un nuovo paradiso. Fissavano
854 IV | avea ritratto armato da una immensa spada. Poi che si tacquero,
855 IV | pavimento dell’oratorio era già immerso in una fluttuante penombra.~«
856 V | Spagna continuava a dormire, impassibile, incurante, vanagloriosa,
857 V | testa; poi dirà alla plebe impaziente:~«Gettate pur le mannaie;
858 IV | verso Elisenda: «Stephanus Imperator Hispaniae!»~Elisenda lo
859 IV | erano deposte, le due corone imperiali e se le posero in capo,
860 II | creature delle mie creature una imperitura dominazione. Ricordati,
861 IV | moribonda, concentrò in un impeto solo tutte le forze degli
862 I | ma l’uomo che lo cavalca, implacabile, feroce, gli conficca gli
863 I | idiotismo di Carlo II, che importa ciò al trovator di romanze
864 III| mano, né una collana, né l’impugnatura d’un brando traspare attraverso
865 I | costumi, scienze. Un divino impulso spinge codeste labili forme
866 I | s’aggiunge per fare più inafferrabile ancora quel mistero volante.~
867 III| seguirmi nell’oratorio?» e s’incamminò verso una gradinata fosca;
868 IV | stillante una pioggia di faville incandescenti.~Estebano ed Elisenda scoprivano
869 IV | labbra si confidavano così gl’incanti dell’iride che li affascinava:~«
870 IV | fiamma si ravvivò come per incanto e brillò luminosissima e
871 V | sull’estremo punto d’Europa, incarnazione letargica del Medio Evo...».~
872 II | creò le alte montagne; l’incenso che sale da loco basso e
873 I | ogni croce che incontra s’inchina devoto fino a toccar le
874 IV | spettro che bussi là fuori per incitarmi a qualche oscuro mistero»
875 I | Giunto a mezzo del monte incomincia a cantare un’alba provenzale
876 IV | sembravano più belli.~Allora incominciarono una bizzarra cerimonia.~
877 IV | bello, mio re!»~E l’amore incominciò le sue note.~L’odore della
878 I | Davanti ogni croce che incontra s’inchina devoto fino a
879 IV | di maestà e di scherno, incoronavano e vituperavano ad un tempo
880 IV | fianchi, sotto il pesante incubo degli ornamenti reali...~
881 V | a dormire, impassibile, incurante, vanagloriosa, sull’estremo
882 II | sotto ai suoi piedi, e, incurvando le mani alla bocca in forma
883 I | disegnarsi lunga lunga e incurvarsi leggiera in un vano del
884 IV | capovolge; poi, segnando coll’indice sinistro la sigla rovesciata
885 III| nel sentirsi vicini e l’indicibile terrore del guardarsi nel
886 IV | un prode! se sei un vile, indietro! o il mio pugno levato risponderà
887 III| appena quel tanto che è indispensabile al simpatico accordo delle
888 V | dell’orizzonte mercé la indomabile energia del progresso, la
889 IV | collane gotiche; il giovanetto indossò anche una preziosa stola
890 III| loro alla bocca, né più s’indovina quale fosse lo sposo e quale
891 IV | repente, come disciolto in un ineffabile bisogno d’umiltà, si gettò
892 IV | dell’aloe, mista ad un altro inesprimibile olezzo. Tutti gli aromi
893 IV | Don Sancio!» con accento d’infantile beatitudine; poi continuò
894 III| primo sogno dei loro cuori infantili e l’ultimo sogno dell’avo
895 II | Zamora salvai dal rogo tre infedeli, un moro, un ebreo e un
896 IV | spenga, prima che la notte infinita ci copra, guardami! Dammi
897 IV | uscire, mi bisognerebbe infrangerlo. Ciò che nasce nel cuore
898 III| nelle loro vene scorreva infuso l’azzurro del cielo tanto
899 IV | rosario e un anello; poi s’inginocchiarono sul primo gradino dell’altare,
900 IV | bizzarra cerimonia.~Sempre inginocchiati, si presero per mano e recitarono
901 III| costruzione conica. Di fronte all’ingresso sta l’altare innalzato su
902 IV | il candelabro pesante, lo innalza vigorosamente, lo capovolge;
903 III| all’ingresso sta l’altare innalzato su tre vasti scaglioni coperti
904 IV | amore, quelle due creature innamorate, le quali non sapevano più
905 IV | con voce alta e fiera l’inno delle nozze reali~ ~Te Deum
906 IV | ma la loro posa rimaneva innocente come quella della cuna ed
907 III| mentr’essa benignamente li inondava di raggi. Allora comparve
908 II | ai nepoti. L’umile passa inosservato sotto gli occhi dell’Altissimo
909 IV | luce fredda, verdastra, inquieta vagava nella cappella e
910 IV | intorno la luna durante le insalubri notti autunnali. Il suo
911 IV | linguaggio che mi hanno insegnato non esiste il nome di ciò
912 IV | formule cattoliche che s’insertavano bizzarramente a molti caratteri
913 IV | io un altro vago e tenue insetto, e che avessimo per padiglione
914 II | vergine cera, estinguerebbe insieme alla fiamma la grazia divina
915 V | pregiudizi degli avi.~«Mentre l’intelletto umano compiva atti prodigiosi,
916 I | ripiglia a cantare con voce intensa e tremante:~ ~Nacido en
917 IV | Estebano la fissava sempre più intensamente; a un tratto s’accorse d’
918 III| figure del quadro sono quasi interamente sommerse in una caligine
919 II | leandri per piangere un giorno intero quanto scopriste che il
920 IV | montagna cantò come per interrogare un mistero.~ ~
921 IV | uomo, fantasma...» Ma qui s’interruppe e, tutto stretto ad Elisenda,
922 III| sappia che uno è l’imagine intiera dell’altro. I secoli consumarono
923 IV | fra le dita tiepidamente intralciate. Quand’ebbero finito, Estebano
924 IV | arso, macchiato, irto d’intralciatissime cifre.~«Estebano! Estebano!»
925 III| già e non s’erano neanche intraveduti, tanto l’oscurità scendeva
926 IV | Quand’ebbero finito, Estebano intuonò:~ ~Veni de Libano, sponsa
927 IV | accanto a me;» e le lagrime inumidivano le loro labbra, che si parlavano
928 V | oratorio, spalancherà la porta, invaderà quel tenebroso asilo di
929 IV | di Don Sancio, e tentava invano afferrarne il recondito
930 III| spagnuola anteriore alla invasione dei saraceni, realizzavasi
931 V | dell’anno 1578, quando l’invincibile armada fu distrutta dal
932 II | Castiglia; piegò, suggellò e v’inviò egli stesso lo scritto.
933 IV | confidavano così gl’incanti dell’iride che li affascinava:~«Estebano»
934 II | fronte a Don Sancio, ed irradiava le vette che gli stavano
935 III| naufraghi e par che presentano l’irrevocabile sollevamento del livello
936 V | fronte dell’Idea.~La turba irruente, colla bava dei torrenti
937 IV | anathema mezzo arso, macchiato, irto d’intralciatissime cifre.~«
938 IV | frugava cogli occhi quelle iscrizioni oscure. «Guardami, guardami!
939 II | porterò nel chiostro di Sant’Isidoro, dove dormono tutti i monarchi
940 V | raccontare, sorgeranno in Ispagna questi avvenimenti:~Un poeta
941 IV | occhi, stupefatti di non ispaventarsi.~Lo sguardo d’Estebano penetrava
942 III| erano in tutto l’identica ispirazione di Dio tentata su due sessi
943 II | il crudele.~ ~Se tu non ispregerai nessuna di queste antiche
944 IV | cavallo alla sua avena. Non istaccarti da me: il tempo fugge, l’
945 I | apparso come meteora, un istante, fra i fuggenti riverberi
946 | IV
947 IV | rosario: Elisenda sospirava Kirie Eleison, Estebano rispondeva
948 I | divino impulso spinge codeste labili forme verso un perenne moto
949 II | sul nero, che ora dorme laggiù fuor dello spaldo».~«Cugino
950 III| vagava d’accanto e pareva una lagrima di luce.~Estebano mormorò: «
951 I | Ufficio che provò già i primi lambimenti del fuoco.~La notte sale
952 IV | colla pergamena spiegata. Un lampo dell’anima gli rivelò la
953 I | balansa;~Res no sai on me lansa,~ ~e continua a salire sempre
954 IV | e il mento; la nascente lanugine delle guance d’Estebano
955 I | Quel fosco mantello è una larva che maschera un uomo e un
956 IV | principi», rispose Estebano; «lascia che il cigno provveda egli
957 IV | muore» disse Elisenda.~«Lasciala morire» rispose Estebano; «
958 II | qualche tenero dente di latte; allora ti facesti seria
959 IV | delle nozze reali~ ~Te Deum laudamus, te, Domine, confitemur.~ ~
960 IV | morbido contorno dell’agata lavorata; poi, strana cosa, eppure
961 II | nascondeste nel bosco dei leandri per piangere un giorno intero
962 I | d’una rupe. Il giovanetto lega il suo puledro alla massiccia
963 V | lo scheletro d’un cavallo legato sulla cui gualdrappa si
964 III| A piedi del dipinto si legge in lettere gialle questa
965 IV | due versi che bisognava leggere... gli occhi del giovanetto
966 II | suo testamento, quello che leggeste ieri a Castiglia; piegò,
967 IV | poi, strana cosa, eppure leggiadra, le sue labbra non erano
968 II | nostre glorie future. Bimbi leggiadri ed augusti, siete fiorellini
969 I | lunga lunga e incurvarsi leggiera in un vano del colle, simile
970 I | dietro di sé trionfalmente le leghe percorse.~Il cavaliere si
971 IV | battezzarono la provincia di Leone: Legio septima gemina.~Sul manto
972 IV | pupilla d’Elisenda s’alzava lenta, cerulea, simile a un’alba
973 I | succeduta una più paurosa lentezza. Il giovanetto fa passi
974 I | continua a salire sempre più lento per vie sempre più selvagge.~
975 IV | ricamato in argento il superbo leones rampando, e topazi e rubini
976 IV | Don Sancio». E fu come un leopardo che diventasse un agnello.~
977 IV | gli rivelò la scrittura. Lesse: «Quand’io morrò, morranno
978 IV | in quell’aura letargica e letale.~La fiamma del cero si circondava
979 IV | rendeva penosa ad Estebano la lettura dell’anathema mezzo arso,
980 IV | prisma.~Estebano ed Elisenda levavano in sù gli occhi e il mento;
981 IV | Estebano intuonò:~ ~Veni de Libano, sponsa mea, veni,~ ~e nel
982 I | chi sfoglia rapidamente un libro e getta pagina su pagina.
983 IV | rispondeva:~ ~Manibus date lilia plenis.~ ~Poi Estebano:~ ~
984 IV | Estebano soggiungeva: «No; nel linguaggio che mi hanno insegnato non
985 IV | mezzo affogato nella cera liquida che affluiva intorno ad
986 IV | vedo un paese verde come un liquido prato o come un oceano tranquillo,
987 IV | salivano e scendevano sul liturgico salmo. La grave melodia
988 III| irrevocabile sollevamento del livello di tenebre che li affoga.
989 II | montagne; l’incenso che sale da loco basso e nascosto offende
990 II | il gorgheggio della prima lodola. Don Sancio levò la testa
991 V | antiche. Guardate com’è già lontana da noi la spira luminosa
992 I | rendono suono d’applausi lontani.~Chi è quel fuggiasco? In
993 IV | pupille di Elisenda profondo, lucido, sicuro, come una lama nella
994 IV | trasaliva. «Quell’orologio è lugubre», pensò; «pare il dito d’
995 IV | corta vita nostra, al blando lume d’un’aurora mitigata dalle
996 IV | vedersi. Era più che un lumignolo che s’estingueva; era un’
997 V | lontana da noi la spira luminosa del progresso.~«Fin dalle
998 IV | come per incanto e brillò luminosissima e fissa.~Estebano guardò
999 III| modo che sovra il disco lunare l’astronomo contempla il
1000 IV | Elisenda sua; poi brancolarono lungamente sulle sparse reliquie degli
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