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Vincenzo Padula
Antonello capobrigante calabrese

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  • ATTO IV
    • SCENA XI   Maresciallo, Capocivico, un tamburino e detti
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SCENA XI

 

Maresciallo, Capocivico, un tamburino e detti

 

Maresciallo — Qua la mano, Antonello; Sbarra, un amplesso; Corina, un bacio; bravi figliuoli, un saluto a tutti voi. Aprite bene le orecchie, pensate alla clemenza del re, e ponetevi in ginocchio. (Legge) “Venuti nella Provincia di Cosenza abbiamo veduto con alto rincrescimento che un pugno di briganti capitanati dal famoso Antonello, e traviati dall'empie dottrine fochisteviii, comuninistiche e socialistiche, sovversive del trono e dell'altare, alimenta il fuoco della ribellione. Ad occorrere a tanto male ed obbedire alla nostra innata clemenza, accordiamo pieno perdono, ed obblío del passato ad Antonello e compagni, a patto di uscire dalla loro Provincia. Sceglieranno il domicilio in qualunque isola del Regno, recheranno l'armi dovunque, ed il Governo assegnerà a ciascuno un vitalizio di trecento docati all'anno, acciocché la miseria non gli ritorni all'antiche abitudini. Tali concessioni s'intendono come non fatte, se a capo di otto giorni non si presenteranno in Cosenza innanzi ai magistrati. — Cosenza 18 luglio 1844. — Firmato per il Re Ferdinando II. Il suo Commissario”.

BrigantiViva il Re Ferdinando II!

Maresciallo — Ed ora, Antonello, dubiti piú oltre di noi? Abbiamo o no attenuta la parola?

AntonelloCompagni, ecco il tradimento da me ordito.

BrigantiViva Antonello! (Ad ogni grido dei banditi il tamburino nel tamburo).

AntonelloCompagni, noi rinasciamo in questo giorno. Ci stanno innanzi nuove terre, dove potremo far dimenticare il passato. Lasciamo qui i pericoli ed i delitti, e facciamo che una metà di nostra vita pesi meno dell'altra nella bilancia della Provvidenza.

BrigantiViva Antonello!

 




viii Nei moti del 1848 gli ufficiali del governo davano ai liberali il nome di teste riscaldate; ma i borbonici della mia provincia per crescerne la reità gli appellarono fochisti, e comunisti. Ed io, e mille altri con me, fummo accusati e perseguitati per tali. E i comunisti vi erano davvero; ma (e veggasi di grazia scellerata confusione di nomi e d'idee!) eglino non voleano altro che revindicare ai Comuni le vaste tenute usurpate dai grandi proprietarii, che non aveano lasciato all'infinita turba dei braccianti un palmo di terra, che potessero coltivare. E sedati quei moti del 1848, il governo borbonico, conoscendone la giustizia, mandò quell'integerrimo uomo, che si addimanda Pasquale Barletta, a riconoscere l'usurpazioni avvenute nell'agro Silano. Di che molto bene sarebbe venuto, se l'operazioni del Barletta non fossero state interrotte al 1860 dalle nuove sorti d'Italia. La quistione Silana è stata finalmente risoluta dal Parlamento, ma non credo in modo che abbia appieno soddisfatto ai voti dei Casali Cosentini. Ma il male non sta qui: il male è negli altri Comuni, i cui terreni sotto l'attuale governo sono stati, piú che non fossero sotto i Borboni, a mano franca usurpati. E le usurpazioni continuano; perché ogni proprietario, visto che l'Italia si è fatta con le annessioni, ha voluto seguire il medesimo metodo, ed ha annesso ai suoi fondi prossimi terreni comunali. Ed il bello è che ora i Comuni pagano l'imposta fondiaria per terreni, che non posseggono piú.






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