SCENA
IX
Rosa inseguita
da Padr’Antonio, la quale cade per
terra storcendosi, e detti
Padr’Antonio — Fermatela,
tenetela, arrestatela.
Corina — Canchero! Ti sei
alla fin fine fatto scorgere. Monaci e frati son tutti fantai, e tu,
Padr'Antonio, a come veggo, t'intendi assai della materia. Quella fantesca è
chiusa e soda come una pina, tanto che sulle sue carni potrei con l'ugna del
pollice schiacciare una pulce. Bravo il mio Padrino! Non sí può dire che ti
manchi il gusto.
Padr’Antonio — Smetti
l'empie burle, uomo imbecille, e carnale. Quella donna è spiritata. Oh! ella
s'alza: trattenetela, ripeto, chiudetele ogni varco. (Cinque briganti afferrano
Rosa, che fa per fuggire, ma ad uno spintone di lei vanno ruzzoloni per terra)
Non ve l'ho detto? Una debole giovinetta è piú vigorosa di tutti voi, perché
ella è ossessa, perché ha uno spirito dentro di sé. Ma ora sta salda, e ritta;
vediamo che voglia fare.
Antonello — Padr'Antonio,
io non ne intendo niente. Che vuol dire ossessa e spiritata?
Padr’Antonio — Sei
cristiano, e fai questa sorta di domande? Dio permettente, uno o piú spiriti,
una o piú anime si cacciano in corpo d'una persona, e questa allora dicesi
ossessa, e spiritata, e conosce il passato, il presente, e l'avvenire, e parla
con la voce e con l'accento di colui, la cui anima è entrata in lei.
Briganti — Oh!
Padr’Antonio — E per
liberarla dallo spirito, la Santa Madre Chiesa ha istituito gli esorcismi,
mercé i quali lo spirito va via, ora in forma di lungo sospiro, ora d'un
chiodo, ed ora d'un ruffello di crini, e questi crini e questi chiodi piú d'uno
di voi avrà veduto sospesi ai nostri altari.
Antonello — Ma dunque gli
spiriti dimorano in terra?
Padr’Antonio — O
Antonello, i misteri della morte sono imperscrutabili. Noi in Calabria crediamo
che l'anima di chi morì in sangue resti sul luogo dove cadde quanti anni
avrebbe vivuto, se altri non l'avesse morto.
Sbarra — Mi si rizzano i
capelli. Corina, mi metto al tuo fianco; io ho paura.
Corina — Taci, balordo.
UN Brigante — Ciò è stravero. Facendo io il
mulattiere, ebbi spesso a passare per dove era stato ucciso alcuno; e allora di
botto la mia bestia s'appuntava atterrita, tremando, scalciando, levando il
pelo, arrovesciando le orecchie, e spesso cadendo a stramazzo, come se lo
spirito le cacciasse un bastone tra le gambe.
Padr’Antonio — Ciò che tu
dici è antico quanto il mondo, figlio mio. L'asina di Balaam vedeva l'angelo, e
Balaam, benché profeta, no.
Antonello — Ma lo spirito
di chi credi tu, Padr'Antonio, che siasi cacciato nel costei corpo?
Padr’Antonio — Ti dirò.
Io ho trovato questa giovine seduta ad un cento passi da qui sotto un pino, e
presso una sorgente, dove il terreno era smosso, e ne usciva una mano di donna.
UN Brigante — O Dio! era quello il cadavere
della moglie di Giuseppe.
Giuseppe — (Rimasto
fin qui immobile, e con gli occhi fitti sul fanciullo, solleva il capo come uno
smemorato). Chi parla di... di... di ...?
Padr’Antonio — Al vedermi
fé un viso strano, dette un urlo terribile, e si cacciò a correre. Credo perciò
che lo spirito di quella donna uccisa alberghi in lei. Ma la è cosa di cui ci
chiariremo subito. (Si cava dal seno una stola, se la versa sul collo, e ne
posa un'estremità sul capo di Rosa. I briganti s'inginocchiano, facendosi la
croce, tranne Corina, che resta in piedi, e muove attorno il cerchio dei
compagni).
Corina — Bacchettoni e
collitorti, il diavolo se li porti. Ma non vedi, mio reverendo, che cotesta
donnina è sotto un insulto d'isterismo? Ben altro che stola ci vuole per
tirarle lo spirito fuori del corpo.
Padr’Antonio — Taci, uomo
imbecille e carnale. Onnipotente Signore del cielo e della terra, a nome di
Cristo, e di sua Santissima Madre, a nome dei Santi, e per quella virtú che a
me indegnissimo sacerdote concedette la madre Chiesa, io ti prego, o Signore,
di liberare questa creatura, che ora tocco con questa stola benedetta, dallo
spirito, che la travaglia, e di ridarle la parola.
1. Brigante — Oh il viso di cenere che ha
fatto!
2. Brigante — Come si scontorce tutta!
Corina — Bacchettoni e
collitorti, il diavolo se li porti.
3. Brigante — Come ci straluna tutti, l'uno
dopo l'altro! Io ho paura.
Corina — Bacchettoni e
collitorti, il diavolo se li porti.
Padr’Antonio — Signora,
lo spirito può parlare; rivolgetele la parola.
Signora — Rosa, tu mi
guardi con occhi stravolti, e taci. Di', che ti avvenne? Rosa, Rosa, rispondi
alla tua padrona.
Rosa — Il mio padrone è
il Maestro; io non mi chiamo Rosa, mi chiamo Maria.
Giuseppe — Qual voce! È
la voce di mia moglie. O diabolica donnàcchera, la conoscevi dunque Maria, che
ora cosí bene ne falsi la voce?
Rosa — Io non conosco
Maria, ma sono Maria.
Giuseppe — Tu?
Rosa — Io, sí.
Giuseppe — Oh Dio! sento
che divento pazzo. Sarebbe possibile? Questi miei occhi sono occhi? Queste mie
orecchie sono orecchie? Quel che veggio ed ascolto è sogno o verità? Antonello,
Sbarra, Corina, venite in soccorso della mia ragione: interrogatela voi. Ah!
quel volto non è il volto della mia adorata. Maria, ma quella voce, ma
quell'accento è accento e voce sua.
Antonello — Infelice! io
ti compiango; ma che vuoi che io le chiegga? Non vedi che un misterioso terrore
mi fa tremare le ginocchia? Orsú, Maria: rispondi a me. Tu ,che sei
spirito, ed abiti nel luogo della verità, mi sapresti dire che cosa io facessi
nell'alba di jeri?
Rosa — Nell'alba di jeri
tu eri a Cosenza, stravestito da galantuomo, con due fedine posticce di color
biondo.
Antonello — O Dio, che
ascolto! È vero. E quante monete avevo in tasca?
Rosa — Tre monete di
argento.
Antonello — Verissimo. E
dopo che feci?
Rosa — Dopo non ti vidi
piú, perché partii.
Antonello — Per dove?
Rosa — Per la Spagna.
Antonello — Per la
Spagna! Ed a che fare colà?
Rosa — I morti visitano
chi muore; e jeri un uomo moriva nella Spagna sul patibolo, e noi andammo ad
accoglierne l'anima.
Antonello — Io non ti
credo. E poi ne tornasti cosí subito?
Rosa — Io sono piú veloce
del vento e della luce.
Antonello — E chi ti
segnava la via a traverso di tanti mari e di tanti monti?
Rosa — Il Maestro.
Antonello — Chi è cotesto
Maestro?
Rosa — Il Maestro non ha
nome: il Maestro è il Maestro.
Sbarra — Antonello,
domanda se la si trovi in paradiso, o nell'inferno.
Antonello. — Taci. E perché entrasti nella persona
della cameriera?
Rosa — Cosí volle il
Maestro.
Sbarra — Ma fàlle la mia
domanda.
Antonello — Dimmi, Maria,
se ti trovi nel paradiso, o nell'inferno.
Rosa — Io non ti capisco.
Antonello — Vo' dire: Nel
luogo, dove sei, soffri o godi?
Rosa — I nostri dolori e
le nostre gioie voi non le potete comprendere.
Giuseppe — Ma chiedile di
me, Antonello, chiedile di me.
Antonello — Maria,
conosci tu quell'uomo?
Rosa — Come no? Era mio
marito.
Antonello — Era? Ed ora?
Rosa — Or non m'è nulla:
laddove sono non ci hanno né mariti, né mogli. La morte distrugge tutto.
Giuseppe — Anche l'amore?
Anche l'odio?
Rosa — Infelice, che mai
mi chiedi? Anche l'odio.
Giuseppe — Quando jeri ti
ebbi vendicato, non ne godesti?
Rosa — Io era presente,
assistevo a Brunetti, ed ora egli è con me.
Giuseppe — Tu menti,
diabolica fantesca, che contraffai la voce di mia moglie. Ma io ti farò a
brani, sgualdrina, che. col chiamarti Maria ne contamini il nome.
Rosa — Taci. Non ti basta
di avermi ucciso a vent'anni, che ora pure m'ingiurii? Io ti dissi di
uccidermi; ma dovevi tu obbedirmi? O aria bella della vita, o bella luce del
Sole, perché ti ho perduto? (Piange).
Giuseppe — Oh delirio!
Vorrei bevermi le tue lacrime, caderti alle ginocchia ed abbracciartele; (lascia
via il fanciullo, e gitta il pugnale) ma tu davvero sei Maria? Tu sei
sdegnata con me, tu biasimi ciò che ho fatto, tu mostri di odiarmi; come posso
credere che tu sii la mia affettuosa Maria?
Rosa — Tu t'inganni: io
non ti odio, ma ti compiango; ti perdono la mia morte; era destino che io
morissi a quel modo; cosí ti perdoni il Maestro!
Giuseppe — Ah! il sangue
mi s'affolla alla testa, i piedi mi vacillano, io perdo la ragione. Abbi pietà
di me, ed a nome di cotesto Maestro che io non so chi sia, e che tu nomini
sempre, persuadimi che tu sii Maria.
Rosa — Tu partisti da me
lasciandomi addormentata, e portandoti teco il mio fazzoletto di capo. Quando
giungesti qui, lo spiegasti; vi rinvenisti due fili dei miei capelli, e te ne
facesti un anello al dito. Ti basta?
Giuseppe — No.
Rosa — Io ti raggiunsi
qui, e ti chiesi morte. Tu mi baciasti sette volte, ma l'ultimo bacio fu un
morso. Ti basta?
Giuseppe — No.
Rosa — (Piange) E
perché vuoi che io dica che la tua pistola mi scaricò nel petto una palla, ed
un pallino, e vi lasciò conficcato anche il suo bocchio di carta?
Giuseppe — Fulmini,
tuoni, tempeste, inabissatemi. Terra, spalancati sotto i miei piedi. Maria,
dunque feci male ad ucciderti? Maria, dunque mi odii? Io non ti sono piú
marito? Tu non mi sei piú moglie? La morte, tu dicesti, distrugge tutto? Ma io
non sono persuaso ancora; dammi altra prova; dimmi ciò ch'è noto unicamente
agli Angeli in cielo, ed a noi in terra; dimmi le parole che mi susurravi nei
nostri pochi giorni felici al momento di baciarmi, e baciami a quel modo.
Rosa — Infelice! che mai
chiedi? Accòstati: io ti prendeva per l'orecchie, quasi che il tuo volto fosse
stato una coppa a due manici, e baciandoti io diceva: Giuseppe, ora bevo nella
coppa dell'amore (Lo bacia).
Giuseppe — Ahi! (Cade
a terra. Rosa cade pure, ma tosto mette un lungo gemito, e si rialza).
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