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Vincenzo Padula
Antonello capobrigante calabrese

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  • ATTO V
    • SCENA VI   il Maresciallo, il Capocivico, e Detto
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SCENA VI

 

il Maresciallo, il Capocivico, e Detto

 

Maresciallo} —

Capocivico} — È permesso?

CorinaTiratevi avanti, miei buoni amici, siete sempre i benvenuti.

MarescialloVedi Corina, come due giorni son bastati ad invecchiarmi. Sono antico ed onorato militare, e il pensiero che chi non mi conosce possa credermi traditore mi rode l'animo.

Corina — E che v'importa ciò che potran dire gli sciocchi? Il tradito son io, ed io so tutto. Non crediate già ch'io sia un bambino.

Capocivico — Anzi!

Corina — E so che tutta la colpa è dell'avvocato, che ingannò voi e noi.

Maresciallo — Ed io, te lo giuro, gliela farò vedere. Il tristo si è imbucato, ma come caccerà il capo fuori, glielo taglierò dovunque lo incontri. Lo farò, od io non son io.

Corina — Non uccidere nessuno, mio caro Maresciallo: io gli ho perdonato. Non vo' dannarmi l'anima, ed intendo di morire in pace con tutti. Ah no! Non l'avvocato, ma Dio mi tradisce, perché io, scellerato che fui, tradii lui. E non ha egli detto che chi uccide di coltello, deve morire di coltello? La mia morte è giusta, e per crudele che possa essere, sarà sempre da meno dei miei meriti. (Piange).

Maresciallo — Ma perché ti metti a piangere? L'Intendente ha implorato per telegrafo la vostra grazia, e dovete sperare.

Corina — Io non ho che farmene della grazia del re; voglio quella di Dio. Ahimé! l'inferno mi s'apre sotto i piedi, il diavolo dagli occhi di bragia mi attende col suo raffio in mano, e Padr'Antonio, l'uomo piú santo e dotto, s'altri ve n'è, m'ha detto, ch'ei non basta dire Signore! Signore! per andare in Cielo, ma ci vogliono opere buone; ed io (oh me infelice!) avrei il modo da farle, ma non posso.

Maresciallo — Che intendi dire?

CorinaIntendo dire che io ho rubato, ammazzato, ribaldeggiato; e se potessi del mio denaro parte restituire a chi l'ho tolto, e parte spendere in elemosine, io purgherei le mie colpe.

Maresciallo — E tu spendilo.

CorinaSpendilo! E come volete che io pigli il mio denaro se sono prigioniero!

MarescialloManda altri invece tua.

Corina — Ah! voi medesimi diceste dianzi ch'io non sia un bambino: e quel denaro ho saputo cosí nascondere, che neanco il diavolo lo troverebbe facilmente. O miei cari amici, cercate ad ottenermi dall'Intendente licenza di condurmi per un giorno, accompagnato da quanti gendarmi vorrà lui, in campagna.

Maresciallo — Ciò non si può.

Corina — È vero; io già lo sapea che non si può, ma non credevo a me stesso, ed ho voluto chiederne a voi. Ventimila ducati, ventimila peccati! O me infelice! e dovranno perdersi, rimanere sepolti chi sa fino a quando sotterra... cadere in mano di qualcuno piú scellerato di me, che se la sbajoccherà alla mia barba… mentre io per non aver potuto farne elemosine starò a cuocermi eternamente nell'inferno! Ahi! Ahi! (Piange).

Maresciallo e CapocivicoPovero Corina, ci fai pietà; ma rivela il luogo all'Intendente, ed egli manderà tanti uomini a scavare nel luogo indicato, che troverà certo il tuo tesoro.

Corina — L'Intendente dite? Ma io non mi fido dell'Intendente.

MarescialloFidati dunque di Padr'Antonio: è uomo di coscienza.

Corina — Degli uomini di coscienza io dubito soprattutto. Padr'Antonio consiglia agli altri il bene, ma egli temo che nol faccia, e coi miei ventimila ducati farebbero cotenna i suoi torzoni, non già i poverelli.

Maresciallo — Ben ti apponi, Corina; tu sei molto avveduto. Ma dunque che ha da farsi?

Corina — Io faceva assegnamento su di voi, ma...

Maresciallo — Che vuol dire quel ma?

CorinaMenatemi buono il parlar libero; ma io temo di voi quello che di Padr'Antonio.

Maresciallo — Ed io ti chieggo lo stesso, e ti dico alla mia volta che mille ducati mi bisognano, e me li piglierei; altri mille occorrono al nostro Capocivico, e se li piglierebbe del pari; ma del resto, giúraci, si farebbe il voler tuo.

Corina — Tanta sincerità mi piace, e voglio premiarla. Pigliatevi tremila ducati ciascuno: siete contenti?

Maresciallo; ed ora?

Corina — Ed ora vi dirò dove dorma il mio tesoro. Sapete la contrada Santa Barbara?

MarescialloSicuro.

CorinaSapete quei due grossi pini di dalla fiumara?

Maresciallo — E come no?

Corina — E l'enorme pietrone che sorge sulla sinistra della fiumara lo sapete?

Maresciallo — Senza dubbio.

Corina — Ebbene, io ho diviso il mio tesoro, dieci mila in un punto, dieci mila in un altro. Il nodo sta ad imbroccarli, ed ecco come si fa. Piantatevi dritti. Supponghiamo che voi siate i due pini, e questo scanno qui la pietra. Voi vi fermerete sulla pietra; poi guardando i pini camminerete innanzi a voi cinque passi e mezzo. Giunti qui, piglierete due pistole. Eccone una; avete voi l'altra? (Il Maresciallo gli la sua pistola) Grazie! Dunque uno di voi camminerà con una pistola alla destra, con una pistola alla sinistra; prenderà la mira nel centro dei due pini, poi devierà in fuori il braccio lentamente di un palmo dal punto di mira, e farà fuoco. Le due palle andranno a cadere nei due punti dov'è nascosto il mio tesoro.

MarescialloBravo, Corina! Avevi ragione a dire che difficilmente altri avrebbe potuto scovarlo.

Corina — Non vi movere ancora. Ci è ben altro a soggiungervi.

Maresciallo — Che cosa?

Corina — Che i traditori pari vostri debbono finire cosí.

(Spara le due pistole; il Maresciallo e il Capocivico cadono morti).

 




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