Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Vincenzo Padula
Antonello capobrigante calabrese

IntraText CT - Lettura del testo

  • ATTO IV
    • SCENA VIII   Luigino, e detti
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

SCENA VIII

 

Luigino, e detti

 

Luigino(Correndo) Mamma!... Oh mamma! Ho inteso la tua voce, e sono scappato dal pagliaio.

SignoraLuigino! Figlio mio! Qua, qua... avvinghiati al mio collo. Ah! ti ho tenuto nove mesi nel seno, vi ti nasconderò di nuovo per salvarti. Guarda: colui solo che ti mira con occhio truce, colui solo ti vuol morto; ma gli altri... oh no! Vedi, gli altri son commossi... Le loro dure sembianze si rischiarano, bassano la fronte e vergognano di piangere. Di', Luigino: ti han voluto bene? Hai patito dimorando qui?

Luigino(Correndo tra le braccia di Sbarra e di Corina) Mamma, questo qui mi ha voluto bene, e quest'altro pure.

SbarraBaciami, gioiellino mio. (E da capo, santo diavolo! mi vien da piangere).

Corina — Questo diavoletto, Signora mia, fatto che sarà grande, farà ammattire le donzelle. Io ho il cuore, si può dire, di ferro, e nondimeno son commosso.

Signora — Ed ora , che siete uomini. Soltanto un vile può voler male ad un fanciullo. Abbraccia, figliuol mio, cotesti poveretti, cacciati a vivere nei boschi non da indole perversa, ma da perverso destino, e to' da loro commiato. (Il fanciullo va torno torno abbracciando ciascuno) Antonello, tu piangi? Ah! non vergognarne; è nobile pianto, che rigenera il cuore, e lava le macchie di tutta una vita.

Giuseppe(Afferrando il fanciullo che va a lui) Baciami, ragazzo, la mano, e fiuta il sangue di tuo padre. (Brandendo il pugnale) Sei mio!

Signora — Ah!

Antonello, Sbarra, CorinaGiuseppe, che fai?

Giuseppe — Al primo passo che darete voi, io ne darò un altro col pugnale... cosí.

SignoraTigre, tigre, lasciami il figlio.

LuiginoMamma, aiutami da costui.

Signora, figlio mio; gli ti strapperò di -mano...

Giuseppe(Abbassando il pugnale) Ed io farò cosí...

Signora(Retrocedendo) No, no: starò soda... Il cuore mi pende dalla punta del tuo pugnale, e si alza e bassa con lui... Ma volete piú denaro? Vi darò il sangue, vi darò la vita, vi darò tutto che posseggo. Resterò povera, andrò pezzendo; ma almeno avrò mio figlio. Priva di letto dormirò per terra; ma avrò almeno mio figlio. Antonello, parla. La parola di Dio creò il mondo, e la tua può darmi ciò che per me ha piú valore del mondo.

AntonelloSbarra, Corina, non dite nulla voi?

Corina — E che ho da dire? L'uomo per la parola, e 'l bue per le corna. Tu desti la tua, né puoi tornarla indietro. Nondimeno vo' provarmi a rabbonire quell'indemoniato. Caro Giuseppe, non abusare la pietà che avemmo di te. L'uccisione di cotesto agnellino ci renderebbe odiosi alla gente de' prossimi paesi, che ci darebbero la caccia, come si fa ai lupi mannari, i quali succiano il sangue de' bambini. dunque ascolto alla ragione, e rendi quel fanciullo.

Giuseppe — Prima mi si renda il mio. Vada a chiederlo al sepolcro, e se questo aprendo la bocca mi renderà mio figlio, io pure le renderò il suo.

Sbarra — Ma una creatura? Non ti fa pietà una creatura?

Giuseppe — E della mia chi ebbe mai pietà? Il pensiero che mia moglie mi avrebbe in breve fatto padre mi rendea meno dura la prigione. Io me lo immaginava bello, e bello ei nacque come un occhio di Sole, ed è morto. Ella ha veduto il sorriso di suo figlio, ed io no. Ella ha inteso il proprio nome sulla bocca di lui, ed io no. Ahi! il pensiero ch'egli è morto senza avere assaggiata una goccia di latte materno, ricevuta una carezza dal padre, e che si è dipartito da noi come uno scacciato ed un nimico, mi toglie il senno. O mio fanciullo, a cui non so dare un nome, tu non potrai riconoscermi nell'altro mondo. (Piange).

AntonelloGiuseppe, io intendo il tuo dolore, e il tuo stato mi affligge. Perché non ho uno specchio per mostrarti a te medesimo? Hai livido il viso, hai gli occhi soffornati, turgide le vene del collo, turgide e nere quelle della fronte, mal ti reggi sulle gambe, biasci, mentre parli, ed ammazzi le parole, e 'l terribile incendio dell'odio, che ti arde, nuoce piú a te, che a quella signora. Soffri, lo so, e soffri orribilmente; ma la morte di cotesto innocente può mai darti sollievo?

Giuseppe — Sarebbe buono che Antonello si rammentasse del suo giuramento. Giuseppe, ei mi disse, giuro per questa sacra luce del Sole, e per quel Dio che accende il Sole, che tu sarai vendicato. Compagni, è egli vero?

BrigantiGiuseppe ha ragione.

Giuseppe — Gli udite? Io ho ragione.

Antonello — Ma Brunetti era il tuo nemico, e Brunetti fu spento: che puoi pretendere di piú? O vorresti che in grazia tua io divenissi carnefice di donne e di bambini?

Giuseppe — E per uccidere Brunetti aveva io mestieri dell'opera tua? Il tuo pugnale era forse piú acuto del mio? Lo avrei ucciso in mezzo ai suoi guardiani; ma dopo? Dopo, il paese levato a tumulto mi avrebbe tradotto in prigione, e 'l figlio e la moglie non sarebbero stati in mio potere. O compagni, siate voi giudici tra me ed Antonello.

BrigantiGiuseppe ha ragione: promettemmo; dobbiamo attenere.

Signora — O me sventurata! Antonello, non rispondi? Io chiedo pietà non per me povera donna, perché ad ucciderla voi acquistate una gloria novella; non per me madre infelicissima, perché voi non succiaste il latte d'una femmina; ma a nome di Dio salvate quel fanciullo. Ah! verrà tempo che avrete bisogno di questo Dio. Camminando da cadavere a cadavere, la strada vostra, per lunga che sia, avrà termine una volta. Allora vi troverete a fronte di lui, e vorreste presentarvi al padre di tutti gli uomini con in mano la testa di quella creatura?

SbarraGiuseppe, io parlo poche volte, ma le poche son buone, e ti dico che se non lasci quel fanciullo, io ti accoppo. Perché vuoi essere carnefice? E non ti muovono le lagrime di quella signora cosí bella e cosí buona?

GiuseppeCosí bella e cosí buona! Ecco come siam fatti noi povera gente del volgo. I ricchi signori dàn la caccia alle mogli, alle sorelle, alle figlie nostre, e noi mandiam giú l'oltraggio, perché le nostre donne non sono né belle, né buone. O Maria, costei con tutte le sue vesti di seta è indegna di mettere le labbra dove tu posavi il piede; e nondimeno quando dietro quei pini tu col disonore sulla fronte, con l'inferno nel cuore, con la febbre nelle vene, stanca mi ti appoggiasti sul braccio e mi chiedesti morte, io disgraziato ti uccisi; ed ora si vorrebbe che io sentissi pietà di costei, io che non l'ebbi di te... di te giovinetta di venti anni, di te tanto buona, che camminando ti guardavi di calpestare pure gl'insetti! (Piange).

BrigantiSbarra, non minacciare; noi stiamo per la ragione, per la giustizia, e per Giuseppe. Lo difenderemo a tutt'oltranza, e se alzi un dito, chiàvati in mente che questo luogo diventerà uno scannatojo. Promettemmo, e dobbiamo attenere.

 




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License