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Arrigo Boito
Iberia

IntraText - Concordanze

(Hapax - parole che occorrono una sola volta)


1144-defun | delfi-lunga | lungh-sappi | sarac-zurba

     Parte
1001 IV | già più di tre pollici di lunghezza, per modo che il suo dileguarsi 1002 II | Dio in olocausto questi lunghi anni di romitaggio e di 1003 III| Sopra l’altare è appeso un lunghissimo quadro. Due facce magre 1004 I | mistero volante.~Veduto da lungi, il cavallo disegna nel 1005 II | un moro, un ebreo e un luterano.~«“Secondo peccato: quando 1006 I | Erransa~Pezansa~Me destrenh e m balansa;~Res no sai on me 1007 IV | dell’anathema mezzo arso, macchiato, irto d’intralciatissime 1008 III| che, ferito in battaglia, macchiò di azzurro la scimitarra 1009 II | raggio a discendere sui macigni del monte, attraversando 1010 IV | baciò il manto come ad una madonna. Indi ambidue si posero 1011 II | Blanca vostra augustissima madre; e cinque anni avevate voi 1012 IV | sacri arredi coprivano di maestà e di scherno, incoronavano 1013 IV | due bimbi assorti in un magico tripudio. I loro corpi flettevano 1014 IV | somigliava a quella di Carlo Magno, tranne che in giro apparivano 1015 III| lunghissimo quadro. Due facce magre guardano dall’alto della 1016 IV | colla guerra, col bene o col male, colla clemenza e colla 1017 IV | ossido su quella ruggine malsana e su quel serpe attortigliato, 1018 IV | meno tremende delle tue, malvagio turbator di preghiere. Avanti! 1019 II | vostra bocca ognun vede che manca qualche tenero dente di 1020 I | vie sempre più selvagge.~Mancano due ore a mezzanotte quand’ 1021 IV | Elisenda rispondeva:~ ~Manibus date lilia plenis.~ ~Poi 1022 I | viaggia. Senza questi segni manifesti di adorazione cattolica, 1023 IV | mio seno stilla rugiada di manna. Vorrei morire adesso, vorrei 1024 V | impaziente:~«Gettate pur le mannaie; costoro sono morti da mezzo 1025 IV | mani giunte, in atto d’alta mansuetudine!~L’estasi scendeva già nell’ 1026 IV | il peso degli splendidi manti, e le i loro chiome si torturavano 1027 I | ore quali furono i minuti marcati da quel galoppo furente?~ 1028 IV | Donna Elisenda di Leon, marchesa di Valladolid, contessa 1029 V | armada fu distrutta dal mare, cioè da Dio.~Un altro poeta 1030 III| Estebano accompagnava lungo i marmi del cortile il fiero racconto 1031 IV | estrar la campana perché il martello, cadendo ad ogn’ora sulla 1032 IV | baci... poi uno stridor di mascelle tremanti...~L’ultima brage 1033 I | mantello è una larva che maschera un uomo e un secolo. Alla 1034 IV | torturavano entro i cerchi massicci delle corone doro.~La corona 1035 I | lega il suo puledro alla massiccia balaustra del ponte levatoio; 1036 IV | essere amalgamata con qualche materia più adusta. Le gocce scorrevano 1037 III| gialle questa scritta: «el matrimonio de doña Urraca de Castiglia 1038 II | voragine, co’ suoi tortuosi meandri, pareva un immenso orecchio 1039 II | II, foss’anche un duca di Medina Celi, dee piegare il ginocchio. 1040 V | incarnazione letargica del Medio Evo...».~E allora la turba 1041 II | peccato; sappi trarre dal meditato abbassamento mio cagione 1042 IV | o la gloria?».~Estebano meditò; poi disse: «Sorella, la 1043 IV | È più bello l’amore:~ ~Mejor es penar~Sufriendo dolores~ 1044 IV | pergamena:~Ho sulla cima il mele ~E in fondo il veleno dell’ 1045 II | eroi, e Ceuta e Tunisi e Melilla e Cuba e Venezuela e San 1046 IV | liturgico salmo. La grave melodia faceva risonar l’oratorio; 1047 IV | tempo chi li portava.~Le membra dei teneri sposi avevano 1048 II | tanto, tanto. Io vi chiamavo Menestrello e voi mi chiamavate Reina. 1049 | meno 1050 | mercé 1051 II | cadde e stette ritto fino a meriggio. Mentre voi sellavate a 1052 II | mezzo come una gigantesca merlatura guelfa.~«A un tratto il 1053 IV | fra le tue braccia, dolce, mesta, serena come una cadenza 1054 V | severo filosofo rimarrà solo, mesto, deluso, a fronte dell’Idea.~ 1055 I | la campagna. Lo scalpito metallico de’ ferri scande sul terreno 1056 I | il suo viso apparso come meteora, un istante, fra i fuggenti 1057 I | cavallo ha il volo e il metro dell’ode. I pioppi sfilano 1058 I | paese della poesia; non mettiamo date all’eternità.~Il cavallo 1059 II | nei suoi pensieri.~«Dopo mezz’ora si scosse dicendo: “È 1060 IV | tratto s’accorse d’una sigla miniata in carmino sulla estremità 1061 IV | apparivano queste parole miniate in rosso:~ ~ANATHEMA SIT~ ~ 1062 I | delle ore quali furono i minuti marcati da quel galoppo 1063 IV | volanti in mezzo a un fumo di mirra!»~«Elisenda, vedo un paese 1064 IV | la limpidezza dell’aloe, mista ad un altro inesprimibile 1065 III| mitria.~Pochi passi bastano a misurar l’oratorio. Tutto il genio 1066 IV | fiamma del cero.~Il cero non misurava già più di tre pollici di 1067 II | stavano sul capo. Il nonno misurò collo sguardo e colla mente 1068 IV | battito de’ polsi. Dopo un mite silenzio essa chiese ad 1069 IV | blando lume d’un’aurora mitigata dalle nivee pareti del nostro 1070 III| riposano due corone e una mitria.~Pochi passi bastano a misurar 1071 III| luce calò su quello.~Fra le modanature dell’altare si vedono scolpite 1072 II | guardandolo e lo beffavi: io, per moderare il tuo riso, che non s’addiceva 1073 III| vasti scaglioni coperti da molle e prezioso tappeto. Sopra 1074 IV | sempre più un profumo: era la mollezza dell’oppio, l’acredine della 1075 V | sull’Iberia con tutte le sue mollezze e con tutte le sue pestilenze.~ 1076 II | queste antiche virtù da monarca, e se ti comporrai con tutta 1077 II | figliuola, gli alti troni del mondo! Estebano, Elisenda: amate, 1078 IV | antichissimo monogramma delle parole Have. Iesus.~ 1079 II | Altissimo che creò le alte montagne; l’incenso che sale da loco 1080 III| alzatasi splendeva già sui monti e sui tetti; una piccola 1081 IV | e le sue mani avevano il morbido contorno dell’agata lavorata; 1082 IV | si adornarono di cinture moresche, di collane gotiche; il 1083 IV | si chinò sulla fanciulla moribonda, concentrò in un impeto 1084 III| stole, turiboli, spade, morioni, flabelli, palii, clamidi, 1085 IV | di un organo...»~«Se io morissi orarispondeva Estebano, « 1086 I | fondo al porticato oscuro, mormorar questi nomi:~«Estebano.»~« 1087 IV | parole s’estinsero in questo mormorio cadenzato; poscia egli s’ 1088 IV | anni, perché in quel giorno morrai. Mi ricordo sempre queste 1089 IV | Lesse: «Quand’io morrò, morranno i troni di Spagna».~La fiamma 1090 IV | scrittura. Lesse: «Quand’io morrò, morranno i troni di Spagna».~ 1091 V | la Chiesa fu il peccato mortale della nostra razza. Noi 1092 V | le mannaie; costoro sono morti da mezzo secolo.»~ ~ 1093 IV | giovanetti s’avviarono, mossi da un solo pensiero, verso 1094 I | labili forme verso un perenne moto d’ascensione; ma né le sante 1095 I | si volge con orgogliosa movenza verso la propria ombra che 1096 IV | ignoto nemico.~Poi ripiglia, mugghiando più che sclamando: «Avanti, 1097 II | bocca in forma di portavoce, mugghiò verso il precipizio: “Tu 1098 IV | pugno d’avena, perché non muoia di fame.»~«Questi, cugina 1099 IV | fluttuante penombra.~«La luce muore» disse Elisenda.~«Lasciala 1100 I | vaga età, come la ideava Murillo, errante fra i quindici 1101 IV | ove Estebano staccò dal muro una clamide di porpora e 1102 I | del tempo!?~Il cuore non muta, la terra non si trasforma 1103 I | l’uomo e la natura appar mutabile: leggi, costumi, scienze. 1104 | n’ 1105 I | e più bianca risponde:~ ~Nacida en Leon,~Enamorada en Castilla,~ ~ 1106 I | voce intensa e tremante:~ ~Nacido en Castilla,~Enamorado en 1107 IV | bisognerebbe infrangerlo. Ciò che nasce nel cuore non può escir 1108 IV | gli occhi e il mento; la nascente lanugine delle guance d’ 1109 I | in grembo. Il cavaliere nasconde la sua faccia in un ampio 1110 I | bel cavaliero tornava a nascondere il suo viso nella folta 1111 II | ricordo d’una volta che vi nascondeste nel bosco dei leandri per 1112 II | che sale da loco basso e nascosto offende le nari dell’Onnipossente. 1113 IV | smarrita la loro eleganza natia sotto la goffa pompa di 1114 I | che sta fra l’uomo e la natura appar mutabile: leggi, costumi, 1115 III| sguardo esterrefatto dei naufraghi e par che presentano l’irrevocabile 1116 II | Venezuela e San Domingo e Navarra ritorneranno Spagna. Io 1117 II | si levò come un albero in nave.~«Io allora feci un passo 1118 IV | quando con quell’alone di nebbia che si vede intorno la luna 1119 II | abbassamento mio cagione d’auge ai nepoti. L’umile passa inosservato 1120 III| illuminate, sembrano quasi nere e i loro angoli vi si confondono 1121 III| guardano dall’alto della nerissima tela. A piedi del dipinto 1122 I | ripete sul suolo quel gesto nervoso che fa la mano di chi sfoglia 1123 | nessuna 1124 II | un’aquila reale sul suo nido.”~«E si levò come un albero 1125 III| state create per portar nimbo o corona; un’aura monarchica 1126 IV | un’aurora mitigata dalle nivee pareti del nostro talamo, 1127 II | il forte;~Alfonso VIII il nobile;~Alfonso X il savio;~e Pietro 1128 III| fregia tuttora l’antichissima nobiltà spagnuola anteriore alla 1129 IV | insegnato non esiste il nome di ciò ch’io sento per te».~ 1130 I | oscuro, mormorar questi nomi:~«Estebano.»~«Elisenda.»~ ~ ~ 1131 II | burrone, squillante come la nota d’un corno da caccia. La 1132 I | auto-da-fé per fiaccola notturna.~Un soffio di vento fa cadere 1133 III| soli ed uniti su quelle notturne alture di paese selvaggio.~ 1134 IV | alta e fiera l’inno delle nozze reali~ ~Te Deum laudamus, 1135 II | schiena contro la roccia nuda, parlò a me, che lo guardavo 1136 IV | angioli che si baciano e nuotano coll’ali come delfini celesti!»~« 1137 IV | di foco l’immagine d’un nuovo paradiso. Fissavano ammaliati 1138 I | immenso mantello, sembrano una nuvola d’uragano che voli, radendo 1139 III| perché un istinto fatale e un’occasione violenta li trascinava ad 1140 | od 1141 I | il volo e il metro dell’ode. I pioppi sfilano in processione 1142 IV | questo sogno:~«Elisenda, odi; vorrei che tu fossi una 1143 I | il giovanetto passa, e si odono, in fondo al porticato oscuro, 1144 II | da loco basso e nascosto offende le nari dell’Onnipossente. 1145 II | Elisenda: amate, germinate! Offro a Dio in olocausto questi 1146 IV | gli occhi del giovanetto s’offuscavano... gli pareva vedere Elisenda 1147 | ogn’ 1148 | ognun 1149 | Oh 1150 IV | intorno ad esso come un lago oleoso; quando quella cera traboccò 1151 II | germinate! Offro a Dio in olocausto questi lunghi anni di romitaggio 1152 II | imperiale, che dilatò le sue ombre fin sull’Asturia e sull’ 1153 IV | dura e tondeggiante sugli omeri. Una ragna cinerea gli cadeva 1154 I | e m balansa;~Res no sai on me lansa,~ ~e continua a 1155 IV | ad Estebano un anello d’onice, e, sempre cantando, Estebano 1156 II | nascosto offende le nari dell’Onnipossente. Dio è l’eterno orgoglio 1157 IV | profumo: era la mollezza dell’oppio, l’acredine della canfora, 1158 IV | silenzio era così grave che opprimeva l’orecchio. A un tratto 1159 III| in quel ricinto chiuso e opulento come una tomba, ove tante 1160 | or 1161 II | comprendere tutta la sapienza dell’oracolo avvinto alla vetusta reliquia. 1162 IV | principessa, è lunga la vostra orazione!»~Elisenda rispose: «Ho 1163 I | Esla, d’un altro balzo l’Orbigo, d’un altro balzo la Duera; 1164 IV | gli ultimi accordi di un organo...»~«Se io morissi ora,» 1165 II | Onnipossente. Dio è l’eterno orgoglio che regge la vita dell’Universo. 1166 IV | appannate quelle gemme e quegli ori, e il tarlo aveva roso quelle 1167 IV | cero. Quella sigla scritta orizzontalmente formava queste tre lettere 1168 V | accumulavano su tutti i punti dell’orizzonte mercé la indomabile energia 1169 IV | Avanti! Avanti, ciclope od orso o diavolo, uomo, fantasma...» 1170 II | ultime parole sonò grave e oscillante sulle labbra del giovanetto, 1171 IV | scoppio delle forti note, oscillavano, come per accompagnarle 1172 III| camminavano lentamente fra gli oscuri colonnati del castello. 1173 IV | stillante la sua bava d’ossido su quella ruggine malsana 1174 III| del castello; le pareti ottangolari tese di velluto viola, fiocamente 1175 IV | sollevarono dai cuscini, ov’erano deposte, le due corone 1176 IV | insetto, e che avessimo per padiglione il calice d’un giglio, e 1177 II | altri due mi seguivano. A Palenza il bianco morì e salii sul 1178 I | pellegrinavano sulle sabbie della Palestina ai primi anni di Cristo, 1179 III| spade, morioni, flabelli, palii, clamidi, rosarii, farraginosamente 1180 IV | Elisenda, raccolto da terra un palio di drappo d’oro, lo pose 1181 I | la cima delle sue antiche palme. Ciò solo che sta fra l’ 1182 IV | si sprofonda sotto le tue palpebre.»~Poscia, come l’idea sale 1183 V | loro dal capo le corone e palperà loro la testa; poi dirà 1184 I | In che secolo vibrarono i palpiti di quella corsa? Nel grande 1185 III| ove tante reliquie reali e papali sono agglomerate, il pensiero 1186 III| d’uomo, sembra qui voler paragonare quel lungo cero dipinto 1187 II | quanto li composi per voi nel parco della defunta principessa 1188 IV | orologio è lugubre», pensò; «pare il dito d’uno spettro che 1189 I | seicento vi si potrebbero parimenti celare. Quel fosco mantello 1190 III| L’ironia del tempo che parla da ogni cosa surta per mano 1191 III| III.~ ~I due cugini, così parlando, camminavano lentamente 1192 IV | silenzio egli riprendeva a parlare con questo sogno:~«Elisenda, 1193 II | E intanto che il vecchio parlava s’udì nell’alvo dell’azzurro 1194 IV | inumidivano le loro labbra, che si parlavano unite... La fiamma del cero 1195 V | S’alzerà un filosofo che parlerà così alle turbe raunate 1196 II | schiena contro la roccia nuda, parlò a me, che lo guardavo dal 1197 IV | nel buio, le tue labbra mi parranno più dolci...»~Un ribrezzo 1198 IV | questo minuto. Leggi, ma non partirti da me; leggi qui,... qui».~ 1199 II | nacque la nostra gloria passata; da donna Elisenda e dal 1200 II | nave.~«Io allora feci un passo come per varcare il ponte 1201 II | piombavano queste voci:~«“Ho tre peccati sull’anima. Eccoli:~«“Primo 1202 | pel 1203 I | guerriero. Gli arcangeli che pellegrinavano sulle sabbie della Palestina 1204 IV | bello l’amore:~ ~Mejor es penar~Sufriendo dolores~Que estar 1205 II | combattere nel circo e che penava a morire? Tu eri ancora 1206 III| otto angoli della cappella pendono o giacciono stole, turiboli, 1207 V | demente, furente; cercherà nei penetrali più remoti del castello 1208 III| quelle spoglie pompose. Penetrando in quel ricinto chiuso e 1209 III| entrambi era forza che l’uno penetrasse nell’essenza dell’altra. 1210 IV | ispaventarsi.~Lo sguardo d’Estebano penetrava nelle pupille di Elisenda 1211 IV | nella cappella e rendeva penosa ad Estebano la lettura dell’ 1212 IV | corpo che si trascinava penosamente... poi due baci... poi uno 1213 II | che io non le compresi. “Pensa, Elisenda”, soggiunse, “ 1214 IV | afferrarne il recondito senso: e pensando favellava come in sogno:~« 1215 IV | mano sulla mia fronte e penserò dei poemi!» ed Elisenda 1216 II | Poi si raccolse nei suoi pensieri.~«Dopo mezz’ora si scosse 1217 IV | Quell’orologio è lugubre», pensò; «pare il dito d’uno spettro 1218 I | sé trionfalmente le leghe percorse.~Il cavaliere si volge con 1219 IV | risponderà sul tuo cranio dodici percosse non meno tremende delle 1220 IV | lungo l’orecchio e gli si perdea fra i capegli. Quei sacri 1221 II | confessore”. La sua parola si perdeva nel burrone, squillante 1222 IV | glutinose e verdastre che si perdevano nell’ombra. Il candelabro, 1223 II | Ma in premio della mia perduta potestà chiedo a Dio per 1224 IV | nostri figliuoli il trono perduto di Spagna, di riconquistarlo 1225 I | codeste labili forme verso un perenne moto d’ascensione; ma né 1226 IV | bara del morto, ricordasse perennemente la caducità delle esistenze 1227 IV | una volta, predicate sul pergamo nella chiesa di Sant’Ignazio 1228 IV | turbato.~«Estebano mio, permetti ch’io mi tolga un minuto 1229 IV | stringi nel pugno. Un anatema pesa su noi in questo minuto. 1230 IV | corpi flettevano sotto il peso degli splendidi manti, e 1231 V | mollezze e con tutte le sue pestilenze.~Un altro poeta si ricorderà 1232 III| del castello. L’uniforme pestio degli sproni d’Estebano 1233 I | deserta ripete così:~ ~Erransa~Pezansa~Me destrenh e m balansa;~ 1234 II | romitaggio e di umiltà, pei quali piacquegli conculcare temporariamente 1235 III| Estebano mormorò: «La luna piange!» e i due giovanetti s’arrestarono 1236 IV | Amate! Germinate!»~E piangeva.~Intanto la fiamma calava 1237 V | castigliano. La turba colle picche in pugno salirà le scale, 1238 III| sui monti e sui tetti; una piccola stella le vagava d’accanto 1239 IV | vedere Elisenda stesa a piè dell’altare, immobile e 1240 IV | dietro il collo con una piega acuta sotto la nuca, e dura 1241 II | duca di Medina Celi, dee piegare il ginocchio. Nessuno può 1242 I | l’altro; ravvolti nelle pieghe d’un immenso mantello, sembrano 1243 II | leggeste ieri a Castiglia; piegò, suggellò e v’inviò egli 1244 IV | fiamma.~La pergamena era piena di simboli sacri, di formule 1245 IV | di bronzo e tempestata di pietre preziose, sulle quali si 1246 II | nobile;~Alfonso X il savio;~e Pietro I il crudele.~ ~Se tu non 1247 I | preciso come i trochei di Pindaro. Quel cavallo ha il volo 1248 IV | d’una viola stillante una pioggia di faville incandescenti.~ 1249 II | orecchio di tenebra su cui piombavano queste voci:~«“Ho tre peccati 1250 IV | alzarmi: la mia fronte suda piombo bollente e il mio seno stilla 1251 I | volo e il metro dell’ode. I pioppi sfilano in processione sotto 1252 IV | rispondeva:~ ~Manibus date lilia plenis.~ ~Poi Estebano:~ ~Fulcite 1253 II | due versi che ho cantato poc’anzi ve ne fanno fede. Avevo 1254 | poca 1255 | Pochi 1256 | poco 1257 IV | mia fronte e penserò dei poemi!» ed Elisenda posava la 1258 I | nell’eterno paese della poesia; non mettiamo date all’eternità.~ 1259 | poiché 1260 IV | rimaneva più che un mezzo pollice appena; le lettere H e I 1261 IV | misurava già più di tre pollici di lunghezza, per modo che 1262 IV | giovanetti reali. Ma la polvere aveva appannate quelle gemme 1263 IV | schiacciate sotto una così polverosa catasta di ornamenti da 1264 IV | eleganza natia sotto la goffa pompa di quei drappeggiamenti.~ 1265 III| pareti e in quelle spoglie pompose. Penetrando in quel ricinto 1266 IV | che gli segnò la fortuna! Poni mente al giorno più lieto 1267 II | alveoli armoniosi, così popola tu, figliuola, gli alti 1268 II | fu tratto dall’arnie che popolano le valli dove nacque Gesù; 1269 II | coronata pullula l’intera popolazione degli alveoli armoniosi, 1270 IV | grande amore diffuso su molti popoli e su molti secoli; ma l’ 1271 III| agglomerate, il pensiero porge al pensiero queste parole: 1272 IV | tarlo aveva roso quelle porpore.~Un’antitesi tragica sorgeva 1273 IV | le sue labbra non erano porporine né rosee, ma quasi bianche, 1274 II | profetico frate che glielo porse gli disse: Finché questo 1275 III| dovevano esser state create per portar nimbo o corona; un’aura 1276 II | mi chiamavate Reina. Voi portavate i miei colori, io ripetevo 1277 II | mani alla bocca in forma di portavoce, mugghiò verso il precipizio: “ 1278 I | cavaliero, spicca un salto portentoso, e la Pisurga è varcata 1279 II | la salma veneranda e la porterò nel chiostro di Sant’Isidoro, 1280 I | e si odono, in fondo al porticato oscuro, mormorar questi 1281 II | valli dove nacque Gesù; lo portò da Terra Santa uno de’ nostri 1282 IV | ci colga.» Poi susurrò, posando il capo sul seno d’Elisenda: « 1283 IV | dei poemi!» ed Elisenda posava la mano sulla fronte d’Estebano. 1284 II | pronto della speranza!»~«Mi posi in viaggio all’aurora con 1285 | possa 1286 | posso 1287 | possono 1288 II | premio della mia perduta potestà chiedo a Dio per le creature 1289 | potrà 1290 | potrebbero 1291 II | santi preti e tutte le mie povere ancelle.~«“Terzo peccato: 1292 II | mia solitudine e dalla mia povertà tutti i miei vecchi servi, 1293 IV | paese verde come un liquido prato o come un oceano tranquillo, 1294 IV | zanzara. Elisenda finì le sue preci prima di Estebano, e poiché 1295 II | urtò il povero nonno, che precipitò nell’abisso.»~«Pace all’ 1296 I | terreno un ritmo stringato e preciso come i trochei di Pindaro. 1297 IV | parole che udii una volta, predicate sul pergamo nella chiesa 1298 V | quel tenebroso asilo di preganti, che sarà ad un tratto rischiarato 1299 IV | sembianza di rimettersi a pregare.~Allora fu egli che la guardò. 1300 IV | chino davanti l’altare, pregavano; sulle loro labbra vagava 1301 IV | tue, malvagio turbator di preghiere. Avanti! Avanti, ciclope 1302 V | assalto contro gli errori e i pregiudizi degli avi.~«Mentre l’intelletto 1303 V | cattolici, si senti sulla nuca premere le calcagna di quei santi.~ 1304 II | imperiale famiglia. Ma in premio della mia perduta potestà 1305 II | Oggi, prima dell’alba, mi prese per mano e mi condusse sulla 1306 III| dei naufraghi e par che presentano l’irrevocabile sollevamento 1307 V | anche dell’augusto secolo presente, e sorgerà per la Spagna 1308 II | la morte del leone. Egli presentiva l’ora della sua fine. Tre 1309 IV | Sempre inginocchiati, si presero per mano e recitarono il 1310 | presso 1311 | presto 1312 IV | quel santo vescovo (il solo prete e il solo uomo che abitò 1313 II | servi, tutti i miei santi preti e tutte le mie povere ancelle.~«“ 1314 IV | bronzo e tempestata di pietre preziose, sulle quali si rifrangeva 1315 III| scaglioni coperti da molle e prezioso tappeto. Sopra l’altare 1316 IV | a una porta, e dopo quel prim’urto un secondo, e un terzo, 1317 V | del progresso.~«Fin dalle prime aurore del 1500 cominciò 1318 IV | ducale tocca il velluto principesco. Gli sguardi dei due giovanetti 1319 IV | mia, non sono uffici da principi», rispose Estebano; «lascia 1320 IV | con tutti i riverberi del prisma.~Estebano ed Elisenda levavano 1321 I | ode. I pioppi sfilano in processione sotto gli occhi del cavaliero 1322 IV | sclamando: «Avanti, se sei un prode! se sei un vile, indietro! 1323 IV | di Elisenda si dilatavano prodigiosamente e si rinserravano convulse 1324 V | intelletto umano compiva atti prodigiosi, mentre le scoperte s’accumulavano 1325 III| vi si confondono tanto da produrre all’occhio di chi entra 1326 II | de’ nostri avi eccelsi. Il profetico frate che glielo porse gli 1327 IV | voce più bassa, come chi profferisce cosa che non comprende: « 1328 IV | guardò Elisenda che non profferiva parola; poi, con un supremo 1329 I | che il sole tramontando profila per terra; la vede disegnarsi 1330 IV | sullo stesso cuscino. I loro profili sfioravansi; si guardavano 1331 IV | contemplarlo. Com’era bello il profilo del principe, col mento 1332 II | riso, che non s’addiceva a prole di regnatori, ti dissi: 1333 IV | pergamena. La distaccò per prolungare così d’un minuto la vita 1334 II | più veloce del sogno e più pronto della speranza!»~«Mi posi 1335 IV | dileguarsi era rapidissimo in proporzione della sua circonferenza. 1336 | propria 1337 II | ritto davanti alla plebe prosternata, e chi vuol favellare a 1338 V | 613, quando il re Egica, prosternato colla faccia a terra davanti 1339 III| aggiungeva lo sgomento che provavano entrambi nel sentirsi vicini 1340 I | incomincia a cantare un’alba provenzale che l’eco della valle deserta 1341 IV | i romani battezzarono la provincia di Leone: Legio septima 1342 I | roghi del Sant’Ufficio che provò già i primi lambimenti del 1343 IV | Estebano; «lascia che il cigno provveda egli stesso al suo pane 1344 I | quindici e i dieciott’anni. Al pudico ceruleo degli occhi si avrebbe 1345 V | bocca, armata di scuri e di pugnali, salirà alla devastazione 1346 II | da una sol’ape coronata pullula l’intera popolazione degli 1347 V | s’accumulavano su tutti i punti dell’orizzonte mercé la 1348 V | vanagloriosa, sull’estremo punto d’Europa, incarnazione letargica 1349 IV | come quella della tomba.~La pupilla d’Elisenda s’alzava lenta, 1350 IV | suoi capelli parevano ambra pura, e le sue mani avevano il 1351 III| Allora comparve illuminato e purissimo il viso della fanciulla.~ 1352 IV | secondo, e un terzo, e un quarto; al dodicesimo s’arrestò.~« 1353 I | la corazza di ferro del quattrocento, il giustacuore di cuoio 1354 IV | penar~Sufriendo dolores~Que estar sin amores.»~ ~Le 1355 | quegli 1356 II | secoli venturi; dell’alta quercia imperiale, che dilatò le 1357 | quest’ 1358 IV | cero. Quel cero soffriva la rabbiosa angoscia del reprobo; le 1359 IV | fiamma vacillò, Estebano rabbrividì. C’erano ancora due versi 1360 II | scenderò nel precipizio, raccoglierò la salma veneranda e la 1361 IV | dell’oratorio. , Elisenda, raccolto da terra un palio di drappo 1362 V | senza data che or finimmo di raccontare, sorgeranno in Ispagna questi 1363 I | più belle.~La storia che raccontiamo è l’eterna storia dell’amore 1364 III| marmi del cortile il fiero racconto d’Elisenda; tutto intorno 1365 II | guelfa.~«A un tratto il sole raddoppiò di splendore; c’era la distanza 1366 I | nuvola d’uragano che voli, radendo la terra, col fulmine in 1367 I | Il giovanetto fa passi radi, brevi e tremebondi; il 1368 II | diventeranno una sola ed eterna radice. Da donna Urraca e da Alfonso 1369 III| benignamente li inondava di raggi. Allora comparve illuminato 1370 IV | tondeggiante sugli omeri. Una ragna cinerea gli cadeva da una 1371 IV | seppellì in un bel cofano di rame ricoperto d’ebano, e lo 1372 II | questa sera»~«Si; me ne rammento tanto, tanto. Io vi chiamavo 1373 IV | argento il superbo leones rampando, e topazi e rubini e diamanti 1374 II | dei due ultimi delicati rampolli di Sang-Real”. Poi pronunciò 1375 I | fa la mano di chi sfoglia rapidamente un libro e getta pagina 1376 IV | Intanto la fiamma calava rapidissima; Estebano la fissava sempre 1377 IV | che il suo dileguarsi era rapidissimo in proporzione della sua 1378 III| ampli cuscini, disposti rasente l’orlo del più alto gradino 1379 V | parlerà così alle turbe raunate nei giardini di Madrid:~« 1380 IV | candelabro, la fiamma si ravvivò come per incanto e brillò 1381 I | nero l’uno, nero l’altro; ravvolti nelle pieghe d’un immenso 1382 II | morte, ho ucciso un’aquila reale sul suo nido.”~«E si levò 1383 III| invasione dei saraceni, realizzavasi idealmente nei due ultimi 1384 III| illumina solo il religioso recinto.~È l’oratorio situato sulla 1385 IV | inginocchiati, si presero per mano e recitarono il rosario: Elisenda sospirava 1386 IV | tentava invano afferrarne il recondito senso: e pensando favellava 1387 II | è l’eterno orgoglio che regge la vita dell’Universo. L’ 1388 II | en sus caballos».~«E le regine di Leone erano dette fadas 1389 II | tremante e benedico il tuo regio imeneo. Gli angeli veglieranno 1390 I | sprofonda nelle più selvagge regioni dell’Estremadura. La linea 1391 II | non s’addiceva a prole di regnatori, ti dissi: Donna Elisenda, 1392 I | variar di secoli e di storia. Regni in Granata l’Abenceragio 1393 II | Menestrello e voi mi chiamavate Reina. Voi portavate i miei colori, 1394 IV | a sinistra; si curvarono religiosamente, sollevarono dai cuscini, 1395 IV | vagava nella cappella e rendeva penosa ad Estebano la lettura 1396 I | dalla brezza del vespro, rendono suono d’applausi lontani.~ 1397 IV | solennità di quel gesto; ma, di repente, come disciolto in un ineffabile 1398 IV | la rabbiosa angoscia del reprobo; le sue convulsioni affrettavano 1399 I | Me destrenh e m balansa;~Res no sai on me lansa,~ ~e 1400 III| dietro lo spazio in cui respiravano. Immobili, Estebano ed Elisenda, 1401 IV | assorti, li soffocavano.~«Resta qui», diceva Elisenda con 1402 III| accordo delle cose create. Del resto erano in tutto l’identica 1403 IV | muti, pallidi.~Elisenda riandava colla memoria le ultime 1404 IV | pareva quasi un’anima che si ribellasse alla morte.~Quell’estremo 1405 IV | parranno più dolci...»~Un ribrezzo vago s’agitava ne’ loro 1406 III| porta ferrata e grave che ricadde dietro i passi d’Estebano.~ 1407 IV | fremito febbrile li avvolgeva. Ricaddero col capo sul cuscino della 1408 IV | manto d’Elisenda s’ammirava ricamato in argento il superbo leones 1409 III| pompose. Penetrando in quel ricinto chiuso e opulento come una 1410 IV | il pesante candelabro fu ricollocato sul suo piedistallo, della 1411 II | giocondi cugini.~Indi Estebano ricominciò:~«E Don Sancio, il vostro 1412 IV | eccelsa cugina. Giuro di riconquistare per noi e pei nostri figliuoli 1413 IV | trono perduto di Spagna, di riconquistarlo colla virtù o colla forza, 1414 IV | in un bel cofano di rame ricoperto d’ebano, e lo collocò sotto 1415 IV | ora sulla bara del morto, ricordasse perennemente la caducità 1416 II | imperitura dominazione. Ricordati, Elisenda, delle somme virtù 1417 II | il cavallo bianco.) “Ti ricordi”, soggiunse, “a Madrid quel 1418 V | intera un forte ed armonioso ridestamento d’idee.~S’alzerà un filosofo 1419 II | Tu eri ancora bambina e ridevi guardandolo e lo beffavi: 1420 III| scambiato l’olezzo, e per ridonarselo entrambi era forza che l’ 1421 III| contemplavano nella luna il raggio riflesso del loro timido amore.~Elisenda 1422 IV | preziose, sulle quali si rifrangeva la luce del cero con tutti 1423 V | montagna d’Estremadura s’era rifugiata una razza di re discendenti 1424 I | col gomito sulla sella e rimane immobile in quell’atteggiamento 1425 II | sull’Aragona, due ramoscelli rimangono ancor vivi. Dio unirà questi 1426 V | feroce. E il severo filosofo rimarrà solo, mesto, deluso, a fronte 1427 IV | qualche oscuro mistero» e rimase turbato.~«Estebano mio, 1428 III| lungo cero dipinto all’altro rimasuglio di torcia che arde nel mezzo 1429 IV | turbata, fece sembianza di rimettersi a pregare.~Allora fu egli 1430 IV | tedioso e caldo. Ma essi non rimuovevano già più gli occhi l’uno 1431 IV | dilatavano prodigiosamente e si rinserravano convulse ad ogni battito 1432 IV | polsi e la fronte.~Essa ripeteva tutta ansimante: «Leggi, 1433 II | portavate i miei colori, io ripetevo le vostre canzoni; e mi 1434 III| gradino della mensa regia, riposano due corone e una mitria.~ 1435 II | avvoltoi di queste gole; poi si riposò. Oggi, prima dell’alba, 1436 IV | Dopo un lungo silenzio egli riprendeva a parlare con questo sogno:~« 1437 I | la Pisurga è varcata ed è ripresa la fuga, e passa Valladolid 1438 I | anni di Cristo, dovevano risalire l’azzurro abbronziti così. 1439 II | il castello echeggiò alle risate dei due giocondi cugini.~ 1440 V | preganti, che sarà ad un tratto rischiarato dalle torve faci della rivolta.~ 1441 II | io, per moderare il tuo riso, che non s’addiceva a prole 1442 IV | La grave melodia faceva risonar l’oratorio; i turiboli appesi, 1443 I | più fluida e più bianca risponde:~ ~Nacida en Leon,~Enamorada 1444 IV | indietro! o il mio pugno levato risponderà sul tuo cranio dodici percosse 1445 II | quando per la prima volta mi rispondeste cantando come questa sera»~« 1446 I | ferri scande sul terreno un ritmo stringato e preciso come 1447 II | e San Domingo e Navarra ritorneranno Spagna. Io vissi umile in 1448 IV | dietro l’altare e l’avea ritratto armato da una immensa spada. 1449 II | alla tua schiatta possente; riuniscile tutte in te e ciò sia la 1450 I | gocce di sangue cadono sulla riva, il puledro si dibatte fra 1451 II | fissarono per un attimo come due rivali. La freccia era scattata; 1452 IV | Un lampo dell’anima gli rivelò la scrittura. Lesse: «Quand’ 1453 III| l’astronomo contempla il riverbero diurno d’un altro emisfero, 1454 IV | e di argento colla quale rivestì Elisenda sua; poi brancolarono 1455 V | rischiarato dalle torve faci della rivolta.~Allora appariranno agli 1456 IV | sorridente: «Cugino mio, fiero e robusto, pace anche a te! Ciò che 1457 I | si direbbe un evaso dai roghi del Sant’Ufficio che provò 1458 II | anni, a Zamora salvai dal rogo tre infedeli, un moro, un 1459 IV | tre parole colle quali i romani battezzarono la provincia 1460 I | importa ciò al trovator di romanze e al monte dell’Estremadura? 1461 II | olocausto questi lunghi anni di romitaggio e di umiltà, pei quali piacquegli 1462 IV | continuavano: «Amiamoci più delle rondini e più dei cigni e più dei 1463 IV | vagava un alito sottile, un ronzio dolce come di brezza o di 1464 III| flabelli, palii, clamidi, rosarii, farraginosamente accumulati. 1465 IV | labbra non erano porporine né rosee, ma quasi bianche, e, assai 1466 IV | quegli ori, e il tarlo aveva roso quelle porpore.~Un’antitesi 1467 IV | indice sinistro la sigla rovesciata così:~ ~~~ ~~~ ~~~~~ 1468 IV | leones rampando, e topazi e rubini e diamanti erano sparsi 1469 IV | bava d’ossido su quella ruggine malsana e su quel serpe 1470 III| loro timido amore.~Elisenda ruppe prima il silenzio dicendo: « 1471 I | che pellegrinavano sulle sabbie della Palestina ai primi 1472 II | a Dio più del più santo sacerdote, ed io stendo verso di te 1473 IV | e di Zamora, giuro sulla sacrata croce vera di Cristo, sull’ 1474 IV | sorretto pur sempre dalla sacrosanta religione cattolica. Così 1475 II | le pupille del nonno; una saettata di luce vibrò sugli occhi 1476 I | destrenh e m balansa;~Res no sai on me lansa,~ ~e continua 1477 II | ti comporrai con tutta la salda armatura dell’anima, sarai 1478 II | quando avevo cinquant’anni, salendo a questi dirupi, allontanai 1479 III| effigiati nel quadro; l’ombra salì su questo, la luce calò 1480 IV | attossicava, un’acre angoscia gli salia nella gola. La fiammella 1481 III| fosca; Estebano la seguì.~Salirono nel buio l’uno dietro l’ 1482 I | ancora, benché il sentiero salisse erto e selvoso.~La notte 1483 I | crepuscolo. Giunto a una più erta salita, scende di cavallo e cammina. 1484 IV | Le loro voci unisone salivano e scendevano sul liturgico 1485 II | precipizio, raccoglierò la salma veneranda e la porterò nel 1486 IV | scendevano sul liturgico salmo. La grave melodia faceva 1487 I | del cavaliero, spicca un salto portentoso, e la Pisurga 1488 II | avevo vent’anni, a Zamora salvai dal rogo tre infedeli, un 1489 IV | fronte davanti ad Elisenda:~ ~Salve, Regina,~ ~mormorò soavemente, 1490 II | Melilla e Cuba e Venezuela e San Domingo e Navarra ritorneranno 1491 III| orgogliosa frase castigliana, sangre azul, colla quale si fregia 1492 IV | ultima brage. Era l’occhio sanguigno delle tenebre. Dopo qualche 1493 IV | pensiero. Le labbra umane non sanno la via di queste cose profonde».~ 1494 I | galoppo furente?~A che giova saper la cifra del tempo!?~Il 1495 IV | del vescovo Olivarez. Devi sapere che quando morì quel santo 1496 II | quel vecchio toro che non sapeva più combattere nel circo 1497 IV | innamorate, le quali non sapevano più separarsi, né più cessar 1498 II | eravate accorto, né poi lo sapevate correggere».~«E non l’ho 1499 II | ancora comprendere tutta la sapienza dell’oracolo avvinto alla 1500 III| diventa più bieca quando si sappia che uno è l’imagine intiera 1501 II | di tutti i re di Leone, sappiate che oggi, quando il sole


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