SCENA
V
Antonello, il
Maresciallo, il Capocivico e detti
Maresciallo — Ah! Ah!
corpo di Bacco! E dopo tante prove di amicizia potete dubitare di noi? Bisogna
dire che i tuoi compagni abbiano paura.
Antonello — Paura no,
prudenza; e per darvene una prova anch'io, vi prego a deporre le armi.
Maresciallo — Sospettoso!
e tu perché le ritieni?
Antonello — Sono in casa
mia, e rispetto le leggi dell'ospitalità. E cosí, che avete a dirmi?
Maresciallo — Può udirne
alcuno?
Antonello — Corina,
ritirati coi tuoi amori (Corina e le donne vanno via).
Maresciallo — Parlerò
dunque. Antonello, noi tutti amici tuoi siamo a rischio di vita, e tu solo puoi
salvarci.
Antonello — E come?
Maresciallo — Dopo uccisi
i Bandiera, il governo vuol farla finita coi briganti, confondere i due sangui,
e dare ad intendere alle potenze d'Europa che gli uni e gli altri erano la medesima
cosa. Insomma, si vuol pacificare la provincia; un commissario regio con alti
poteri è venuto da Napoli; e questi fittosi in capo che gli ufficiali civili e
militari siano di balla coi briganti, diffida di noi, dell'Intendente, di
tutti, e ci troviamo sopra un abisso.
Antonello — Cadeteci. Ci
avevate a pensar prima.
Maresciallo — E ti sta
bene parlare cosí, quando quell'abisso ci è stato aperto dall'amicizia per te?
Antonello — Dite meglio
dal mio denaro. Vi può essere amicizia tra noi? Io son certo che voi non amate
me, perché sento che io non amo voi.
Maresciallo — Ma perdio!
cotesto parlare c'insulta, e m'è forza ricordarmi di tutta la mia amicizia per
te, perché io vi passi sopra, e ti perdoni questo momento di malumore.
Antonello — Perdonar me?
Da senno, signor Maresciallo? A me occorre il perdono di Dio, quello degli
uomini no 'l curo, il tuo lo disprezzo. Io combatto il governo, tu lo tradisci:
chi è piú vile di noi? Io rubo per vivere, tu vivi per farmi rubare: chi è piú
ladro di noi?
Maresciallo — Capocivico,
battiamo la ritirata.
Capocivico — Ma, perché
pigliate fuoco cosí subito? Disse bene chi somigliò le parole alle ciriegge,
che l'una si tira dietro l'altra. Antonello stima te, tu stimi lui, e nondimeno
siete per venire alle brutte, perché tu (Maresciallo mio, perdonami) non sai
spiegarti. Calmati un po', mio buon Antonello, e rispondimi schietto. Ti piace
la vitaccia che fai?
Antonello — No.
Capocivico — Ti piace di
essere ribandito, e tornartene a casa tua, amato, e rispettato da tutti?
Antonello — Sicuro.
Capocivico — Ricòmprati
dunque il capo con quello dei tuoi compagni, e confessando al governo di
esserti disposto a far ciò, grazie ai nostri consigli, salverai te e noi ad un
tratto.
Antonello — O vile, sí
male adunque tu conosci Antonello? Io porre i compagni in mano al carnefice
come mandria di agnelli? Andate. Sprezzo l'arti dei traditori. Sono stanco
infine, e vergognoso per giunta di riconoscere dall'oro, che vi profondo, la
mia tranquillità. Faccia ognuno il suo dovere. Il mio si è quello di difendere
la mia, e la vita dei compagni; e la difenderò finché in questa Sila resti in
piedi un sol pino. Il vostro è di darmi la caccia, e datela. Io stesso ve la
chiedo: cosí e voi vi scolperete col governo né io sarò piú l'ignobile
stromento delle vendette e dell'avidità vostra.
Maresciallo — Ma fermo
là, per amor del cielo; non tirare piú a scaglia, e rovescia il mortaio. Tu hai
frainteso il Capocivico, o mio bravo, o mio caro Antonello. E chi ti consiglia
a tradire i compagni? Presèntati solamente con loro in mano nostra; dànne
quest'onore, e cosí ci salverai; e noi salvati salveremo te.
Antonello — Ah! Ah! Ah!
Sicché vorreste ripetere sulla mia persona la comica scena rappresentata in
tutti i tempi dai galantuomini a danno dei briganti? Mi fate voi cosí semplice?
Dopo aver servito alle vostre vendette a prezzo della mia coscienza, dovrei
pure a quello della vita formar per voi di mia spontanea presentazione un
titolo di merito, e soffrire che il governo dia d'un tratto la forca a me, ed
una medaglia di cavaliere a voi... a voi che meritate la forca piú di me? Ah se
dovessi pur farlo, non a voi, ma al Commissario Regio, mi presenterei: a lui
solo, capite? E vorrei dirgli: Signore, vi han detto che Antonello abbia
commesso mille omicidii, e mille furti, e non è vero. Un sol nemico io mi ebbi,
e lo spensi; né, facendo il brigante, la mia borsa n'è divenuta piú pesa. Ah!
io ho ucciso per gli altri, io ho rubato per gli altri. Gira un po' la
Calabria, e in ogni terra e villaggio troverai uno, o due galantuomini, la cui
vita è un delitto, la cui rapida fortuna è un arcano. La loro prepotenza crea i
briganti, la loro avarizia li sostiene. Costoro che, cittadino onesto, mi
avrebbero calpestato, brigante mi hanno protetto. Ho cenato, ho dormito con
loro; e per essi ho ucciso, per essi ho rubato. Di està percorrea la
campagna, d'inverno mi recava in città nelle case migliori: colà buona tavola,
colà buono letto, colà la mia druda; e, venendovi per motivo di visita qualche
generale, o colonnello, o altri, io dalla stanza dove mi stava appiattato ne
sentivo i discorsi, e gli sciocchi disegni che meditavano per avermi in mano.
Ad aprile ne uscivo, e col primo sequestro pagavo l'ospitalità ricevuta. — Cosí
e piú di cosí gli direi, miei bravi signori. O Antonello, Antonello, bisogna
che ti credano il fior dei gonzi per proporti di presentarti in mano loro con
la promessa che in seguito si occuperebbero del tuo sprigionamento.
Maresciallo — Ma corpo di
mille cannoni! parlo dunque a sordo io? T'ho detto io forse che presentandoti
andresti in carcere? Tu non devi far altro che imporre i patti, onde intendi
presentarti, e dichiarare insieme di esserti a ciò disposto per le nostre
minacce: sei contento? Cosí tu salvi te, cosí tu salvi noi. Risolviti dunque,
ed abbi per certo che i patti, che imporrai, ti saranno appunto appunto tenuti.
Antonello — Davvero? E
sapete voi i miei patti?
Maresciallo — No; ma
siano qualunque, giuro su questi spallini onorati, che ti saranno attesi.
Antonello — Buono. Io
voglio dunque un largo salvocondotto per un mese a me ed ai compagni, facoltà
di portare l'armi dovunque, esilio in un'isola del regno, una pensione
alimentaria a vita, e perdono assoluto.
Maresciallo — Ci è altro?
Antonello — No.
Maresciallo — E domani
avrai tutto ciò promesso e sottoscritto dal Regio Commissario.
Antonello — Tu canzoni,
Maresciallo. E vuoi che io mi abbandoni ciecamente a voi, e sappia distinguere
se la sottoscrizione sia o no del Commissario Regio?
Capocivico — L'osservazione
è giusta.
Maresciallo — Lo veggo
anch'io. Ma che fare, s'egli non si crede in noi?... Aspettate. Mi pare... non
lo so certo... dico perciò mi pare... che voi, caro Antonello, abbiate in
Cosenza un avvocato di cui non vi diffidate. È vero, o no?
Antonello — Stravero.
Maresciallo — Scrivetene
dunque a lui, che faccia le vostre veci innanzi al Commissario. Vi saremo noi e
l'Intendente; e presentatevi soltanto allora che il vostro avvocato vi avrà
rimesso il salvocondotto.
Antonello — Lasciatemici
riflettere. (Il Maresciallo e 'l Capocivico escono).
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