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Vincenzo Padula
Antonello capobrigante calabrese

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  • ATTO III
    • SCENA IX   Giuseppe e detti
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SCENA IX

 

Giuseppe e detti

 

BrunettiAntonello, una parola. Or non temo, non spero, non prego piú, e posso dirti a viso aperto che sei vile e traditore. Col chiedermi e pigliarti il mio denaro ti sei indirettamente obbligato a mandarmene libero. Or mi togli la vita, e sei traditore; or mi togli la vita, e sei vile, e ti fan paura le minacce del Capocivico, e del Maresciallo. Essi qui han veduto me prigioniero; io qui ho veduto loro in colloquio con te. Temono ch'io parli, e ti han detto: Uccidilo, e danne parte del suo danaro. La mia colpa è di averli veduti; ma ricordati che ciò che si semina, si miete; tu tradisci me, ed eglino tradiranno te: quei due birbanti io li conosco. O Antonello, apri gli occhi. Liberami, ed avrò acqua in bocca; liberami, e ti terrò mano in ogni cosa. Se ho abusato del mio potere, non abusare tu del tuo. Dio ci vede, e devi temerlo.

Antonello — Questo terribile nome ti sta male sul labbro. Giuseppe, attengo la mia promessa: quell'uomo è tuo.

GiuseppeGrazie. Amici miei, lasciatemi solo. (Escono tutti).

 




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