SCENA
XI
Maresciallo, Capocivico,
un tamburino e detti
Maresciallo — Qua la mano,
Antonello; Sbarra, un amplesso; Corina, un bacio; bravi figliuoli, un saluto a
tutti voi. Aprite bene le orecchie, pensate alla clemenza del re, e ponetevi in
ginocchio. (Legge) “Venuti nella Provincia di Cosenza abbiamo veduto con
alto rincrescimento che un pugno di briganti capitanati dal famoso Antonello, e
traviati dall'empie dottrine fochisteviii,
comuninistiche e socialistiche, sovversive del trono e dell'altare,
alimenta il fuoco della ribellione. Ad occorrere a tanto male ed obbedire alla
nostra innata clemenza, accordiamo pieno perdono, ed obblío del passato ad
Antonello e compagni, a patto di uscire dalla loro Provincia. Sceglieranno il
domicilio in qualunque isola del Regno, recheranno l'armi dovunque, ed il
Governo assegnerà a ciascuno un vitalizio di trecento docati all'anno,
acciocché la miseria non gli ritorni all'antiche abitudini. Tali concessioni
s'intendono come non fatte, se a capo di otto giorni non si presenteranno in
Cosenza innanzi ai magistrati. — Cosenza 18 luglio 1844. — Firmato per il Re
Ferdinando II. Il suo Commissario”.
Briganti — Viva il Re
Ferdinando II!
Maresciallo — Ed ora,
Antonello, dubiti piú oltre di noi? Abbiamo sí o no attenuta la parola?
Antonello — Compagni,
ecco il tradimento da me ordito.
Briganti — Viva
Antonello! (Ad ogni grido dei banditi il tamburino dà nel tamburo).
Antonello — Compagni, noi
rinasciamo in questo giorno. Ci stanno innanzi nuove terre, dove potremo far
dimenticare il passato. Lasciamo qui i pericoli ed i delitti, e facciamo che una
metà di nostra vita pesi meno dell'altra nella bilancia della Provvidenza.
Briganti — Viva
Antonello!
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