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Vincenzo Padula
Antonello capobrigante calabrese

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  • ATTO V
    • SCENA I
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SCENA I

 

Pacchione — I briganti dormono e voglio ritrarne le sembianze. Giacché il mio perverso destino non mi ha creduto degno di morire per la libertà gridando Viva l'Italia; giacché da un momento all'altro l'esecrata grazia del Borbone mi manderà via dal carcere e da questo paese, dove nella valle di Rovito lascio, prive d'un memore sasso, ma non incompiante, voi, santissime ossa dei miei fratelli, amo tra gli altri miei dolorosi ricordi portar meco l'immagine dei briganti di Calabria. O bizzarro destino! il bene e 'l male sono dunque nomi vani per te, che accomuni la sorte del virtuoso e dell'assassino, dell'eroe e del brigante? In questa medesima stanza dimorarono i fratelli Bandiera e i loro compagni, ed ora vi riposano masnadieri, e dove morirono gli uni, domani forse morranno gli altri. O Dio, tu vi sei certo e sei giusto; ma alla mia fantasia di artista ripugna il pensiero che il borratello di Rovito, che si tinse del piú nobile sangue d'Italia, riceva adesso quello dei ladri. Che belle sembianze! Che energia! Che fierezza nei muscoli di quei volti! Che terribili soldati dell'indipendenza non sarebbero questi poveri calabresi, se la trista signoria dei Borboni non ne facesse dei briganti! ix Il Cappuccino mi ha detto che il primo siasi confessato, che il secondo intenda confessarsi, e solo colui di mezzo non abbia voluto saperne. Nondimeno tutti e tre dormono egualmente; ma paiono tranquilli, e non sono. Ecco! la placida forza del sonno non ha potuto sciogliere le loro mani: i pugni serrati e contratti accusano la stanchezza degli animi. Mettiamoci al lavoro.

Antonello(Si sveglia, e senz'accorgersi di Pacchione, si leva: contempla l'un dopo l'altro i compagni, si piega sopra Corina e lo bacia).

Corina(Dormendo) Baciatemi, care ragazze; i corpetti ve li darò.

AntonelloPovero Corina! sempre d'un modo. (Si piega sopra Sbarra e lo bacia).

Sbarra — Oh! che vuoi, Antonello?

Antonello — Tu eri in dormiveglia, mio caro Sbarra?

Sbarra: stavo cosí a recarmi a memoria molti altri peccati, che non ho detto al Confessore. E tu che cerchi?

Antonello — E che altro posso cercare se non il tuo perdono?

Sbarra — Il mio perdono! E perché, capitano?

Antonello — O Sbarra, e mi domandi perché? Io vi ho tradito, io per la mia balordaggine vi porto cosí giovani accaprettati al patibolo. Ah! morrei mille volte a patto di vedervi liberi. Tutto darei, anche la salute dell'anima mia. E sonno non mi è sceso sugli occhi, pensando che voi mi dormivate accanto come due agnelli destinati alla beccheria, voi che foste due leoni accanto a me. E mi sono levato... ed ho sentito il bisogno di baciarvi, di unire i vostri vecchi amici volti al mio, e chiedervi perdono.

Sbarra(Si gitta nelle braccia di Antonello).

Antonello — Ah! fratello mio, chi dovea dirci che ci saremmo abbracciati cosí? Vedi: io piango; ed è la prima volta alla mia vita; ma sentivo bisogno di questo sfogo... E tu, Sbarra, anche piangi? Oh! lascia che le mie lacrime sgocciolino su questo amato capo, dove non entrò mai un sospetto ingiurioso all'infelice Antonello.

Corina(Svegliandosi) Chi piange cosí? Sbarra, ti veggo gli occhi inumiditi: che diavolo ti avvenne?

Sbarra — A me nulla: ma Antonello è venuto a baciarci entrambi nel sonno, e a chiedermi perdono di ciò, che non è colpa sua.

Antonello, Corina: e tu mi concedi il tuo assieme con un bacio?

CorinaVa via, né cercare di commuovermi il cuore, perché, ti dico io, cuore non ne ho. Il bacio non tel do, perché ancora non son degno di te; ma abbi pazienza ed aspetta. Di perdono poi non occorre parlare; un Cristo fu tradito, che meraviglia che sii stato tradito anche tu? Solo (e maledetta sia l'ora che nacqui!) non ci dovevi permettere di deporre l'armi. Oh! se ci fossero rimasti i nostri bravi schioppi!

Antonello — E tu perché lasciasti il tuo?

Corina — Non ne avevo bisogno, bello mio. Io vado sempre armato, nacqui armato, morrò armato, sono armato al momento.

Antonello — Di denti?

Corina — Di denti, , di denti.

Antonello — Ma dopo mille promesse e giuramenti potevamo noi dubitare? E mentre l'Intendente ci teneva seco a banchetto e ci colmava di carezze, chi avrebbe supposto che cinquanta gendarmi sarebbero entrati ad un tratto a porne le mani addosso?

Pacchione — Oh l'infame!

Antonello — ( Volgendosi ed avvedendosi per la prima volta di Pacchione). Or chi sei tu, che standoci alle spalle ci conti le lacrime e ci spii i pensieri?

Pacchione — Un uomo che vi compiange.

Antonello — D'uomo, che non conosco e non amo, il compianto mi offende. Neppure, perdio! lasciarci tranquilli negli ultimi momenti... Donde sei tu?

Pacchione — Di Bologna.

Antonello — Il tuo nome?

PacchionePacchione.

Antonello — Che fai qui?

Pacchione — Son prigioniero.

Antonello — Per che delitto?

Pacchione — Ero compagno ai fratelli Bandiera.

Antonello — Oh! che dite, signore? Voi compagno di Attilio e di Emilio Bandiera? Tornate a dirmelo di nuovo.

Pacchione, buon uomo, ero loro compagno, e la volontà del vostro re mi ha negato la fortuna di accompagnarli nella morte..

AntonelloCorina, Sbarra, udite? Ah! Signore, permettete ai miei compagni ed a me di baciarvi la mano. Ma no! siamo briganti, vi rechereste ad onta il nostro omaggio; anche il vostro capo ci respinse, quand'io me gli offersi -pronto ad assalire questa prigione, e liberare lui, e voi tutti.

Pacchione — Che? saresti tu Antonello?

Antonello; e piansí nel veder rifiutato il mio braccio: pure volea vederlo, e lo vidi. Ponendomi a pericolo di vita, venni qui in Cosenza e mi confusi nella folla presso al luogo del supplizio. Ed egli passò. Passò ritto, e sereno innanzi a tutti, e, passando, i suoi occhi s'incontrarono coi miei; e da indi in qua mi ho veduto sempre innanzi quegli occhi risplendere nelle tenebre, come stelle sopra un monte lontano, da cui fossi diviso per un abisso. E mi caddero le braccia, e mi sentii mesto e stanco, e le foreste non mi parvero piú belle, e la vita di brigante mi sembrò orribile; e volli presentarmi; perché, vedete, signore, io diceva a me stesso: Egli era nelle mani dei magistrati, e non volle fuggire; io non vi sono, e voglio andarvi. E mi pareva, che cosí facendo mi sarei avvicinato a lui, a quegli occhi, che io vedeva lontano; e che tornando in città, invece dell'orribile tradimento che m'ha colto coi compagni, avrei trovato pace.

Pacchione — Mio Dio, perdona se in un momento d'angoscia ho dubitato di te. No! la virtú non è infelice; tu la coroni, tu la premii, e le concedi il potere che morendo in croce tu avesti. Ecco! l'anima dei Bandiera ha redento un'altr'anima; il sangue dei miei martiri compagni comincia a dare i suoi frutti. Accòstati, Antonello; accostatevi anche voi, unitevi tra le mie braccia. (Corina resta al suo posto, e guarda Pacchione sogghignando) Oh sentite! io nato nell'Italia settentrionale abbraccio voi, figli del mezzogiorno; e verrà tempo che tutti i miei fratelli abbracceranno i vostri fratelli. E come potrebb'essere altrimenti? Le piú nobili vittime son cadute, e nel loro sangue da tutti i punti d'Italia verranno i giovani a tingere le loro camicie, per poi unirsi come fascio di folgori, e cacciare via i tiranni di nostra bell'Italia. Antonello, tu piangi?

AntonelloPiango di gioja: queste vostre parole mi fanno molto bene.

Pacchione — E questa gioja è la pace che speravi trovare. Il pensiero dei Bandiera ti spinse a presentarti, e non ti dispiaccia di essere stato tradito. Fummo traditi anche noi.

 




ix L'esistenza del brigantaggio sotto l'attuale governo prova che non può recarsene la causa a quello solamente dei Borboni. Esso è un effetto necessario delle condizioni naturali, economiche e morali della Calabria, e precipua tra queste è il feudalismo e l'arbitrio, e la prepotenza baronale che vi esistono tutta via, se non di nome, di fatto. Non è il bisogno che spinge il calabrese al brigantaggio; ché nessuno uomo è altrove o piú parco, o piú sobrio, o piú paziente e rassegnato di lui; ma son gli oltraggi ricevuti, ma son le ingiustizie patite che gli consigliano la vita del malandrino. Quella di Giuseppe raccontata in questo dramma è in tre quarti dei casi la storia d'ogni brigante.






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