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Vincenzo Padula
Antonello capobrigante calabrese

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  • ATTO III
    • SCENA I   Brunetti legato in mezzo a due Briganti. Sbarra, Corina, e poi Don Peppe
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SCENA I

 

Brunetti legato in mezzo a due Briganti. Sbarra, Corina, e poi Don Peppe

 

CorinaAllegramente, Signor Brunetti. Qui siete in casa vostra: potete fare ciò che meglio vi garba, cantare, fischiare, vegliare, dormire, tutto insomma fuorché muovervi. Se vi muovete, i due angioli custodi, che vi stanno ai fianchi, vi faranno fuoco.

Brunetti — Questi due bravi giovani fanno una guardia inutile: io non ho nessuna voglia di fuggire; amo restare tra voi, finché vi piace, acquistarmi la vostr'amicizia, pagarvi l'incomodo che vi siete preso di venire a casa mia, e ritirarmi. Altro non desidero sul momento che vedere Antonello,

CorinaAntonello, e già tel dissi, fin da jer sera si è diviso da noi, ed oggi lo aspettiamo.

Brunetti — E dove andò?

Corina — In Cosenza.

Brunetti — In Cosenza?

Corina, in Cosenza: che vi trovi di strano? A tua moglie dicevi che desideravi anche tu di trovarti colà per goderti la morte dei Bandiera, che si buccinava dovesse seguire stamane. Antonello sentí il tuo medesimo desiderio, e si condusse in Cosenza.

Brunetti — Oh mio Dio! a che pericolo si è messo! Antonello è il fiore dei galantuomini, e temo assai per la sua vita.

CorinaBah! la sua vita è piú sicura della tua. Ei si straveste, cangia gli abiti briganteschi con quelli del galantuomo, ed a fianco del suo avvocato entra nel caffè, e prende il gelato; nelle chiese, e sente messa; nel teatro, ed applaude alla prima donna; e se qualche curioso chiede: Chi è costui?, l'avvocato risponde: È un mio cliente dei Casali; né le domande vanno piú in .

Brunetti — Ah! dev'esser onesto molto, e molto fedele cotesto avvocato?

Corina — È un galantuomo della tua risma, signor Brunetti; con questo però che tu apri la mano, ed egli la stringe, tu versi il denaro a noi, e noi lo versiamo a lui.

Brunetti — Ciò si capisce; ed io pure vorrei mettermi in corrispondenza con voi, e prestarvi i medesimi servigi. Liberatemi, e siate certi che la mia protezione vi servirà in piú d'una cosa.

Corina — Di ciò parleremo un'altra volta. Per ora, vedi bene, metà del tuo denaro dev'andare nelle mani dell'avvocato e di parecchi altri amici; e la tua signora pare che non abbia troppa voglia di mandarlo.

BrunettiPovera moglie! che volete che faccia una donna? Io sono asciutto, io vivacchio, e Dio lo sa; ed ella, per raggranellare la piú piccola somma, deve picchiare a piú d'un uscio. La vostr'impazienza è giusta; ma fate una cosa, tenetevi pegno mio figlio, e liberate me, e vi giuro che un'ora dopo avrete il denaro.

Sbarra — Il denaro è venuto. Ecco Don Peppe con un mulo carico a questa volta.

Don Peppe — Buon giorno, e ben trovati. Padrone, vi bacio la mano: come state?

Brunetti — Oh! abbracciami, Don Peppe. Tu sempre mi fosti servo fedele ed affezionato. Or vedi a che termini mi trovi? Tu conosci questi signori, e puoi ben dir loro quanto io sia povero, e che non meritavo questo tiro. Ajutami, mio buono ed amoroso Don Peppe, e come sarò libero avrò sempre a mente quanto hai fatto e sei per fare per me. E mia moglie come se la passa? A me non pesa il mio stato, ma il suo. Piange, n'è vero? Ah! noi fummo sempre due anime in un nòcciolo! Quella è un angelo..

Don Peppe — Ella ti saluta, e s'ha spiccato insino agli orecchini per riscattarti. Signori, a chi debbo consegnare la roba, perché mi sciogliate il padrone?

Sbarra — A me. Assente Antonello, fo' io da capo.

Don PeppeVuotate dunque quel cestone. Vi sono caciocavalli, e salami, vini forestieri, rosolii e confetture. In quell'altro troverete un desinare per tutti voi.

CorinaBravo! Quante cose! Che belle cose! Che fumo! Che odore! E questa che diamin è?

Brunetti — È una croccante.

Corina — Una croccante! Ed ho quarant'anni, né ancora avevo inteso questa parola; sicché, se non mi facevo brigante m'era forza morire da bestia, ignorando che fosse una croccante. E quest'altra?

BrunettiSpuma di patate.

Corina — Delle patate proprio, che cavansi di sotterra?

Brunetti — Di quelle proprio.

Corina — Di quelle, ch'io mille volte ho piantato, lessato, mangiato co' miei porci?

Brunetti — Né piú, né meno.

Corina — Ma che di particolare avete voi altri ricchi fatto a quel caro Cristo, perché serbate a voi soli siano queste vivande cosí squisite? E li dentro che avete, Don Peppe?

Don PeppeAbiti e biancherie che la padrona manda al padrone, ed al padroncino.

CorinaVediamo. A garbo questa berrettina! Signor Brunetti, fatene venir dodici della stessa fatta per me ed i compagni.

Brunetti — È impossibile.

Corina — O perché

Brunetti — Perché non si trovano a comprare presso i mercanti. Cotesta è lavoro di Erminia!

Corina — Chi è cotesta Erminia?

Brunetti — Mia moglie.

CorinaDon Peppe, di' ad Erminiavi che ci lavori dodici berrette. — Questa per ora resta a me. Quel soprabito voglio pure indossarlo io: (se lo mette) mi piace farla da galantuomo, e schiacciare una dormita sotto un pino con un soprabito di segovia addosso. E queste camicie come son fine! Miei cari compagni, le cedo tutte a voi; e voi date le vostre di ginestra al signor Brunetti. È giusto ch'egli conosca come le vi pungano le carni. E quel panierino?

Don Peppe — È del padroncino.

CorinaVediamo che ha dentro.

SbarraLascialo, Corina. Quell'innocente creatura deve ricevere intatto il regalo di sua madre. Il denaro, Don Peppe, il denaro dov'è?

Don Peppe — In questo sacchetto. Son quattromila docati: contateli.

Brunetti — Ma donde diavolo mia moglie ha scovato questa somma? Io non avea tre soldi in dieci casse; e Dio sa che pasticci di obbligazioni c'ha dovuto contrarre. O amici miei, non potete immaginarvi quanto sia melensa. Quattromila docati son la vita di un uomo, son tutto il mio asse; e che mi cale della libertà, se quindi innanzi sarò costretto a vivere d'accatto?

SbarraCompagni, di questi quattromila docati, due spettano ad Antonello, mille e cinquecento a noi, e cinquecento agli amici. Quando vi è allegrezza per noi, bisogna che scialino tutti. Prendi e va (ad un brigante): ogni contadino, che incontri, abbia un ducato. Corina, a te questa borsa.

Corina — A me? E che bisogno ho io di denaro? Don Peppe, Don Peppe, pensasti pel tuo povero Corina? Gli procacciasti le pollastre?

 

Son nato piccolino e innamorato:

Una ne amai, né la potetti avere.

Io dalla pena ne caddi ammalato,

Ella lo seppe, e vennemi a vedere.

Dentro la bocca mi portò un granato,

E due pomi nel sen ch'era un piacere,

E mi disse: Rinfrescati, o malato,

E morire di amor deh! non volere.

 

Ma io voglio morire. Don Peppe, dove sono i granati? Dove sono i pomi? Ecco io son ricco; ma ho da salarmela questa borsa, se non ho pomi e granati? (Don Peppe esce) Bravo! con promettergli sempre due palle in fronte, io ottengo da Don Peppe tutto ciò che desidero. Ora vedrai, signor Brunetti, un grazioso spettacolo. Anche noi poveri briganti abbiamo i nostri spassi.

BrunettiVedrò quel tu vuoi; ma levami d'un dubbio. Ieri, quando foste alla mia mandra, quanti castrati vi pigliaste?

Corina — Uno.

Brunetti — Ecco! quello che io appunto pensavo. E il mariuolo mi parlava di trenta! Va bene, Don Peppe: vi sarà tempo a rifare i conti.

 




vi Alle nostre signore si della Donna; ma il calabrese (e ciò è vero di tutti gli uomini di ogni luogo), che nel bisogno e nella paura ti lecca le zampe, pone da banda ogni rispetto quando ti si trova a vantaggio, per rifarsi dell'umiliazioni patite. E qui il brigante dice Erminia invece di Donn'Erminia, come se parlasse d'una ciammèngola.






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